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Video: Pasta Barilla, rivelata l’origine del grano negli spot, ma non in etichetta

Barilla, in uno spot televisivo affidato alla simpatica campionessa di scherma Bebe Vio, dichiara l’origine del grano utilizzato per produrre la pasta. Si tratta di grano italiano miscelato a grano importato da tre paesi: Australia, Francia e Stati Uniti.

Da tre anni aspettavamo questa notizia. Nel gennaio 2013 avevamo chiesto a Barilla, Agnesi, De Cecco, Del Verde, La Molisana, Granoro, Garofalo, Divella e Armando, di indicare sull’etichetta l’origine della materia prima, spiegando ai consumatori le motivazioni che spingono i pastifici a importare grano duro di alta qualità pagandolo anche il 20-30% in più.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Allerta alimentare e ritiro dei prodotti dagli scaffali: confronto tra Ministero della salute e Il Fatto Alimentare a TV2000

Richiami, ritiri e allerta alimentari. Ne ha parlato nella puntata del 18 ottobre la trasmissione …

27 Commenti

  1. L’Informatore Agrario c’informa:
    “Il Tar del Lazio, con l’ordinanza n. 6194/2017, ha respinto la richiesta di sospendere il decreto interministeriale che introduce l’obbligo di indicazione d’origine del grano nella pasta, avanzata da Aidepi.
    Il Tribunale ha ritenuto «prevalente l’interesse pubblico volto a tutelare l’informazione dei consumatori, considerato anche l’esito delle recenti consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese d’origine e/o del luogo di provenienza dell’alimento e dell’ingrediente primario».
    Il provvedimento firmato dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda entrerà in vigore come previsto il 17 febbraio 2018.
    «La decisione del Tar del Lazio – ha commentato il ministro Martina – conferma il diritto dei consumatori alla massima trasparenza delle informazioni in etichetta. Crediamo che questo provvedimento debba essere esteso a tutta l’Unione Europea, perché si tratta di una scelta di equità, competitività e giustizia».
    http://www.informatoreagrario.it/ita/News/scheda.asp?ID=3589
    Non aspettiamoci più la volontarietà dei produttori, ma dal prossimo anno anche i pastai più reticenti dovranno usare trasparenza come tanti altri colleghi italiani (riso, latte, pomodori), sull’origine delle materie prime impiegate nei prodotti italiani.

    • Roberto La Pira

      Premesso che le norme UE prevalgono su quelle nazionali, vedremo come la storia andrà a finire . Detto ciò, da almeno 3 anni invitiamo le aziende a riportare volontariamente in etichetta l’origine del grano duro, Bastava seguire questo consiglio per evitare di arrivare a questo punto, venire incontro alla richieste dei consumatori e dimostrarsi trasparenti. Purtroppo la miopia del marketing a volte fa disastri

    • Concordo con l’analisi e la conclusione; la miopia e l’insensibilità verso i consumatori del marketing di alcune aziende può fare dei danni prima di tutto a se stesse.
      Ferrero ed Aidepi ne portano la bandiera, mentre Barilla sembra attendista ed altalenante.

  2. fabrizio_caiofabricius

    Invocare ipocritamente la trasparenza dopo aver scientemente demonizzato un prodotto la dice lunga sul clima socio-politico in cui sta sprofondando il Paese. Mettere la ovvia e risaputa provenienza dell’ottimo grano duro poteva e (doveva) essere fatto qualche anno fa. Ma ora , con il clima falsamente ideologico fideistico-ignorante dissemina paura per controllarti- nota tecnica delle sette religiose presenti e passate- sarebbe (é) un suicidio commerciale anche per le aziende più serie e rigorose, accusate per sentito dire di fare pasta tossica con grano carico di micotossine e gliphosate (nota bufala ma continuamente rilanciata con lievi ritocchi)

    A nessuno interessa la verità raggiunta con metodi scientifici, ma si esaltano fake-news, la cui elaborazione e inarrestabile lancio virale è operazione ben studiata per fini commerciali o addirittura di potere politico salvo inutile, inascoltata , ininfluente smentita obbligata tardivamente dal magistrato.

    Distruggere la più importante voce dell’agroalimentare made in Italy è forse machiavellica soddisfazione, ma insieme ai 120 pastifici e altrettanti molini perderemmo insieme a credibilità e propensione all’acquisto centinaia di migliaia di posti di lavoro diretti e dell’indotto e soprattutto l’unico canale di sbocco di quel grano duro italiano che si pretende di difendere con metodi incuranti e distorcenti la verità.

