Carne produzione video Data Gueule
Nel 2015 sono state prodotte 318,7 milioni di tonnellate di carne nel mondo

“Se la carne è debole, il suo impatto ambientale è forte”. Comincia così il breve video di 5 minuti realizzato dai francesi di Data Gueule e sottotitolato in italiano, sull’allevamento degli animali a scopo alimentare e sul consumo eccessivo di carne.

Nel filmato  viene detto  che solo nel 2015,  sono state prodotte ben 318,7 milioni di tonnellate di carne, allevando 66 miliardi di animali: il 25% in più rispetto al 2003. Questo aumento riflette una crescita dei consumi medi mondiali che continua a crescere (da circa 28 kg/anno pro capite del 1970 ai43 kg/anno del 2014, con picchi di oltre 70 nei paesi sviluppati). Le conseguenze di questo tipo di alimentazione – ricorda Data Gueule – sono un consumo di carne rossa elevato che aumenta il rischio di malattie cardiovascolari mentre quello delle carni trasformate aumenta il rischio di cancro.

Video carne emissioni Data Gueule
L’allevamento di animali per l’alimentazione umana è responsabile del 14,5% delle emissioni di gas serra

Il video ricorda  che gli allevamenti dei bovini, sono la causa del  il 14,5% delle emissioni di gas  serra, dell’inquinamento delle falde acquifere per via dei  liquami e della deforestazione dell’Amazzonia per la creazione di campi di soi destinata ai mangimi.

Queste e altre considerazioni sono sviluppate  nel video qui sotto.

 

 

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giuseppe
giuseppe
5 Settembre 2016 18:01

Condivido la denuncia nella misura in cui condanna l’eccessivo consumo dell’alimento, molto meno il messaggio che si trae alla fine: ovvero mai più carne, cibiamoci solo di vegetali, che ritengo altamente pericoloso se venisse percepito in toto dai più nell’attuale contesto socioculturale.Non dimentichiamoci che viviamo in tempi in cui ogni singolo momento delle nostre esistenze, dal mattino quando ci svegliamo, sino alla sera quando andiamo a letto, è scandito da abitudini e consumi che il moloch MERCATO/FINANZA – tale come è – ci impone di esasperare smisuratamente, pena la sua e la nostra entrata in crisi. E’ nella natura della cultura mercantilistica/neoliberista provvedere a generare gli eccessi e poi a degenerarli, e questo tanto per gli alimenti come per qualsiasi altro bene acquistabile. In questa ottica, siamo proprio convinti che spingere al consumo di cibi esclusivamente vegetali porterebbe ad un beneficio per la salute nostra e per quella dell’ambiente? Si? In un sistema economico come quello sopra menzionato? Ho dei fortissimi dubbi. Immaginate le conseguenze se le popolazioni di tutto il mondo si convertissero al vegetarismo con una domanda che fosse dettata non già dai reali bisogni nutrizionali di ciascun essere umano ma dalle ormai stranote esigenze che questo nostro sistema economico ha di generare profitti sempre crescenti al solito unico ed ultimo scopo di mantenersi in piedi… Pensate alle risorse necessarie in termini di terreni coltivabili, acqua, mezzi ed energia;attenzione all’acqua eh, i costi di accesso stanno vertiginosamente crescendo e quella che si risparmiasse dalla cessazione dell’allevamento dei capi da carne non credo proprio sarebbe alla lunga sufficiente per sostenere la produzione vegetale al ritmo che esige sempre e comunque l’ insaziabile mercato. A quel punto solo le grandi multinazionali avrebbero le risorse economiche per sostenere i costi dell’agricoltura che infatti è indicato come il settore che muoverà l’economia dei prossimi anni; non a caso i grandi possessori di capitali alla Soros vendono oro e acquistano terreni in giro per il globo terracqueo e industrie farmaceutiche tentano ovunque scalate ai colossi delle biotecnologie agrarie. E con una produzione agricola esclusivamente in mano al grande capitale che divenisse altresì proprietario delle sementi – che a quel punto non potrebbero che essere rigorosamente OGM sterili, come imporrebbero i mercati – vedasi ciò che sta accadendo in india col cotone BT – siamo certi che sarebbe garantito al nostro organismo il tanto agognato benessere fisiologico? E soprattutto avremmo ancora la libertà di cibarci di ciò che desideriamo?

