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Uova di Pasqua “senza olio di palma” è possibile? Certo, spiega l’avvocato Dario Dongo

Uova di PasquaLa nostra azienda si accinge a promuovere uova pasquali di cioccolato (al latte e fondente), evidenziando in etichetta l’assenza di olio di palma. Abbiamo fatto questa scelta a seguito del parere scientifico dell’Efsa, che ha messo in evidenza i rischi per la salute dei bambini legati alla presenza di contaminanti pericolosi. Abbiamo però avuto notizia di opinioni discordanti dell’Associazione delle industrie dolciarie Aidepi. Può per favore chiarirci la situazione? Cristina

Risponde l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare.

La dicitura “senza olio di palma” o simili va considerata al pari di molte altre indicazioni che vantano l’assenza di un ingrediente, di un additivo, o di una sostanza. Tali notizie – in gergo note come “free from” – sono ampiamente utilizzate perché rispondono alle svariate sensibilità dei consumatori. Le grandi aziende, prima di venire costretti a riportare in etichetta la natura degli oli vegetali impiegati, scrivevano “senza grassi idrogenati” su tutti i prodotti da forno. Mentre ora, a seguito della nostra petizione contro l’olio di palma, quasi tutti hanno cambiato ricetta e vantano l’assenza dell’olio tropicale.

I “free from” più in voga, oltre al palma, riguardano ingredienti allergenici (“senza latte”, “senza uova”), sostanze oggetto di intolleranze alimentari (“glutine”, “lattosio”) e additivi, conservanti, coloranti, glutammato di sodio. Solo in alcune ipotesi le diciture in questione devono rispondere ad appositi criteri. É il caso di “senza sale” e “senza zucchero”, che si qualificano come claim nutrizionali ai sensi del regolamento CE 1924/06. Nonché delle diciture relative a glutine e lattosio, a loro volta sottoposte a requisiti appositi (quanto a limiti e diciture).

Le uova di Pasqua possono essere composte da più ingredienti, tra cui l’olio di palma

Le indicazioni “free from” si considerano ammissibili, purché l’impiego dell’ingrediente non sia vietato ed esistano prodotti, nella categoria di riferimento, che invece lo contengano. Tra le uova di Pasqua, basta leggere la denominazione di vendita e la lista ingredienti per scoprire che:

– alcune uova sono soltanto cioccolato, il quale potrebbe effettivamente contenere grasso di palma (1) e se ne può dunque verificare l’assenza (o la presenza) in elenco ingredienti,

– altre uova sono composte da più ingredienti (leggi articolo), tra i quali a volte figura anche un prodotto a base di cacao.

L’indicazione “senza olio di palma” può quindi risultare idonea a facilitare la scelta dei consumatori che intendano astenersi dal suo consumo o comunque sottrarsi alla sua filiera. Ciò vale per le uova di Pasqua, per il cioccolato, e per la gran parte dei prodotti di pasticceria, ove il grasso tropicale viene ancora spesso mascherato dietro l’ingrediente “margarina vegetale”. Nella sostanziale assenza di controlli, la gran parte degli esercizi artigiani continua a violare il regolamento UE 1169/11, utilizzando il cosiddetto “cartello unico degli ingredienti” e senza neppure specificare la composizione di quelli composti, come appunto le margarine.

L’olio di palma è rigorosamente vietato nella ricetta della colomba grazie all’Associazione AIDEPI

La colomba pasquale invece non può riportare la dicitura “senza olio di palma” perché il suo impiego è rigorosamente vietato proprio grazie all’Associazione AIDEPI, che a suo tempo ottenne dal Ministero delle attività produttive un apposito decreto ove si codifica la ricetta di questo dolce nella sua migliore tradizione, con un impasto che non ammette deroghe a farina di frumento, zucchero, uova, burro e sale, salva l’aggiunta di latte e poco altro. (2) Una Pasqua senza palma è dunque possibile! Per l’analisi legale di dettaglio, si veda questo articolo.

Note:

(1) Il cioccolato, ai sensi del d.lgs. 178/03, può contenere fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, tra i quali quello di palma

(2) Cfr. d.m. 22.7.05, articolo 2

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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6 Commenti

  1. Mi sembra che stiamo abusando della terminologia: SENZA OLIO DI PALMA. Il cioccolato ha una sua chiara legislazione e se contiene grassi diversi dal burro di cacao deve essere dichiarato in etichetta.
    Quindi è implicito che tutto il cioccolato non contenga olio di palma se non dichiarato.
    E’ come dire che l’acqua non contiene olio di palma.

  2. Per il cliente consumatore e per il marketing aziendale EVIDENZIARE un ingrediente che c’è o che manca fa una grande differenza per la scelta informata.
    Naturalmente l’elenco ingredienti deve essere completo e fedele al contenuto, ma le EVIDENZE caratterizzano i pregi e le differenze dalla concorrenza.
    Ogni prodotto può avere delle peculiarità che lo distingue dalla concorrenza (è il sale della pubblicità) ed è vantaggioso per tutti e corretto evidenziarle. Le evidenze non piacciono solo a chi non può vantare quel claim.

  3. La legge specifica espressamente che una scritta “senza….” possa essere utilizzata esclusivamente se altri prodotti similari contengano l’ingrediente in questione. altrimenti si tratta di PUBBLICITA’ INGANNEVOLE DA SANZIONARE A TERMINOI DI LEGGE perché si fa credere che sia uso comune l’utilizzo dell’ingrediente in tali categorie di prodotti.. E questo è il caso del cioccolato. Purtroppo i claims “senza questo o quello ” ormai si sprecano, e l’antitrust e l’organo di vigilanza pubblicitaria non intervengono adeguatamente, ma neppure i NAS, e tantomeno la maggior parte dei mezzi d’informazione che ci speculano pur di fare notizia noncuranti di spargere FAKE News a scapito della fiducia dei consumatori che sono ormai tutti disorientati, e, aggiungo io, imbrogliati. Altrimenti a cosa servono le leggi?

  4. L’uso del grasso di palma è una costante e la tendenza all’uso di questo ingrediente si era estesa praticamente a tutti prodotti dolciari e non solo.
    Quindi l’indicazione in evidenza della sua assenza è ampliamente giustificata dalla grande diffusione dell’ingrediente.

    • Caro Ezio, nel cioccolato, di cui sono goloso consumatore, di questo stiamo parlando, non dei prodotti dolciari) fra gli ingredienti non lo trovo mai. Dunque se non è dichiarato non ci deve essere e se c’è senza dichiarazione è da sanzionare, come da sanzionare anche il claim di assenza (senza olio di palma) per i principi citati nella mia nota del 15.03.

  5. Caro Costante, nel cioccolato di cui condivido l’interesse consumatorio, purtroppo non è vietato l’utilizzo di questo grasso fino al 5% degli ingredienti, quindi visto che viene largamente usato dalla Ferrero e regolarmente dichiarato, chi non lo usa e non lo desidera consumare, ha vantaggio se ne è anche evidenziata l’assenza.
    Per quanto riguarda le normative di legge, ritengo vadano aggiornate con la nuova realtà che si è venuta a creare con l’impiego massiccio di questo invasivo ingrediente, come se si trattasse di un novel food prima non noto, sia perché celato nei grassi vegetali, sia perché i consumatori non lo conoscevano proprio.