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Uova Cisam, Ovibon e Saccoccio: revocato il richiamo, nessuna contaminazione da fipronil. Lo certificano le analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno

Le uova a marchio Cisam, Ovibon e Saccoccio non contengono fipronil. Le controanalisi eseguite dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno hanno accertato l’assenza dell’insetticida e dei suoi metaboliti nelle uova prodotte nello stabilimento Cisam di Mignano Monte Lungo (Caserta), che, come ci comunica l’azienda, risultano quindi conformi e sicure per i consumatori.

Scatta, quindi, la revoca del provvedimento di richiamo dei lotti di uova, disposto dalle autorità sanitarie locali lo scorso 22 settembre. L’avviso era stato diffuso dal Ministero della salute.

Le analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno certificano l’assenza di fipronil nelle uova prodotte da Cisam (clicca per ingrandire il documento)

Dal 1 gennaio 2017Il Fatto Alimentare ha segnalato 83 richiamiper un totale di 123 prodotti e 9 provvedimenti di revoca. Per vedere gli altri clicca qui.

Per capire come funziona il servizio di allerta alimentare e come viene effettuato il ritiro dei prodotti dai punti vendita leggi il libro “Scaffali in allerta” edito da Il Fatto Alimentare. È l’unico testo  pubblicato in Italia che  rivela i segreti e le criticità di un sistema che funziona poco e male. Ogni anno in Italia vengono ritirati dagli scaffali dei punti vendita almeno 1.000 prodotti alimentari. Nel 10-20% dei casi si tratta di prodotti che possono nuocere alla salute dei consumatori, e per questo scatta l’allerta. La questione riguarda grandi aziende come Barilla, Mars…, catene di supermercati che commercializzano migliaia di prodotti con i loro marchi (Esselunga, Coop, Carrefour, Auchan, Conad, Lidl, Eurospin…), e anche piccole e medie imprese. Il libro di 169 pagine racconta 15 casi di richiami che hanno fatto scalpore.

I lettori  interessati a ricevere l’e-book, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro  in formato pdf  “Scaffali in allerta”, scrivendo in redazione all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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