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“Conoscere e gustare il burro”: curiosità, storia e ricette…Tutto ciò che c’è da sapere su questo alimento raccontato nel nuovo libro di Renzo Pellati

burro

Il burro è più grasso dell’olio? Cos’è la margarina? I grassi animali fanno davvero male? I condimenti sono da eliminare? Rispondendo a questi e altri interrogativi nelle pagine del suo nuovo libro “Conoscere e gustare il burro”, Renzo Pellati vuole sfatare miti e pregiudizi ormai radicati e legati a questo alimento.

Secondo l’autore, specialista in Scienza dell’alimentazione e igiene e noto divulgatore scientifico, la composizione del burro merita di essere conosciuta.  Oltre alla tanto temuta quota di grassi saturi, questo alimento contiene anche vitamine liposolubili, molecole ad azione antinfettiva, anticancerogena e psicodietetica. Ovviamente non bisogna abusarne. Sono interessanti anche i giudizi di esperti qualificati che riportano le conclusioni degli studi più recenti relativi ai dati sugli acidi grassi a catena corta (caratteristici del burro) che se consumati nella giusta misura (circa il 10% del fabbisogno energetico) contribuiscono a mantenere un buono stato di salute.

Dopo una prima parte scientifica, in cui l’autore spiega quali sono le esigenze dell’organismo umano in termini di nutrienti e fa una panoramica  sui grassi animali (panna, strutto, sego) e vegetali (olio di oliva, di semi, di palma, ecc…), la seconda parte del libro lascia spazio a 100 ricette che vedono l’immancabile contributo del burro e alle proposte di Chef gourmet. Nel libro non mancano i riferimenti storici che caratterizzano la scrittura di Pellati.

“Conoscere e gustare il burro. Con ricette squisite di rinomati Chef” di Renzo Pellati. ISBN: 9788878893207. Pagine 254. Daniela Piazza Editore.

  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Il burro è uno degli alimenti peggio bistrattati dell’ultimo secolo.
    Da fondamento dell’alimentazione umana da millenni è diventato una cosa da evitare con orrore e sostituire con porcherie quali la margarina, quella sì davvero dannosa.
    Considerate questo: quante volte si legge sulle confezioni la scritta “senza grassi idrogenati” mostrata con giusto orgoglio dai produttori?
    Ecco, la margarina è la regina dei grassi idrogenati, la capostipite di una serie di sostanze create artificialmente col solo scopo di sostituire il burro. L’idrogenazione genera dei grassi particolari detti “trans”, in quanto le loro molecole non sono orientate nello stesso verso dei grassi tradizionali. Cambiando la forma della molecola il corpo non è in grado di riconoscerla e metabolizzarla, quindi finisce nella circolazione e contribuisce alla formazione delle placche arteriose (e non è l’unico danno che fa). In natura questi grassi sono rarissimi ma lessi da qualche parte che per assumere la stessa dose di grassi trans contenuti in una merendina bisognerebbe bere 8 litri di latte intero.

    Addirittura la FDA vuole rimuovere i grassi idrogenati da tutti i prodotti alimentari.
    https://www.fda.gov/Food/NewsEvents/ConstituentUpdates/ucm449145.htm

    Personalmente, evviva il burro! Tra l’altro difficilmente se ne può abusare, dato che il grasso contribuisce naturalmente a generare il senso di sazietà.
    I grassi saturi non vanno assolutamente evitati ne tanto meno demonizzati, credo che qualsiasi nutrizionista oggi non prescriverebbe diete prive di grassi saturi (salvo, presumo, casi particolari).

    Dalla sinossi proposta dall’articolo il libro sembra interessante e favorevole all’uso del burro. Da tenere in considerazione. Per caso è disponibile anche in formato ebook?

  2. “Conoscere e gustare il burro”: conoscere sicuramente comprende sapere anche che il latte vaccino è una sostanza destinata per natura ai piccoli della mucca, non agli esseri umani e che quindi per farlo gustare nelle varie forme agli umani, si sottraggono con la forza i vitellini alle madri e il latte delle madri ai vitellini con notevole stress emotivo di entrambi.
    Che fine fanno i vitellini: sicuramente il libro ne parlerà.
    Come si ottiene così tanta produzione di latte da parte delle mucche: sicuramente il libro ne parlerà.
    Come vengono trattate, allevate, munte e come e quanto vivono le mucche da latte negli allevamenti : sicuramente il libro ne parlerà.
    Quali sono le conseguenze sull’ambiente degli allevamenti di mucche: sicuramente il libro ne parlerà.
    Quali sono le conseguenze del latte e derivati sulla salute dell’umano: sicuramente il libro ne parlerà.
    Ma se il libro non parla di tutto questo vuol dire che non fa ” conoscere” il burro ; se invece ne parla con correttezza e conclude comunque che l’umano ” gusta” il burro è solo una testimonianza in più che il proprio piacere è l’unico valore morale per l’uomo.

  3. Dionigi Angeli

    Gli argomenti della Sig.ra Torti sono interessanti ma appartengono all’etica, alla logica ma non al burro in quanto prodotto. io ricordo quando facevo merenda con pane burro e zucchero e mia madre comperava il latte con il secchiello che lasciava a riposare per fare affiorare la panna che poi versava in una bottiglia poi agitata fin che la panna diventava burro. poca igiene e molto rispetto per le mucche e i vitellini. Oggi non c’è rispetto per nessuno. tutto si fa per il guadagno lecito o illecito. Purtroppo non si tornerà più all’onestà di un tempo.
    Oggi ci sono le merendine piene di porcherie di ogni tipo i cui componenti non hanno rispetto per l’uomo stesso, per l’ambiente e altro. I supermercati mettono in vendita patatine di provenienza inglese di dubbio sapore e contro una logica di creare lavoro in Italia.
    Invece che prendersela con l’autore del libro sul burro suggerisca di fare uno studio e relativo libro sul comportamento dei produttori e sulla in formazione ai consumatori.

  4. Non ho assolutamente nessun motivo di “prendermela” con l’autore del libro, bensì rimango sempre molto delusa dalla mancanza di” consapevolezza” che l’uomo ha delle conseguenze delle proprie azioni.
    Un articolo a cura del Public Health Nutrition Research Group dell’University of Aberdeen, UK, molto interessante, apparso su “APPETITE” nel 2016 era intitolato: ” Eating like there’s no tomorrow. Public awareness of the environmental impact of food and reluctance to eat less meat as part of a sustainable diet”.
    Mangiare come non ci fosse un domani: questo è quello che la maggior parte delle persone fa nelle sue azioni, scelte, decisioni riguardo al cibo: esiste una vastissima letteratura seria e scientifica, anche da parte di istituzioni quali ONU, FAO, su tutto quello che riguarda le conseguenze etiche, ambientali, di salute di un determinato tipo di alimentazione.
    Ma acquisire consapevolezza costa fatica, mentre la riluttanza a cambiare no
    Come sostiene Claudio Pomo nel bellissimo e utillissimo libro COWSPIRACY :”Stiamo mangiando il pianeta, stiamo mangiando la nostra salute, stiamo mangiando le vite di miliardi di animali”
    Ma se non si vede, significa che non esiste!