    Non credo che una volta fatta fuori (finalmente ?) la prestigiosa attività trasformatoria italiana, gli emergenti e rampanti molini-pastifici turchi e brasiliani si strapperebbero i capelli per accaparrarsi il grano italiano se non mortificandone ulteriormente i prezzi.

    • Interessante l’ultimo auspicio sulle richieste di grano italiano da parte di produttori esteri, che mi auguro.
      Come per tutte le materie prime, sui prezzi di vendita del nostro grano nazionale ci pensano le leggi di mercato della domanda-offerta a stabilirne i valori, che potrebbero essere anche in rialzo a confronto con quelli attuali.
      Certo che se la pasta di Gragnano la facessero i turchi ed i brasiliani, con solo grano nazionale italiano vendendola in tutto il mondo, non sarebbe fantascienza, ma ci sarebbe molto da recriminare!
      Ai posteri..

    • fabrizio_caiofabricius

      In effetti nel futuro sul sequel di Blade Runner in alcune sequenze si vede già la fila supplicante dei produttori turco-carioca per garantirsi a prezzi finalmente stratosferici l’esclusivo chicco italico incuranti e schifati dell’offerta mondiale dei restanti 32 milioni di tonnellate.

      Nel presente, volgare, neorealismo invece già 6 milioni di tonnellate di universalmente (..ancora, malgrado i lugubri detrattori) apprezzata Pasta ITALIANA fatta con TUTTI i 4 milioni di tonnellate il grano italiano disponibile è GIA’ ESPORTATA con successo IN TUTTO IL MONDO

    • Fabrizio, definire lugubri detrattori, i consumatori italiani della nostra apprezzatissima pasta esportata in tutto il mondo, che chiedono di leggere in etichetta l’origine del grano impiegato per realizzarla, mi appare eufemisticamente un tantino esagerato. Non trova?
      Da dove origina tanta paura ed a quali precedenti o attuali disastri commerciali nazionali si riferisce, per temere tanto disastro immotivato per il settore pastifici?

    • fabrizio_caiofabricius

      Sig Ezio,
      non faccia comodi ma fantasiosi salti sintattici e non mi attribuisca cose mai dette né pensate. Mi sembra ovvio e fin troppo evidente a chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire chi siano i LUGUBRI DETRATTORI della pasta italiana, non certo gli spaventati consumatori, ma chi li spaventa per controllarli con bufale allarmistiche per fini di neopotere fideistico-religioso.

      Se non le piace lo scenario futuristico di Blade Runner e nemmeno il neorealismo allora, da buon cinefilo, le suggerisco ” Nosferatu, il nocchiero che (im)portava il grano della Morte nera”

    • Sig. Fabrizio, meglio e maggiormente professionali i suoi apprezzati commenti come agronomo, perché come critico cinematografico non ne condivido ne apprezzo affatto la vena fantasy horror per condire la pasta italiana.
      Meglio stare sul “campo” concreto dei problemi.

  3. daniele cernilli

    A proposito di glifosato, vorrei fare una considerazione. Carlo Petrini, lider maximo di Slow Food ha tuonato contro la decisione dell’UE di non vietarne l’uso nella coltivazione del grano. L’Italia e la Francia avevano votato contro, ma sono state travolte da ben 18 nazioni che invece non hanno ritenuto pericolosa quella sostanza. Da analisi effetuate su campioni di pasta è emerso che quelli della Barilla contengono tracce di glifosati, 300 volte meno di quanto è consentito, ma comunque ci sono. La Barilla ha anche pubblicato un comunicato affermando che senza glifosati, innocui per gran parte della comunità scientifica ma per i quali c’è molto dibattito, il prezzo della farina e quindi della pasta sarebbe molto più alto. Quindi sembrerebbe che Slow Food e Barilla siano su posizioni opposte e inconciliabili. Senonché sapete dove sarà presentato il nuovo libro di Petrini “Slow Food Revolution”? Nella sede della fondazione Barilla, con un dibattito fra Petrini e Guido Barilla. Secondo voi Petrini attaccherà il suo sponsor per le ragioni che ha ampiamente sostenuto sul ruolo dei glifosati?

