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Con un po’ di ritardo anche le associazioni di categoria
hanno preso posizione contro la normativa europea che dal 1 aprile 2011 legalizza
di fatto la vendita di olio deodorato
come extra-vergine. Oggi i
quotidiani La Stampa, il Secolo XIX e il Tempo di Roma propongono brevi articoli in cui
si dice che l’Unaprol evidenzia il problema sull’arrivo di olio deodorato di
scarsa qualità in Italia. Si dice che c’è addirittura un trucco di Bruxelles
che spalanca la strada a miscele poco affidabili.
L’articolo del Secolo XIX segnala
l’’iniziativa di un deputato del Pdl Michele Scandroglio e di un’associazione
di consumatori (Adoc), che hanno preso posizione. Diciamo che dopo la denuncia firmata
da ilfattoalimentare.it contro la norma europea e supportata dai massimi esperti italiani, anche gli
addetti ai lavori si sono mossi per evidenziare le criticità del provvedimento
che legalizza i produttori furbi spagnoli
e italiani che trasformano l’olio difettoso in extra vergine.
Prendendo spunto da questa vicenda ho fatto un collegamento tra il sequestro di 450 chilogrammi di olio extra-vergine di oliva per un valore di circa 4 milioni di euro da parte del Corpo forestale dello Stato comunicato in questi giorni e la norma europea. Secondo il Corpo forestale dello Stato l’olio sequestrato si può considerare deodorato pronto per essere imbottigliato come extra vergine. E’ lecito però ipotizzare che un’analoga operazione condotta dopo il 1 aprile 2011 risulterebbe inefficace, dovendo riconoscere che per legge l’olio in quelle cisterne è a tutti gli effetti un extra vergine.
Roberto La Pira