Pochi hanno dedicato attenzione all’ultimo rapporto sull’ambiente pubblicato dall’Oecd (Organisation for Economic Co-operation and Development) il 15 marzo. Rapporto che si conclude con un monito: gli Stati impegnati ad affrontare emergenze di conti pubblici e disoccupazione non devono trascurare le questioni di medio-lungo termine. Intervenire ora per prevenire danni altrimenti irreversibili.

 

«I governi dovrebbero affrontare i problemi odierni affidandosi alle fonti rinnovabili. Sostenibilità in agricoltura, industria, gestione delle risorse idriche e approvvigionamenti energetici». È l’avvertimento del segretario generale dell’Oecd Angel Gurría. «Altrimenti, di qui al 2050 sarà un problema provvedere ai bisogni di 9 miliardi di persone»

 

Il rapporto Environmental Outlook to 2050: The Consequences of Inaction presenta uno scenario dei trend socio-economici attesi nei prossimi quattro decenni e le loro implicazioni su quattro temi cruciali: cambiamento climatico, biodiversità, acqua, impatto dell’inquinamento sulla salute delle persone.

 

1) Cambiamenti climatici. Malgrado la recessione in corso, si prevede che l’economia globale quadruplicherà nel periodo 2012-2050. Ma l’incremento degli standard di vita di parte degli abitanti del pianeta porterà con sé una grande fame. Di energia, cibo e risorse naturali. Da cui, inevitabilmente o quasi, più inquinamento.

I costi dell’inazione potrebbero essere colossali, per l’economia e l’umanità. In assenza di un deciso cambio di rotta nelle politiche ambientali, la domanda globale di energia nel 2050 aumenterà dell’80% (+15% in Nord America,  +28% nei Paesi europei aderenti all’Oecd, +2,5% in Giappone, +112% in Messico), con una dipendenza dai combustibili fossili per l’85%. Ciò potrebbe comportare un aumento delle emissioni di gas-serra (greenhouse gases, Ghg) pari al 50% rispetto ai livelli attuali.

 

2) Biodiversità. La biodiversità terrestre è destinata a un ulteriore declino del 10%, con picchi negativi in Asia, Europa e Africa meridionale. Ci si aspetta che la deforestazione aumenti del 13%.

La biodiversità nei laghi e nei fiumi, già diminuita di un terzo negli ultimi anni, è a sua volta soggetta a ulteriori perdite.

 

3) Acqua. La domanda globale di acqua crescerà del 55%, principalmente  a causa della manifattura (+400%), centrali di produzione elettrica (+140%) e uso domestico (+130%). L’agricoltura si troverà ad affrontare carenze idriche.

2,3 miliardi di esseri umani in più – oltre il 40% degli abitanti del pianeta (!) – vivranno in prossimità di bacini idrici soggetti a gravi “water stress” , soprattutto in Africa settentrionale e meridionale, Asia centrale e meridionale.

 

4) Impatto dell’inquinamento sulla salute delle persone. L’inquinamento atmosferico nei centri urbani è destinato diventare la prima causa di mortalità legata all’ambiente, a livello globale, entro il 2050. A seguire, avvelenamento delle acque e carenze sanitarie. Le morti premature causate dall’esposizione a particelle inquinanti nell’aria e conseguenti deficit respiratori (3,6 milioni nel 2010) potrebbero raddoppiare, con particolare incidenza in Cina e India. I livelli superficiali di ozono colpiranno maggiormente le popolazioni urbanizzate e anziane dei Paesi Oecd, oltre a quelle dell’India.

 

Questo non è un pianeta per vecchi. Ma neppure per giovani. Ricordando uno dei motti associati al concetto di sostenibilità: “lasciamo ai nostri figli un mondo migliore di quello che ci é stato lasciato dai nostri padri”. La tecnologia non potrà sopperire a un ambiente deteriorato, ma potrebbe semmai risultare utile alla sua salvaguardia. Tutto dipende dall’uso che ne faremo.

 

Il Segretario generale Oecd conclude: «Abbiamo già assistito al collasso della pesca a causa dell’iper-sfruttamento, con grave impatto sulle comunità costiere. E gravi crisi idriche minacciano l’agricoltura. Queste gravi minacce ambientali non possono venire affrontate come problemi isolati. Devono venire gestite assieme ad altre sfide globali, come l’approvvigionamento di cibo ed energia, nonché la lotta alla povertà!»

 

Si raccomanda perciò l’adozione di una serie di soluzioni politiche, come l’utilizzo di tasse ambientali ed Emission Trading Schemes (i mercati di quote di emissione di CO2) per rendere le attività inquinanti più costose delle loro alternative sostenibili, l’eliminazione di sussidi ad attività non eco-compatibili (es. combustibili fossili e sistemi inefficienti di irrigazione), sostegno all’innovazione “verde”.

 

Dario Dongo

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