    • fabrizio_caiofabricius

      …La Barilla ha anche pubblicato un comunicato affermando che senza glifosati, innocui per gran parte della comunità scientifica ma per i quali c’è molto dibattito, il prezzo della farina e quindi della pasta sarebbe molto più alto…

      Mi scusi ma questo comunicato mi è sfuggito e me ne sfugge la credibilità, visto che gliphosate sul grano NON SI USA in grandissima parte del mondo, tanto meno come essiccante nelle bollenti estati del bacino mediterraneo, in Australia e in Arizona USA-Messico dove la Barilla ha dichiarato di rifornirsi.

      Non vorrei sbagliarmi ma sento odore di ennesima BUFALA (non a caso “farina” invece del più corretto semola)

    • daniele cernilli

      D’accordo, semola. Però se leggesse i dati analitici pubblicati su Il Salvagente del 3 luglio 2017 vedrebbe che riprende quanto mandato in onda dalla trasmissione della Tv svizzera Au Bon Entendeur vedrebbe che nelle penne rigate della Barilla sono stati rilevati 30 parti per miliardo di glifosato. Un dato molto più basso di quanto consentito, che è di 10.000 parti per miliardo, ma comunque presente. Quindi non si tratta di una BUFALA.

    • fabrizio_caiofabricius

      Sig Cernilli,
      ma se i numeri son questi (ancor più bassi dello scooppone di report) è molto probabile che si tratti di derive di altri lontani trattamenti.

      Basti pensare che la rete ferroviaria italiana è tenuta (FORTUNATAMENTE) pulita da erbacce grazie al Glifosato e se c’è accanimento analitico per altri fini si riesce a trovare anche a kilometri di distanza, ma 30 ppb= 0.03 ppm su un limite di 10 ppm è molto vicino a quello ZERO ASSOLUTO che in natura NON ESISTE, con buona pace dell’assolutismo talebano.

      Non credo, insisto da agronomo, ma posso sbagliare, però che Barilla possa aver esaltato l’effetto calmieratore dei costi del gliphosate sul grano “visto che sul grano NON SI USA in grandissima parte del mondo, tanto meno come essiccante nelle bollenti estati del bacino mediterraneo, in Australia e in Arizona USA-Messico dove la Barilla ha dichiarato di rifornirsi”.

      Forse si confondeva con la SOIA ogm creata proprio per essere annaffiata di gliphosate dagli aerei in pieno turgore vegetativo e quindi senza piante infestanti competitrici e perciò con maggiori rese produttive che ammortizzano i costi

  4. Egregio Sig Caiofrabricius, riporto dal suo commento :
    “(Il) gliphosate sul grano NON SI USA in grandissima parte del mondo”
    Conoscendo la sua preparazione in materia; potrebbe approfondire l’asserzione, visto che ( a quanto si dice) il gliphosate è il diserbantè più utilizzato al mondo e per qualunque coltura?
    La mia domanda (per nulla retorica ) è tesa ha capire l’argomento “gliphosate ” di cui oggigiorno se ne parla forse un po’ troppo e a volte senza la dovuta conoscenza.

    • fabrizio_caiofabricius

      Egr. Sig. Francesco,
      la conoscenza laica, scientifica e democratica è la parola chiave perché il mondo dei nostri figli possa continuare a vivere nel benessere più diffuso possibile, come MAI invece accaduto in quel passato fideistico-religioso che oggi si tende a rimpiangere con sprovveduta superficialità.

      Il gliphosate è molecola diserbante diffusissima nel mondo per la sua praticità ed economicità. Al pari di ben altri illustri scienziati, tanto meno io ho le competenze per dire una parola definitiva sulla sua pericolosità sull’uomo, ma mi fido dei limiti prudenziali emanati dalle autorità sanitarie dopo attenti studi epidemiologici. Se i valori riscontrati fossero non dico superiori, ma solo vicini a quei limiti penso che qualsiasi produttore avrebbe lo scrupolo di non avviare sul mercato la merce. Ma se parliamo di valori lontanissimi da quei limiti (0.03-0.1 vs 10 ppm) mi viene il sospetto che, dopo la sopita campagna delle micotossine, sia in corso la consueta ben orchestrata opera di demonizzazione fideistico-religiosa a fini diversi ma sicuramente non nobili, e tantomeno scientifici.

      Non si usa sul grano e sui cereali perché è un diserbante non selettivo, cioè uccide tutte le piante con le quali viene a contatto, e per colture estensive fitte e “povere” come i cereali non esistono schermature meccaniche che possano in qualche modo separare coltura da infestanti. Cosa che potrebbe essere impiegata con maggiore dispendio per colture “orto-floricole” più redditizie o per arboree-arbustive a tronco consolidato.

