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Crescono i consumi di uova da allevamento a terra mentre continua il calo della carne di coniglio. I risultati di una ricerca Ismea sulle due filiere

Crescono i consumi di uova provenienti da allevamenti di galline allevate a terra, mentre continua la discesa per quanto attiene i consumi di carne di coniglio. È quanto emerge da una ricerca realizzata dall’Ismea – Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – su due filiere agroalimentari italiane, che negli ultimi anni hanno affrontato un periodo di crisi. Basti pensare alle passate campagne animaliste per scoraggiare il consumo di carne cunicola o al recente scandalo fipronil, che insieme all’influenza aviaria ha investito il settore avicolo.

Secondo i dati di Ismea, in Italia si producono 850 mila tonnellate di uova ogni anno. Questo vuol dire un consumo pro-capite di circa 12,6 kg a persona, leggermente al di sotto della media europea che si attesta su 14 kg a testa. L’aspetto interessante è la scelta delle persone che acquistano al supermercato di sostituire le uova provenienti da galline allevate  batteria con uova di animali cresciuti liberi in  grandi capannoni. I dati confermano questa tendenza ormai irreversibile Nel 2016 il 33% delle uova vendute in Italia proveniva da allevamenti a terra, con un aumento del 47% rispetto al 2012.

Continua a calare il consumo di carne di coniglio in Italia: -12% nei primi 9 mesi del 2017

Analizzando in dettaglio i dati salta all’occhio alcune disparità di carattere locale. L’attenzione al tipo di allevamento sembra essere meno marcato al sud, dove il consumo di uova si ferma ben al di sotto della media italiana (19%), mentre al nord dsi raggiunge il 38%. Le uova da allevamento in gabbia coprono ancora una grossa fetta del mercato e sono vendute soprattutto  negli hard discount, dove sono proposte a prezzi stracciati in virtù del minor costo di produzione, tanto che il canale assorbe un terzo  di tutte le uova di categoria 3 (numero riportato sulle etichette per identificare le uova provenienti da allevamenti di galline in gabbia).

La ricerca Ismea registra un costante calo per quanto riguarda  i consumi di carne di coniglio. La stima attuale è di circa stimato 1 kg pro-capite annuo. Soltanto nei primi 9 mesi del 2017 si è registrata una diminuzione del 12%, mentre nel 2016 il calo era stato del 5%. Nonostante il continuo trend negativo, l’Italia, con un quantitativo pari a 55 mila tonnellate l’anno, rimane il secondo produttore e consumatore mondiale di carne cunicola, battuta solo dalla Cina. Per rilanciare i consumi di uova e supportare gli allevatori di conigli, è in corso una campagna di comunicazione promossa dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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