Roberto Contestabile
Reply to  giuseppe
6 Settembre 2016 23:20

Gentile Giuseppe, con quale titolo esprime la sua opinione così fantasiosa? Si renda conto che l’attuale sistema produttivo sta devastando l’ambiente, uccidendo miliardi di Animali ogni anno. Considerati gli attuali risultati altamente negativi sotto ogni punto di vista l’unica alternativa è rivedere fin da subito ogni abitudine personale. Questo per cercare di donare ai nostri nipoti un pianeta più sano, pulito e pacifico…ovvero tutto quello che oggi non è. Si guardi intorno e cerchi di trovare un solo motivo valido per non farlo. Lei crede davvero che le multinazionali abbiamo a cuore la salute delle persone rispetto invece ai più scontati profitti che cercano di accaparrarsi in ogni modo? Convertire le attuali produzioni industriali in un sistema più etico e sostenibile è certamente la soluzione più ovvia da affrontare, questo per restituire le terre ai loro legittimi proprietari, liberare le colture dal massiccio uso di materiale chimico, ripopolare le campagne, ed incentivare i mercati locali ora in mano a grossi brand corporativi.

giuseppe
giuseppe
Reply to  giuseppe
7 Settembre 2016 17:49

Gentile Roberto,dal momento che lei mi considera assertore della tesi secondo cui (riporto per esteso le sue parole): “…..le multinazionali abbiano a cuore la salute delle persone….” immagino che abbia letto ciò che ho scritto in modo molto superficiale. Lo scenario che ho delineato, badi bene, non è da me augurato bensì paventato ed è si personale ma nasce da un analisi che, nel piccolo delle mie capacità di comprendere e correlare dati ed informazioni, tiene conto non solo del merito di cui si è discusso – il mangiare meno carne che,ribadisco, condivido in pieno sia per i risvolti salutistici in ragione del po di studio dedicato alla materia(oltre venti anni ma non le sto a citare qui il mio curriculum) sia per questioni di ecosostenibilità e negativo impatto antropico – ma anche di come esso viene attenzionato dai mercati globali ormai da parecchi anni e soprattutto da noi cittadini negli ultimi tempi. Dico soprattutto noi cittadini perchè in larga parte, ritengo, non siamo ancora culturalmente preparati ad approcciare il tema dell’alimentazione in modo realmente critico e sistemico, intendendo dire con ciò che l’adesione globale e dogmatica al vegetarianesimo spinto in un contesto economico che non mutasse i suoi attuali paradigmi di stampo patologicamente consumistico, rischierà di divenire – per i motivi che ho menzionato nel precedente commento – una moda alla lunga insostenibile sotto la spinta di un MERCATO che da essa vorrà trarre quanto più profitti possibili col rischio concreto, pertanto, che quei nostri nobilissimi propositi pro-ambientalistici verranno infine strumentalizzati al solo esclusivo fine di fare denaro, il che per l’ambiente sarebbe per contro semplicemente DEVASTANTE. Vede, lei, ormai adulto, che si reca al supermercato o dal fruttivendolo e crede di acquistare cibo per sfamare se stesso,bene, in realtà le assicuro che oltre i 2/3 di ciò che mette nel carrello è invece utile a sfamare il MERCATO. Mentre io e lei stiamo qui disquisendo di etica alimentare – che le garantisco ai “piani alti” considerano discettazione di lana caprina – nelle borse di tutto il mondo stanno, e accade da diversi anni, moltiplicandosi futures correlati all’intero comparto agricoltura. E’ tutto dire su quali siano le reali intenzioni del MERCATO a medio termine. E fino ad ora noi abbiamo dimostrato di essere solo succubi del MERCATO. Il punto è che se aspiriamo realmente e dico realmente a comportarci in maniera non più distruttiva sull’ambiente poichè abbiamo a cuore il futuro della nostra specie, dovremmo iniziare ad entrare nell’ordine di idee di maturare in coscienza e crescere in spirito critico affrancandoci da quello status mentale infantile/adolescenziale nel quale ci vogliono fossilizzati quanti hanno interesse a speculare sulle nostre ingenuità e debolezze. Il che lo si può raggiungere solo riavvicinandoci alla nostra propria natura riappropriandocene attraverso un processo intimo che in ultima analisi ci farebbe riscoprire strettamente connessi in un unico flusso di energia con la natura che ci circonda; perchè è questo ciò che siamo, pura energia. E non si tratta di spicciola filosofia New Age, ma di osservazioni emerse dopo oltre 370 anni di scienza reale e concreta, li pronta per essere da noi studiata e compresa con un rinnovato approccio olistico. Un simile livello di consapevolezza ci consentirebbe di prevedere gli effetti di ogni nostra singola azione sull’ “ambiente umano” – stupenda definizione comparsa per la prima volta nel corso della conferenza di stoccolma del 1972 – prima ancora di compierla, e di calibrare i nostri comportamenti conseguentemente . Se lei conoscesse ciò che quotidianamente avviene all’interno del suo corpo, il mirabile equilibro con cui ogni sua singola cellula vive e collabora in maniera essenziale e senza sprechi di energia per il bene e l’omeostasi delle altre decine di migliaia di miliardi di cellule diverse distribuite nel complesso del suo sistema biologico, il tutto in un continuo scambio informativo con l’esterno, comprenderebbe da se molte cose sull’argomento “vivere in armonia nel rispetto delle diversità e delle esigenze individuali e dell’ambiente” e il fatto di mangiare o meno carne e derivati di essa , se lo lasci dire, si ridurrebbe ad avere solamente una mera valenza etico/religiosa non afferente ad alcun tipo di problematica legata all’eco-sostenibilità o alla salute umana. Il consumo di carne è insostenibile perchè certa PSEUDO cultura mefitica e virulenta d’oltre oceano ne ha inflazionato irresponsabilmente e criminalmente il consumo per i fini del profitto. Il problema sostanziale adesso è che questo stesso modello socio/culturale/economico che ci costringe ad essere dei consumatori compulsivi perennemente affamati e infelici e a rifuggire condotte frugali come fossero malattie pestilenziali, ha infettato letteralmente tutti i paesi del mondo, a qualsiasi latitudine. In biologia, un comportamento pari a quello dell’attuale “consumatore medio” è tipico delle cellule cancerose le quali, al contrario delle cellule normali perfettamente integrate nell’organismo, anzichè trarre fino all’ultima stilla di energia dai substrati carboidratici, ne prelevano a ritmi forsennati solo il 5% e ne buttano via il resto sottraendolo alle cellule sane. A causa di tali anomalie funzionali l’organismo umano , nel suo complesso, muore, di ciò abbiamo cognizione…. Bene, penso di aver dato qualche spunto in più, utile a farle notare – semmai fosse stato interessato – che generalmente sono portato a considerare ogni aspetto del vivere, alimentazione compresa, in un contesto utilitaristico molto più ampio che include sempre e comunque l’ambiente umano di cui sopra cercando di evitare la futilità di sommari e ancor più egoistici giudizi pro o contro. Cordialità