      Largo uso in america centro-meridionale nella soia-OGM resistente proprio all’erbicida : 85% della produzione mondiale.

      Largo uso per diserbi totali in scarpate ferroviarie e stradali (per sicurezza e visibilità delle segnalazioni) e dai bordi di canali e stradelli interpoderali e da qui dovrebbero nascere quei valori bassissimi trovati anche nel grano

      Uso limitato ma crescente nelle semine su sodo per eliminare le infestanti e permettere alle seminatrici di creare letti di semina efficaci senza l’uso di costose ed erosive lavorazioni del terreno (in primis aratura). In ogni caso operazioni fatte a novembre per raccolte di luglio…residui ancor più bassi delle derive dei trattamenti non agricoli.

      Essiccamento rapido di cereali ancor troppo umidi per essere mietitrebbiati e stoccati in regioni con epoca di maturazione breve. Non è appunto il caso di Italia, Bacino Mediterraneo, Arizona, USA, Messico, Australia.

      Qualche rischio invece in Canada sul grano primaverile, ma in quel Paese serio ci sono controlli rigorosi e non credo che esportino partite contaminate che comunque sarebbero bloccate alle dogane europee.

      Ripeto : è in corso una incosciente, vergognosa e controproducente campagna di demonizzazione del nostro principale e più sano prodotto immagine simbolo dell’agroalimentare made in Italy nel mondo che, se non opportunamente contrastata dai fatti reali, finirà per colpire anche l’agricoltura che già soffre per prezzi internazionali non remunerativi che certo però non si alzeranno con questa sequela imbarazzante di fake-news come propagandato da chi le sforna.

      Ricordiamoci infine che L’Italia è anche la maggiore produttrice di grano duro BIOLOGICO e quindi con qualche centesimo in più si possono spostare i consumi in quel settore senza neanche la già pur scarsissima chimica del convenzionale (dove è praticato al massimo un diserbo -ma non col gliphosate- bensì con erbicidi selettivi a fine inverno). ATTENZIONE però che se si volessero trovare per forza basta un po’ di accanimento analitico per trovare qualche ppb di qualsiasi cosa anche lì…

  5. daniele cernilli

    Io non ho demonizzato il glifosato, lo ha fatto Petrini nelle sue dichiarazioni, ma che ce ne fosse nella pasta Barilla, e anche nella Divella e nella De Cecco, non lo dico io, lo riportano analisi fatte da laboratori specializzati e pubblicati du Il Salvagente. Ho solo rilevato una contraddizione, e cioè che Petrini, che urla anatemi contro l’autorizzazione dell’uso di glifosato, poi non disdegni di avere come suo sponsor chi invece non ritiene la cosa pericolosa. Peraltro 30 parti per milione sono tracce, ma evidenziano che una parte del grano dal quale è stata ottenuta la semola è stato trattato con glifosato, in modo del tutto legale peraltro, e molto al di sotto dei massimi consentiti.

  6. fabrizio_caiofabricius

    A rischio di essere pedante, insisto:
    30 ppm (parti per milione)= 30 mg/kg sono 3 volte superiori il limite di 10 mg/kg , probabilmente di scarso rischio per la salute ma meglio buttare e doveroso sequestrare tutto
    30 ppb (parti per bilione o miliardo) = 30 mg/tonnellata sono prossime a quell’impossibile ZERO ASSOLUTO e sono frutto di ACCANIMENTO ANALITICO per fini di parte talebana e difficilmente provenienti da trattamenti sulla coltura, molto probabilmente derive lontane o “ineludibile rumore di fondo”.

    Se con strumentazioni sempre più sofisticate possiamo leggere valori infinitesimali, questo non vorrà dire chissà quale pericolo ( a parte quello di essere strumenti impauriti dal fanatismo talebano)

    20 ppb di deossinivalenolo nel grano significa che la micotossina è appena misurabile e quindi il grano è ottimo, non prova di chissà quale importazione fraudolenta
    5-10 dB è il “rumore” presente anche in una notte serena in un bosco lontano, nessun danno acustico anche dopo mesi di permanenza coi lupi
    36.51 °C non segnala nessuna febbre, dai a scuola senza scuse (e buttare il termometro nucleare…)
    0.5  µg/m³ di PM10 lo si troverà anche al Polo, senza obbligare a fermare un traffico che non c’è

