Home / Lettere / Il Chinotto Crai non contiene frutta: solo acqua, zucchero, aromi e coloranti. È corretto? L’avvocato Dario Dongo e l’azienda rispondono ai dubbi di una lettrice

Il Chinotto Crai non contiene frutta: solo acqua, zucchero, aromi e coloranti. È corretto? L’avvocato Dario Dongo e l’azienda rispondono ai dubbi di una lettrice

chinottoDi recente ho notato che tra gli ingredienti del Chinotto (marca Crai), non figura in alcun modo il chinotto stesso. Ecco la lista degli ingredienti che ho copiato dall’etichetta: acqua, zucchero, anidride carbonica, coloranti e 150d, aromi, acidificanti: acido citrico e acido fosforico. A questo punto mi chiedo se sia lecita la denominazione del prodotto, o se invece sia ingannevole. Allego le immagini del prodotto che ho acquistato. Francesca

Ecco la risposta dell’azienda Crai Secom Spa

Abbiamo interpellato anche il nostro fornitore, e riteniamo che l’indicazione della nostra etichetta non sia ingannevole in quanto l’estratto di chinotto è presente tra gli ingredienti nell’ambito degli “aromi.” Vi precisiamo che stante il regolamento Reg. 1169/2004  (art. 18) non viene richiesta la specifica nella composizione del prodotto. Pertanto riteniamo che gli ingredienti siano esattamente indicati in etichetta e non possono indurre in errore nessuno.

Crai Secom Spa

Diverso il  parere dell’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare.

La bevanda in esame è soggetta in Italia a un’apposita normativa, il D.P.R. 19.5.58 n. 719, “Regolamento per la disciplina igienica della produzione e del commercio delle acque gassate e delle bibite analcoliche gassate e non gassate confezionate in recipienti chiusi”. Il D.P.R. 719/1958 dispone, all’articolo 5, che “le bibite analcoliche vendute con il nome di un frutto non a succo, ivi compreso il cedro e il chinotto, o con il nome della relativa pianta, debbono essere preparate con sostanze provenienti dal frutto o dalla pianta di cui alla denominazione”. Precisando altresì che alle suddette bibite “è consentita l’aggiunta di succhi di frutta e di sostanze aromatizzanti ed amaricanti naturali diverse dal frutto e dalla pianta a cui la denominazione si richiama”.

In ragione di quanto sopra, non appare legittimo l’impiego della denominazione “chinotto” su una bevanda che non contiene sostanze provenienti dal frutto o dalla pianta del relativo agrume. È altresì dubbia la correttezza della dicitura “senza aggiunta di conservanti”, considerato che a tale funzione possono variamente contribuire l’anidride carbonica e l’acido citrico impiegati nella bevanda.

Dario Dongo, FARE (info@fare.email)

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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8 Commenti

  1. Aggiungerei che la scritta aromi non è sufficiente. In quanto va specificato in etichetta di quale aroma si tratti.

    • No, non è così, aromi è sufficiente e sono da intendersi con tale denominazione quelli di sintesi, altresì troverebbe indicato aromi naturali.

  2. Se mi siedo a un bar e ordino un chinotto PRETENDO che il prodotto contenga una discreta percentuale di detto agrume e non solo acqua e aromi sintetici o anche in minima e insignificante percentuale di chinotto vero.

    • Corretto, è infatti ciò che ha prescritto il legislatore, non si può fare riferimento nella denominazione commerciale a un frutto, senza che tale o un suo derivato naturale (succo, concentrato ecc) siano presenti nella bevanda.

  3. scusate se non sono più preciso … ma non esiste anche la famosa regola del “ingrediente caratterizzante” ? che mi obbliga -visto che non ho scritto bevanda “al gusto” di chinotto bensì CHINOTTO – ad indicare in etichetta la percentuale di succo/estratto di chinotto ?
    Il paradosso è che sarebbero costretti a scrivere <> sai le risate :-))

  4. Molte aziende “raggirano” il problema indicando sul fronte dell’etichetta la dicitura “gusto”, e in denominazione legale sul retro “bevanda al gusto di chinotto”

  5. Aldilà dei problemi normativi riguardo la denominazione del prodotto che deve corrispondere almeno in parte al
    contenuto quindi agli ingerdienti,e questo è un problema/affare della repressione frodi.Ma dal punto di vista del consumatore,ci rendiamo conto di dove si puo arrivare da parte dell’industria( alimentare?).
    Un miscuglio di robbaccia che per la maggior parte non esiste in natura ma è creata appositamente dall’uomo per motivi “tecnici” di stabilità e gusto.
    La Crai a mi avviso sbaglia 2 volte,la prima quando mette tra le sue referenze questa bevanda, la 2a quando con stridore di unghie sugli specchi arriva persino a dire che il chinotto è presente tra gli aromi.
    Mah!

  6. Completamente fuori etica e logica, questo prodotto dichiaratamente artificiale in elenco ingredienti.
    “Aromi” senza specificare se naturali e/o estratti sono autodichiaratamente artificiali (natural-simili).
    Cosa c’entri poi il Chinotto e l’agrume di riferimento con questa bevanda è incomprensibile, anche per uno sprovveduto consumatore.
    Il minimo sindacale per questa produzione è almeno l’impiego di un’aroma naturale di Chinotto anche cinese, al posto di quello siciliano o ligure, perché sperare nell’estratto è forse chiedere veramente troppo.