Roberto Contestabile
5 Settembre 2016 21:20

Finalmente una presa di posizione anche da questa testata. Ora bisogna convincere milioni di persone a rivedere le proprie abitudini alimentari tanto dannose per se stessi e l’intero ecosistema.

Pietro Isacco Porcheddu
Pietro Isacco Porcheddu
7 Settembre 2016 12:01

Il signor Giuseppe forse, quando parla di sprechi di acqua e vegetali, non sa quanta acqua e mangimi consuma un bovino nell’arco della sua vita prima di essere macellato. Non sa neanche quanti quintali di reflui produce, e quanto questi siano altamente inquinanti con tutte gli ormoni e tante altre sostanze nocive entrano nelle falde acquifere. Se lo sapesse forse sarebbe molto più cauto quanto presagisce un futuro post apocalittico dominato da vegani (“Immaginate le conseguenze se le popolazioni di tutto il mondo si convertissero al vegetarismo”).
Caro Giuseppe, se lei è in buona fede spero che un giorno possa cambiare opinione, ne gioverebbero in prima persona i suoi figli. Non posso certo mancarle di rispetto e dirle che ha le traveggole, non lo farei mai; tutt’al più sommessamente la invito a leggere, studiare e guardare con più attenzione, con più consapevolezza, con più acume tutto quello che sta succedendo intorno a lei, dall’innalzamento delle temperature, all’obesità infantile.
Abbiamo sacrificato tutto, davvero tutto, sull’altare del consumismo.
Chi sono i veri animali ingabbiati, messi all’ingrasso, schiavi, senzienti ma senza arbitrio? Forse siamo noi la vera carne da macello, e il Moloch di cui parla è molto più invadente e lascivo di quanto lei pensa. Siamo noi messi all’ingrasso, nati per consumare qualsiasi genere alimentare e non, sfruttati fino alla malattia, ingannati e allevati fino alla giusta età per morire.
L’alimentazione è una delle tante abitudini che dovremo cambiare. Viviamo al di sopra delle possibilità della Terra. Forse è già troppo tardi: alcuni percepiscono il pericolo di un Pianeta inquinato, malato, arido; eppure la maggior parte di noi, conscia che non vivrà in eterno, continua a perpetrare, molto egoisticamente, le cattive abitudini di questo ultimo secolo.
Qual è la logica dell’acquisto di uno smartphone all’anno? qualcuno me lo potrebbe spiegare? Le pubblicità in ogni modo possibile, con violenza ci sbattono in faccia l’associazione “più hai più sei felice, circondati di beni materiali”.
E questo è uno della tante pessime abitudini che non riusciamo ad abbandonare.