  7. Da non dimenticare ed approfondire:
    “Gli erbicidi possono determinare la resistenza dei batteri agli antibiotici, ma in fase di sperimentazione è un parametro che non viene testato.”
    http://www.ilfattoalimentare.it/erbicidi-resistenza-antibiotici.html
    http://mbio.asm.org/content/6/2/e00009-15.full

    • fabrizio_caiofabricius

      Sarei anch’io favorevole alla messa al bando totale di erbicidi e insetticidi, ma con la clausola che a mondare le erbacce per milioni di km e a schiacciare insetti su miliardi di piante ci vadano i tracotanti ed energici neo-talebani da salotto che intimidiscono le masse per controllarle . D’altronde sono la vera classe sociale emergente in crescita esponenziale e, in democrazia, le maggioranze, anche le più impresentabili, vanno rispettate ed è giusto che (s)governino.

      Poi sull’ennesima replica storica della tragicità ineluttabile che aspetta al varco un’umanità annoiata da troppo facile benessere discetteranno gli storici fra centinaia di anni.

    • Sempre esagerato e parossistico nelle sue proiezioni.
      La tecnica dello struzzo oppure quella del tutto o niente, non sono un approccio razionale ai problemi. Meglio ricercare il miglior peggio tendente al meglio, che in questo caso potrebbe essere rappresentato da un uso modulato del Glifosato, ad esempio controllando gli acquisti, evitando eccessi e diffusione planetaria, fino a miglior soluzione.

    • fabrizio_caiofabricius

      Quando ci si scontra ogni giorno con il trionfante, invadente, preoccupante talebanesimo, purtroppo la sobrietà dialettica viene spocchiosamente ignorata.
      Dalla triste, ignorante, altezzosa e crescente pletora di no-vax, no-modern, no-gluten no-all of all arrivano continuamente falsi allarmismi terrorizzanti a fin di annichilente controllo e avidità di potere e io ormai non li sopporto più ( e un po’ mi voglio divertire per non piangere).
      Poi mi sembra ovvio che nessuno si diverta a fare bagni di Gliphosato e fitofarmaci. L’accortezza e il risparmio (del resto ormai obbligato) sono qualità radicate negli agricoltori che sanno fare bene il loro difficile mestiere senza avvelenare nessuno come un forsennato discredito paragiornalistico vorrebbe far credere alle masse ormai urbanizzate e senza più riferimenti ai cicli stagionali.

      Ben venga infine il superamento della necessità di usare diserbanti, insetticidi e fungicidi, ma malerbe, insetti e funghi patogeni da millenni sono gravi minacce alla produttività agricola e quindi al benessere dell’umanità che la breve recente opulenza obesizzante dell’occidente ha troppo rapidamente e pericolosamente dimenticato con proclami di un salottiero, vago e vanaglorioso ” ritorno alla natura”.

      E comunque, in attesa di chissà quale miracolo, i principi attivi dei decenni passati erano sicuramente altamente più tossici degli attuali, gliphosato in primis, basti ricordare l’atrazina fra i diserbanti e il ddt tra gli insetticidi, per non parlare dei micidiali esteri fosforici o del cancerogenissimo ma naturale Arsenico o del metallo pesante Rame, ancor oggi abbondantemente usato in agricoltura biologica fino a 6 kg/ha!!

  8. mi ricollegherei qui ad un altro post sulle bufale …dove in tanti avevano affermato la necessita’ di “controllare internet e i commenti anonimi” ….. sarebbe bello sapere le “posizioni reali” di chi fa le domande e chi da le risposte … che lavoro fanno …..per chi lavorano o fanno i consulenti …
    anche perche’ sarebbe opportuno chiedere il parere/far partecipare consulenti “liberi” o quantomeno con interessi diversi.
    i numeri li danno in tanti ……. ma spesso e volentieri sono sbagliati ….non aggiornati ……PARZIALI..da rettificare …….etc etc

  9. Perfettamente d’accordo con le argomentazioni di Fabrizio-c.f..
    A furia di fare i Talebani per avere visibilità, e a questo punto accredito anche l’ipotesi di conflitti di interesse inconfessati per scopi politici , non dissimili da quelli di Coldiretti, sparare a raffica paure e fake-news praticamente inconsistenti dal punto di vista scientifico, pretendere la provenienza della materia prima in etichetta al pari di una prescrizione sanitaria dopo che sia stata diffusa ( o averne moltiplicato la diffusione) in modo virale la paura sulle materie prime importate disorientando i consumatori che oramai ne recepiscono la presenza come veleno , è ipocrisia ed irresponsabile terrorismo atto solo a danneggiare il Made in Italy e la buona fede (Fiducia) dei consumatori.
    Stessa cosa per i livelli di glifosato.
    Comportamenti del genere ormai sono analoghi alle stupide diatribe che vergognosamente squassano tutto il panorama politico italiano, dove si ha l’impressione che i “partigiani” dell’una o dell’altra idea se ne freghino dei danni enormi che stanno facendo al paese, alla sua economia, allo sviluppo, al sistema produttivo, ai posti di lavoro e a TUTTI GLI ITALIANI completamente disorientati, come dai dati pubblicati oggi da De Rita.
    E’ ora di darsi, TUTTI, una potente regolata, perché siamo sull’orlo del baratro, e gli altri non aspettano altro.

