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Alimenti confezionati: gli acquisti nei paesi industrializzati superano quelli dei cibi freschi. I risultati dell’indagine Euromonitor in 54 paesi

tonno pomodori
Nei paesi sviluppati il consumo di alimenti confezionati supera quello dei freschi

Il mondo va pazzo per il cibo confezionato, e nei paesi più sviluppati gli acquisti  hanno superato di gran lunga quelli dei prodotti freschi. Questa tendenza, di per sé, non sarebbe necessariamente negativa visto che  il processo industriale permette un controllo della conservazione e, in generale, verifica le condizioni di trattamento del cibo che le pratiche artigianali non possono assicurare. Il problema riguarda l’aggiunta frequente negli alimenti confezionati di zuccheri, sale e acidi grassi trans che ne modificano il profilo nutritivo. Questo è il commento degli autori dell’ultimo rapporto di Euromonitor sulla vendita di cibo in 54 paesi.

Dal dossier emerge che nell’85% dei paesi si acquistano più calorie da cibi industriali rispetto ai prodotti freschi. Il paese più affezionato al cibo non lavorato è il Brasile, dove i cittadini ogni giorno assumono 1.065 calorie da cibo non confezionato, mentre, all’estremità opposta, il Giappone arriva appena a 247 calorie, seguito dalla Gran Bretagna (405). La classifica di quelli che invece prediligono gli alimenti confezionati vede in testa il Belgio con 1.670 calorie al giorno, seguito dalla Gran Bretagna (1.547), dove si consumano cibi confezionati in misura quadrupla rispetto ai freschi. In fondo della classifica ci sono Cina, Vietnam e India dove gli abitanti acquistano solo 164 calorie di cibo industriale al giorno. Mettendo insieme i due apporti calorici, quelli da cibi freschi e industriali, il Belgio resta in cima alla classifica, con oltre 2.600 calorie giornaliere per abitante, e l’India si trova all’estremo opposto, con 760 calorie.

Preoccupa il dato di consumo delle bevande alcoliche, che non sono percepite come fonti di calorie

Un dato cui finora non è stata data molta importanza, riguarda il consumo di alcol. In 28 dei 54 paesi, le calorie assunte attraverso bevande alcoliche sono ormai superiori a quelle derivanti dalla soda. Questo è un problema perché la percezione dell’alcol come significativa fonte di calorie è ancora poco diffusa, per non dire dei danni che l’alcol arreca in quanto tale, a partire dall’aumento di rischio di moltissimi tumori.

A ulteriore commento gli autori fanno notare che per i cibi confezionati le grandi multinazionali si stanno orientando verso formulazioni più sane, con meno sale, acidi grassi trans e zuccheri, e porzioni più piccole (dopo il boom dei decenni scorsi). Va altresì aggiunto che le vendite di bibite dolci sono in calo ovunque e mentre cresce  la consapevolezza dei danni provocati dall’obesità, e c’è più attenzione per gli alimenti meno farciti di additivi inutili. Tuttavia, le cose da fare per combattere le malattie metaboliche, cardiache, neurologiche ed epatiche associate a quell’alimentazione eccessiva sono ancora tante.

In Italia si riducono gli sprechi e crescono le vendite di cibi biologici e freschi a chilometro zero

Uno dei precedenti rapporti di Euromonitor relativo all’Italia datato 2016, evidenziava come il nostro paese, nonostante la grave crisi economica, e in parte anche grazie a questa, aveva iniziato una strada virtuosa verso la riduzione degli sprechi e l’incremento dei cibi biologici e a chilometro zero, anche grazie all’operazione culturale portata a segno con Expo 2015 e al sostegno delle amministrazioni locali ai farmer market e alle iniziative volte alla valorizzazione degli alimenti locali. Anche per questo gli italiani vivono a lungo, anche se la situazione è tutt’altro che ideale.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola

giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Un problema correlato è anche una maggiore produzione di packaging, che spesso alimenta proprio lo spreco che si prefigge di sconfiggere.
    http://makeresourcescount.eu/single-use-packaging-food-waste-circular-economy/

  2. All’inizio dell’articolo si legge : nel processo industriale che permette un maggior controllo della conservazione,,,,il problema è la frequente aggiunta negli alimenti confezionati di zuccheri, sale e …..”ACIDI GRASSI TRANS”….. E’ assolutamente vero che l’aggiunta di zuccheri con a diminuzione di acqua libera e l’aggiunta di sale aiutano la conservabilità dei cibi (non solo negli alimenti confezionati), ma non capisco come possano favorire la conservazione gli acidi grassi trans. Oramai i grassi idrogenati più ricchi in trans non vengono quasi più utilizzati perché con antiossidanti naturali ed atmosfere modificate si riescono a controllare in modo egregio i processi ossidativi