Penso che non avremo la forza per cambiare verso; da una parte perché si fa tutto per sminuire i problemi (noi siamo allarmisti, persone isteriche, non molto lucide), dall’altra perché manca in noi la volontà, il senso di abnegazione: troppi sacrifici immediati in nome di un risultato molto lontano.
Si fidi di me Candido, non è questo il migliore dei mondi possili.

giuseppe
giuseppe
Reply to  Pietro Isacco Porcheddu
7 Settembre 2016 17:51

Gentile Sig. Pietro,
la rimando alla risposta data a Roberto.
Cordialità

Roberto Contestabile
8 Settembre 2016 00:13

Tutti ci posizioniamo in un grande difficile compromesso dove ognuno ha una sua impronta, un impatto che difficilmente riusciamo a controllare. Nessuno vuole tornare a vivere nelle caverne (non è coerente con l’evoluzione), ma neanche giustificare la fame di profitto che persiste senza sosta. Creare un sistema produttivo alternativo, più parsimonioso, sostenibile, rigenerante, che tuteli la vita e le risorse naturali…non significa frenare il progresso, significa creare un alternativa plausibile e logica alla salvaguardia del pianeta. Certamente ognuno nel proprio vivere quotidiano ha delle pesanti responsabilità, nell’agire e nel confrontarsi con gli altri. Ogni lotta civile parte dal presupposto di essere nel giusto e nella coerenza più pura.

Roberto Contestabile
8 Settembre 2016 16:37

Caro Giuseppe la ringrazio per la sua lunga ed esaustiva risposta che ho apprezzato molto, ma che in realtà ha distolto l’attenzione dal punto cruciale in analisi: carne sì o carne no. Dal video si capisce benissimo che i danni da un consumo esagerato di derivati Animali stanno destando irreversibilmente l’ecosistema terrestre. E non potrebbe essere altrimenti considerato il comportamento assunto dagli esseri Umani negli ultimi secoli, in particolare in un solo secolo di rivoluzione industriale. Le devastazioni sono in evidenza agli occhi di tutti e questo filmato, come altri in rete, riassume in maniera schietta e semplice quello che va divulgato con urgenza ai consumatori. Lei parla di libero mercato, di speculazione finanziaria, e infine una radicale analisi sul metabolismo che sinceramente poco riguarda con il genocidio Animale. Ogni anno miliardi di esseri viventi vengono concepiti solo per un unico scopo d’uccisione. Le terre e le foreste vengono distrutte per lasciar spazio a monocolture. Il traffico di vite Umane è ormai all’apice massimo. E tutto per la ricerca di profitto! Qual’è il senso di questa ricerca infinita di fatturati? Quale risvolto positivo e concreto ha sulle popolazioni? Cos’altro di così catastrofico deve essere progettato per farsì che ognuno intervenga personalmente per modificare lo stato attuale? Lei afferma che siamo schiavi del sistema produttivo…indubbiamente è così. Ma io posso scegliere cosa comprare e come contribuire ad uno sviluppo più etico. Cala la produzione di carne e gli allevatori falliscono? I cambiamenti avvengono per gradi e non da un giorno all’altro, quindi il sistema economico dispone di tutto il tempo per adeguarsi agli imprevisti. Indubbiamente abbiamo bisogno di un sistema produttivo più equo e solidale, più tollerante, più sostenibile e parsimonioso. Se non c’è informazione non c’è condivisione. Bisogna lottare per sconfiggere inutili paradigmi che creano ricchezza solo nelle tasche di pochi individui. Basti pensare che si misura il benessere attuale tramite un indice di Pil basato su produzioni altamente deleterie (armi, farmaci e stupefacenti). Cosa’altro aggiungere…se non per dire che questo è un processo assolutamente autodistruttivo.