    • Questi in sintesi i risultati della consultazione pubblica sull’indicazione in etichetta delle materie prime del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali:
      “Oltre il 96% dei consumatori ha dichiarato che è molto importante che sull’etichetta sia scritta in modo chiaro e leggibile l’origine dell’alimento e per l’84% è fondamentale ci sia il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione. Per 8 italiani su 10 assume un’importanza decisiva al momento dell’acquisto che il prodotto sia fatto con materie prime italiane e sia trasformato in Italia, a seguire il 54% controlla che sia tipico, il 45% verifica anche la presenza del marchio Dop e Igp, mentre per il 30% conta che il prodotto sia biologico.”
      https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8531
      Se questi dati statistici non sono sufficienti come indicatore tendenziale per il marketing aziendale, possiamo continuare a giocare a nascondino e poi verificare i diagrammi delle vendite prossime future.
      Per la sicurezza degli erbicidi come il Glifosato, ci sono Agenzie ed Istituti di ricerca di tutto il mondo che stanno verificando l’innoquità dei residui negli alimenti, per stabilire dati certi di tolleranza e/o di pericolosità di ciò che si assume e si accumula nell’organismo.
      Non credo che ciò dipenda dalle sollecitazioni di qualche talebano intransigente, ma da un’esigenza medico sanitaria reale, per l’impatto di sostanze chimiche largamente diffuse negli alimenti e nell’ambiente.

  10. Che significato statistico , millantato su” tutti i consumatori”, può avere se si parte da una consultazione sul Web dove rispondono solo quelli che navigano e si interessano del particolare argomento inficiati spesso da una campagna denigratoria sulle provenienze estere ? E’ del tutto fuorviante e corrisponde all’uso e ai fini propugnati da Coldiretti e dal Ministro Martina che va a ruota. 8 su 10 è una fake-news tutta da verificare con metodi d’indagine seri, e non da elezioni grilline.
    Vero che bisogna attendere i dati scientifici sul glifosato di cui non è stata ancora accertata con sicurezza la pericolosità e le relative dosi pericolose per l’uomo, e qundi stabilire la reale esigenza sanitaria. Ma altrettanto vero, come pubblicato e commentato su IL FATTO ALIMENTARE che per ingerire con la pasta livelli significativi di glifosato bisognerebbe mangiarne quintali al giorno.

  11. Non vero per il potenziale possibile effetto come interferente endocrino, dove bastano tracce molto minori dei valori tollerati, per modificarne l’equilibrio; anche se ancora tutto da dimostrare con studi più approfonditi e condivisi.
    Poi le statistiche si chiamano statistiche perché si avvalgono di valori statistici a campione e non assoluti, improponibili in questo contesto, visto che nemmeno quelli politici lo sono, ma tutti i partiti ci si affidano per avere il termometro del sentimento popolare.
    Non affatto condivisibile il suo parere sulla consultazione del Mipaf, che essendo istituzione pubblica non può certo permettersi di alterare o falsarne i risultati.
    Mentre il marketing aziendale dei produttori di pasta, ma anche di molti altri alimenti tradizionali italiani, se non hanno recepito il messaggio dei consumatori italiani, peggio per loro ed i prossimi fatturati.
    Divella docet e Barilla a metà strada.

  12. Non ho detto che il MIPAF abbia alterato i risultati, ma che ha dato per buoni quelli ricavati con un metodo non rappresentativo della vera popolazione dei consumatori, mentre ha elaborato statisticamente dati sui naviganti del web che sono i più influenzati dalle notizie non filtrate che vi girano, e spesso da quelle molto parzialiche piacciono a Coldiretti . Quanto a come si fanno le indagini di mercato, non credo di esserne tanto digiuno, visto che me ne sono occupato da diverse decine d’anni anche sul campo.

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