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Le bufale su pasta e grano duro impazzano sul web: tra glifosato, micotossine e celiachia le fake news continuano a diffondersi

Nella rete le bufale sulla pasta e sul grano duro trovano terreno fertile e si diffondo senza incontrare forti resistenze. Le fake news rimbalzano da oscuri blog a pagine di siti molto seguiti, per poi approdare sui  media nazionali, che le rilanciano con titoli allarmistici per aumentare i click. È successo nel 2017 con GranoSalus, che sulla base di un’inchiesta sulla pasta 100% italiana, prodotta – secondo l’associazione – con grano canadese contaminato da glifosato e DON, ha avuto gli onori della ribalta.

La tesi portata avanti era molto semplice quanto dirompente: “la pasta “made in Italy” è fatta con il grano straniero pieno di pesticidi e micotossine”. In questa affermazione l’unica cosa vera è che i pastifici italiani utilizzano anche grano di provenienza estera per produrre pasta. La scelta è dovuta al fatto che l’Italia produce circa 4 milioni di tonnellate di grano duro l’anno, a fronte di un bisogno di 6 milioni necessario per coprire il fabbisogno interno e le esportazioni, che sono in costante crescita. Ma la vera fake news è che il grano importato – da Canada, Stati Uniti, Francia o addirittura Australia – risulta contaminato da pesticidi (glifosato). Purtroppo la falsa notizia dei pesticidi, affiancata dalle temibili micotossine nel grano Canadese è stata ulteriormente ampliata da Coldiretti e dal programma Report della Rai. I controlli ufficiali non lasciano spazio a dubbi quando certificano un tasso di contaminazione inferiore all’1%, relativo sia al grano italiano sia a quello straniero. Le stesse analisi  di GranoSalus, con le quali si è supportata la pesante accusa, hanno riscontrato livelli di contaminazione ben al di sotto dei limiti di legge. Inoltre, la presenza di quantità minime di pesticidi e micotossine nella pasta italiana non è in alcun modo una prova sull’utilizzo truffaldino di grano importato, trattandosi di un problema anche per le aziende agricole del nord-Italia, soprattutto quando la stagione estiva si presenta umida.

Al trend di aumento dell’export di pasta corrisponde la crescita dell’importazione di grano duro (Fonte Ismea)

Un’altra falsa notizia diffusa dalla rete riguarda la scadente qualità del grano italiano”. La qualità del grano duro nazionale è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi decenni. Il problema è che la produzione andrebbe suddivisa in partite omogenee in base alle caratteristiche (ad esempio percentuale di proteine) per meglio rispondere alle esigenze dei pastifici. L’importazione di grano duro pregiato dall’estero, oltre a coprire una carenza di tipo quantitativo, in alcuni casi si rende necessaria per avere semola standardizzata e ricca di proteine richiesta dai produttori di pasta. Detto ciò, va altresì sottolineato che in commercio  ci sono oltre 50 marchi di pasta fatta interamente con materia prima italiana.

Quando si parla di bufale sul grano non si possono  ignorare quelle sul glutine, come “I grani moderni stanno causando un aumento della celiachia! Non era così con quelli antichi”. I grani generalmente definiti “antichi”, in realtà sono varietà di frumento selezionate e utilizzate tra il 1920 e il 1980. Non c’è alcuna prova che queste varietà di frumento siano meno dannose per i celiaci. Secondo alcuni studi, i  grani “antichi” contengono addirittura quantità maggiori di “peptidi tossici” ovvero frammenti di gliadina (la proteina che insieme alla glutenina costituisce il glutine) considerata la vera responsabile dei problemi per i celiaci . ISecondo uno studio recente, la causa scatenante della celiachia potrebbe essere un virus, il reovirus. In persone geneticamente predisposte, l’infezione da parte di questo virus – generalmente innocuo – nel momento di introduzione del glutine nella dieta può causare confusione nel sistema immunitario e innescare la malattia.

Un’altra fake news è che “I grani moderni stanno causando un aumento della celiachia”

L’ultima fake news riguarda la teoria secondo cui“Il glutine non fa male solo ai celiaci, c’è anche chi soffre di sensibilità al glutine”. L’esistenza dell’intolleranza o della sensibilità al glutine è stata indagata da diversi gruppi di scienziati. Recentemente si è scoperto che, nella maggior parte dei casi, i malesseri riportati dai pazienti non sono imputabili al glutine, ma ad altre sostanze assunte con la dieta, cioè i FODMAP, diverse tipologie di zuccheri e polioli contenuti in alimenti di origine vegetale, compresi alcuni cereali, che l’intestino di alcuni individui non è in grado di digerire correttamente dando origine a una serie di sintomi che, in questo periodo di “caccia al glutine” sono stati attribuiti erroneamente alle proteine del grano.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Le bugie di Coldiretti su Repubblica.it. Come inventare dati allarmanti sul grano importato, citando anche i rapporti del Ministero della Salute

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2 Commenti

  1. fabrizio_caiofabricius

    GRAZIE
    Ottima sintesi delle risultanze scientifiche italiane ed internazionali.
    Però siete completamente fuori moda, non vi preoccupa un po’?

  2. Concordo con la completezza della sintesi giornalistica e sottolineo la necessità di una definizione scientifica affidabile delle intolleranze, a partire da quelle “percepite” per il glutine e le recenti derive.

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