giuseppe
giuseppe
Reply to  Roberto Contestabile
9 Settembre 2016 11:54

Gentile Roberto, lei asserisce testualmente che il sottoscritto: ” in realtà ha distolto l’attenzione dal punto cruciale in analisi: carne sì o carne no” Ponendo di fatto il quesito se si debbano eliminare totalmente o meno cibi animali e loro derivati”, ma subito dopo poi aggiunge: “Dal video si capisce benissimo che i danni da un consumo esagerato di derivati Animali stanno destando irreversibilmente l’ecosistema terrestre”. Nel momento in cui afferma che il problema sia il consumo esagerato sta involontariamente spostandosi sul mio stesso piano di osservazione dove io individuo le cause non già nel consumo in se di carne e derivati – basterebbe mangiarne senza strafogarsene 4 volte al mese e l’ambiente ringrazierebbe ovviamente al netto di concrete questioni etiche – ma nell’abuso propagandato dalle pubblicità di certe lobbies virulente d’oltreoceano poiché funzionale alla crescita dei loro profitti ed infine nella nostra assoluta incapacità culturale – in quanto socialmente immaturi – di pensare ogni gesto quotidiano – alimentazione inclusa – in funzione dei risvolti che esso ha su quell’ambiente umano – ambiente + globalità degli altri esseri viventi – resistendo alle continue, martellanti, futili e insostenibili tentazioni che il MERCATO delle “cose” ci instilla. Non so se è chiaro quello che lo sto comunicando. E’ inutile parlare di carne si carne no e lasciare immacolato quel mefitico approccio consumistico che ognuno di noi ha nella gestione del resto della nostra vita quotidiana . Smetteremo di fare uso di carne e diventeremo modaioli del cibo vegetale? Bene le garantisco che esagereremo anche li nel consumo perchè il mercato sotto la veste di qualche scienziato prezzolato dirà, che, o, la quinoa fa bene e tutti come i caproni andremo a mangiare quintali di quinoa all’anno ingenerando una domanda del prodotto che imporrà per forza di cose monoculture intensiva di quinoa in lungo e largo (l’esempio della quinoa non è casuale, ma fenomeno in corso, si informi in merito). E lei pensa che a coltivare la quinoa saranno i piccoli agricoltori con badile e zappa? O saranno le grandi multinazionali invece? E una volta che dette grandi multinazionali entreranno in azione e avranno investito miliardi e miliardi di dollari – come le ho già detto, da almeno 10/15 contrattano massivamente in futures sul settore agricolo nelle borse di tutto il mondo , il “terreno” per i prossimi futuri guadagni l’hanno bel che pronto ormai – crede realmente che si esporranno al rischio di cali di produzione a causa di insetti parassiti e compagnia o di intemperie perchè probabilmente avranno esportato la coltivazione dall’america latina, la butto li, in irlanda oppure vorranno pararsi il deretano magari intervenendo con qualche ricombinazione genetica? Poi con qualche spot le faranno anche amare la carotina che non si sbuccia e della quale nulla si butta via o il melone mono porzione che non si spreca e via e via con buona pace della Natura, della Biodiversità e financo dei piccoli produttori agricoli estinti che a quel punto la ringrazieranno con molto trasporto. In un tale contesto – che si concretizzerà incontrovertibilmente se ci si butterà tutti sul vegetarianesimo non già da fruitori ma da psicopatici consumatori – mi dica lei se ancora può affermare la piena libertà delle sue scelte alimentari. Quante volte tiriamo lo sciacquone del water? quante volte facciamo la doccia? quante volte abbiamo piacere a lavare l’automobile o la motocicletta? E potrei continuare quanto vuole a sciorinare esempi che lei ovviamente non considererà pertinenti in quanto non direttamente relati al caso di specie di questa discussione, ma si fidi, allarghi l’orizzonte del suo punto di vista e vedrà che la correlazione è dannatamente consistente. La carne, alla luce di quanto le ho esposto, non è assolutamente il punto ma uno spunto per realizzare che, è qui probabilmente convengo con quel che lei pensa, in realtà stiamo vivendo secondo schemi inumani e innaturali imposti da interessi sovranazionali seguaci di un pensiero unico in fede del quale hanno costruito un loro mondo virtuale che ha perso ogni contatto e sensibilità col mondo fisico reale. Per sovvertire tale stato di cose, quanti – e siamo ancora tanti – avvertono pulsante la propria naturalità e l’urgenza di tutelarla in tutti i suoi aspetti interni e di legame con l’esterno, dovremmo fare fronte comune anche al di la delle differenze nazionali o di etnia, differenze che gli interessi economici di cui sopra ci propagandano come fonti di contrasto e che invece contribuirebbero ad uno straordinario processo di complementazione fornendo a ciascun partecipante attivo importantissimi elementi di arricchimento culturale.

Roberto Contestabile
9 Settembre 2016 22:56

Ciò che abbiamo esposto fin qui sono tutte considerazioni assolutamente ovvie ed ispirate da un resoconto a livello mondiale. Peccato che non siano intervenuti altri interlocutori, soprattutto considerato che questa testata è visitata da migliaia di persone molti dei quali inseriti professionalmente in settori altamente intrinseci con la materia trattata. Questo silenzio dimostra come i conflitti d’interesse siano tali ed importanti da non farsi coinvolgere in un dibattito scomodo e scottante.
Per fortuna esistono tante realtà locali in cui ognuno cerca ogni giorno di vivere in modo più sostenibile, non tutti fanno la spesa al supermercato, non tutti cambiano il proprio smartphone una volta all’anno o anche meno, non tutti vivono nello spreco più irresponsabile. Solo i folli possono pensare che tutto questo consumismo sfrenato e psicotico ci possa portare verso un reale e concreto benessere. Certamente i risultati negativi fino ad oggi conseguiti sono abbastanza evidenti per ribadire, come il filmato ci spiega, che un esagerato capitalismo ci stia trascinando verso la follia. Ovviamente ogni esaltazione produttiva è negativa se utilizzata come usurpazione e speculazione delle risorse, ed anche il veganismo (o vegetarismo che dir si voglia) se rapportato a livello globale tramite lo stesso identico sistema distruttivo può fare altrettanti danni. Ma l’etica di questo cambiamento doveroso non si rivolge ad un consumismo di massa così graffiante, l’etica di pensiero rigetta ogni concetto di capitalizzazione e non vuole per nessuna ragione essere inglobato in un meccanismo salutista o modaiolo. La presa di coscienza, pur ritenuta utopica, ha una visione troppo progredita per definirsi attuale. Tanto è vero che rifiutare ogni sfruttamento Animale è alla base di una convivenza pacifica e tollerante con l’intera collettività. Può sembrare poco attuabile in una realtà come quella odierna in cui il singolo agisce per convenienza personale piuttosto che per empatia. Ma come già detto poc’anzi: ogni lotta sovversiva parte dal presupposto di essere nel giusto e nella coerenza più pura.

Grazie per il confronto.

Pietro Isacco Porcheddu
Pietro Isacco Porcheddu
10 Settembre 2016 12:21

IL signor Giuseppe scrive una cosa sensata quando parla di mercato attento a sfruttare un ipotetica rivoluzione vegetariana. Il markenting e sempre attento a sfruttare ogni situazione e a cavalcare qualsiasi onda.
Non nego neanche che la disinformazione regni e regnerà sovrana sempre, quale che sia il destino che ci attente. Qualsiasi mezzo è lecito per massimizzare il profitto (torno a ciò che scritto prima: chi è il vero pollo in gabbia dei due?), dice bene il signor Giuseppe.
Eppure sbaglia, quando utilizza questa ipotesi come strumento di difese pro consumo carne.
Egli infatti crea un’ipotesi sua personale (inesistente al momento), e la usa come mezzo di paragone per dimostrare che questo sistema è il meno peggio e perciò non cambiare i consumi alimentari correnti. Ricapitolando: utilizza una immagine inesistente (considerata peggiore, a suo dire) e la sfrutta per dimostrare che la situazione de facto è migliore.
Considero questo ragionamento un po’ debole.
Ringrazio il signor Giuseppe per il fatto che esprime le sue idee ed accetta un dialogo costruttivo, ma a volte ho come l’impressione che ci stia nascondendo dietro un dito.
La questione e drammaticamente seria, e rinunciare alla nostra cotoletta di pollo e forse l’ultimo dei problemi.
Giuseppe, lei dovrebbe valutare con più cura la deriva verso cui stiamo andando, e non avere paura, se si tratta di vera paura, di come il marketing potrebbe spingerci a consumare più semi di Quinoa. Se anche si producesse più quinoa, semi di lino, curcuma etc sarebbe sempre meglio che sfruttare quegli stessi campi per produrre foraggio. Siamo giunti ad un punto in cui il numero degli animali allevati è superiore al numero popolazione mondiale: non scorge un errore di metodo?
Non ha come la percezione che i terreni siano sfruttati e l’acqua inquinata e sprecata per nutrire sola una parte della popolazione, forse sola quella che può permetterselo? Non le fa nessun effetto vedere un vitello messo all’ingrasso per mesi? per produrre una caloria da vitello spendiamo 20 calorie. Come risponde a questo? Io lo trovo indifendibile ma forse lei mi risponderà che la costata di manzo o la fiorentina valgono tanto spreco.
Siamo 7 miliardi, dobbiamo adeguarci.

Grazie

giuseppe
giuseppe
Reply to  Pietro Isacco Porcheddu
12 Settembre 2016 02:25

Gentile Pietro, le confesso di avvertire forte la sensazione che le mie parole non siano riuscite renderle palese la mia posizione in merito. Io ho vivissima la percezione di ciò che sta accadendo ai terreni, all’acqua, alle povere bestie stabulate nelle “stalle di concentramento”. Vivissima. Ma torno a dire, che il vero problema è l’approccio culturale al tema alimentare. Torno a dire che noi non possiamo più permetterci di pensare agli alimenti come beni di consumo, come fossero scarpe, abiti. Ribadisco che, ai fini della salvaguardia dell’ambiente e del benessere delle generazioni future, ritengo vitale si entri tutti,velocissimamente, nell’ordine di idee che il cibo vada fruito in funzione di esigenze quanto più possibile dettate dalle necessità della nostra fisiologia piuttosto che dai malsani capricci edonistici sussurrati alle nostre orecchie da quello che lei chiama marketing. Lei ha ragione a dire che l’iperconsumo di carne ha finito coll’ingozzare patologicamente una minima parte della popolazione mondiale rendendola, aggiungo io, schifosamente malnutrita per eccesso e ha costretto praticamente alla fame il resto, numericamente molto più consistente. I numeri che cita,finanche il loro andamento tendenziale nel tempo, sono fatti noti da oltre 40 anni, emersi dal rapporto sui limiti dello sviluppo commissionato al MIT dal Club di Roma nel 1972. Da allora non una campagna che sensibilizzasse l’opinione pubblica, SERIAMENTE, sul consumo razionale delle risorse. Il perchè lo immagina. Allo stesso modo dovrebbe destarle qualche sospetto il fatto che solo adesso una propaganda martellante stia instillando negli animi della gente l’urgenza di fare propria questa, che io considero, pseudo-etica alimentare. Il messaggio più sensato da far passare sarebbe dovuto essere quello di una riduzione consistente dei consumi magari attraverso serie politiche di educazione alimentare dalle quali sarebbe palesemente emerso che il cibo salutare è solo quello (meno industrializzato possibile) che viene introdotto nella quantità (piuttosto esigua per gli adulti di oggi)che serve a sostenere le uscite energetiche; se poi avessero anche informato sui benefici del saltare di tanto in tanto qualche pasto, il pubblico avrebbe fatto l’en plein di informazioni utili. Ma questo il mercato, così come si è fatto conoscere, non può e non potrà permetterlo mai. Ma qui il fatto si amplia e complica maledettamente. Lei crede che il problema della sostenibilità alimentare si risolva semplicemente abolendo la carne e derivati, bene, non sta certamente a me convincerla del contrario. Mi consenta di conservare il mio scetticismo figlio di un’analisi, opinabilissima certamente, ma, mi lasci dire, un po più ampia di quella che banalmente porterebbe a fare il trattare il tema che abbiamo dibattuto solo entro i suoi limiti apparenti.

Pietro Isacco Porchedu
Pietro Isacco Porchedu
12 Settembre 2016 12:42

Gentile Giuseppe,
ho apprezzato molto la sua analisi. La trovo molto ragionata e credo sarà condivisa da molti. Lei ha tutte le ragioni del mondo quando si allarma per questa “onda anomala” di repulsione collettiva verso la carne.
In un certo senso anche io avverto il pericolo, motivato, che noi si possa essere facilmente, e a nostra insaputa, sospinti verso certe convinzioni (o derive). Temo ancor di più che tutte le fasi che scandiscono la nostra vita di consumatori (dalle situazioni di fatto alle, cosa che trovo ancora più allarmante, alle prese di posizioni (veda olio di palma) possano essere letteralmente guidate dai grandi gruppi economici e commerciali.
Se così fosse sarebbe un modo astutissimo di controllarci ed indirizzarci; permettendoci di tanto in tanto piccole rivoluzioni, che altro non farebbero che riportarci sempre al punto A.
Ma queste abili mosse, caro Giuseppe, non ci devono rendere inermi.
Sappiamo quali sono le loro armi e sappiamo come ragionano.
Basti pensare alle pubblicità della Mulino Bianco, dove adesso la frase “senza olio di palma” viene sfoggiata come la più valorosa delle medaglie militari. E’ stato buon senso o una nuovo vento da seguire? Lascio ai lettori la risposta. Certo è che un sorriso amaro mi increspa le labbra ogni volta che vedo il buon Banderas parlare con una gallina.
Torniamo a noi. Ha senso dire “io continuerò a mangiare carne, magari poca; perché ritengo che la motivazioni a supporto di questa sono emotive, speculative, non fondate su reali esigenze”? la sua più estrema sintesi sarebbe: tanto qui è tutta una manfrina!
Tralasciamo il fatto che da uno studio condotto dalla Fao, negli anni 60 il consumo pro capite era di 27 chilogrammi, mentre adesso siamo a ben 78 chilogrammi. Dimentichiamoci quindi la dieta mediterranea.

Quando parliamo di consumo di carne dobbiamo distinguere l’essere vegetariani dall’essere animalisti, per non creare confusione.
L’animalista a differenza del vegetariano, ha particolarmente a cuore, forse più della propria, la salute dell’animale, e ritiene la sua vita passata in schiavitù e la sua seguente uccisione un fatto un’atrocità.

Il vegetariano è spesso una persona che certamente rispetta gli animali, ma forse ancor di più la propria saluta; ha a cuore la sostenibilità della produzione del cibo. Certamente un soggetto sensibile.

Mi preoccupo, e non poco, quando le motivazioni che spingono all’abbandono del consumo di carne si sorreggono su prese di posizione di cantanti e artisti vari. Mi sembra in questo modo che si stiano seguendo le mode, e le mode, come sappiamo, passano. Preferirei che certe decisioni fossero frutto di convinzioni derivate nate da un conflitto interiore. Credo che solo in questo modo attecchirebbero realmente.
Dobbiamo essere noi consumatori a crescere culturalmente, a diventare consapevoli nel capire capire ciò che è più giusto per noi; ma soprattutto dobbiamo preoccuparci del mondo che lasceremo ai nostri figli.
Io per esempio non sono un vegetariano puro. Sono un pescatore sportivo e mi capita di tanto in tanto di trattenere un pesce o un cefalopode. Lo faccio sempre con molto rispetto e senza avidità, ma sopratutto lo faccio perché lo ritengo compatibile.
Non mangio altra carne perché ho visto come allevano gli animali, i danni delle reti a strascico, le recenti scoperte sul consumo di carne etc. A onor del vero Giuseppe, io mi preoccupo più della salute della Terra e della collettività che delle mia. Il singolo individuo credo abbia un scarsissima rilevanza in tutto questo.
Per concludere, ritengo che temere di essere manipolati non sia ASSOLUTAMENTE sufficiente per abbandonare una visione vegetariana globale. Le motivazioni a supporto di questo sono pubbliche ed evidenti, non penso si possa più far finta di non sapere.
Dovrà partire dalle ultime generazioni: non mi aspetto e non pretendo che la vecchina rinunci alla sua fettina di pollo ritenuta (beata ignoranza!) leggera ma sostanziosa. Le nuove idee sull’alimentazione dovranno essere condivise dai più giovani, da chi ha ancora quella elasticità mentale per cambiare radicalmente. Le persone più anziane, i contrari, non dovranno essere attaccati e tacciati come assassini, ma dovranno essere persuasi con tutta la logica e il buon senso possibile.
Penso che il vegetarianesimo sia inevitabile, ma non deve diventare una religione. Non dobbiamo dividere gli schieramenti tra buoni e cattivi. Ci vorrà del tempo ma ci arriveremo, più per necessità che per convinzione, forse.
Uniamoci piuttosto nell’indirizzare il mercato verso soluzioni sostenibili: attraverso una diversa domanda arriverà una diversa offerta.
Grazie

P.S. peccato così pochi partecipanti ad una discussione tanto interessante.

giuseppe
giuseppe
Reply to  Pietro Isacco Porchedu
12 Settembre 2016 18:40

Lungi dal considerarmi depositario di verità assolute, facendolo contraddirei me stesso e il modo con cui ho deciso di stare dentro al mondo e dentro alla gente . Sottolineo dentro alla gente. Sforzarsi di vedere la gente nel loro dentro è un esercizio utilissimo per la crescita degli animi di ognuno, in fondo è come alimentare in maniera sana il proprio egoismo attraverso un altruismo disinteressato che alla fine si rivela funzionale alla crescita della società tutta. Chi sperimenta questa empatia, immagina e spera di avere in se un morbo contagioso che un domani prossimo potrà ammalare di vita vera tutti gli esseri umani di buona volontà. Buona volontà e buon senso, ecco cosa, dopo tutto, traggo dalle considerazioni fatte in questa sede. Si è partiti guardandosi in cagnesco, quasi accusandosi, si è concluso con riflessioni approntate all’equilibrio, in una sorta di complementazione consensuale dei reciproci punti di vista. Esempio tipico di ciò che la diplomazia governativa ai piani alti dovrebbe essere e invece non riesce in ragione della non disponibilità delle parti di volta in volta in gioco a mettere in dubbio posizioni “interessate” e particolari che il più delle volte sono quelle dei vari burattinai che alle loro spalle ne muovono i fili.

giuseppe
giuseppe
13 Settembre 2016 18:17

A proposito, l’articolo proprio de il fatto alimentare di poco fa dal titolo ” Tutti pazzi per il gluten free! Aumentano i consumatori senza validi motivi medici spinti da moda e business ” che invito a leggere, è una palesissima conferma di quanto da me denunciato e paventato, ovvero l’attuale immaturo approccio della società nei confronti dell’alimentazione; anche se sarebbe più corretto dire di certa ottusa società d’oltreoceano da cui poi noi europei, come SCEMETTI BOCCALONI, – 2000 anni di antica, alta, vera cultura gettata nelle latrine – facciamo Ctrl+C/Ctrl+V di tutte le loro più malsane abitudini. Diciamo che è un’amara presa di coscienza del fatto che il ripetutamente scritto nei commenti a questa news – in particolare laddove evidenziavo i rischi ambientali e, alla lunga, di insostenibilità di un gettarsi cieco, ineducato e con modaiolo animo consumistico sui regimi vegetariani – trova, ahimè, corrispondenze maledettamente concrete col reale modo generale di pensare della gente comune. E se diamo ormai per acclarato che stiamo soccombendo non solo alla globalizzazione di un tipo malsano di mercato ma anche e soprattutto alla globalizzazione forzata di un tipo di pensiero altrettanto deleterio ” IL PENSIERO UNICO OCCIDENTALE NEO-LIBERISTA” , a cui caliamo pedissequamente le braghe del nostro spirito critico, beh, diciamolo alla mister matteo renzi, non c’è proprio da stare sereni.