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Etichette ingannevoli grazie a vitamine ai superfood. Ecco gli ingredienti aggiunti per far apparire più sani i prodotti ricchi di grassi e zuccheri. L’inchiesta di Test Achat

Sugli scaffali dei supermercati ci sono decine prodotti arricchiti di vitamine e minerali, che però non sono così salutari come lasciano intendere le diciture e le immagini. Più volte su Il Fatto Alimentare abbiamo evidenziato il problema. Anche la rivista belga dei consumatori Test Achat ha puntato i riflettori sulla questione con un’inchiesta realizzato con l’intento di spingere le autorità dell’Ue a mettere fine all’uso ingannevole delle indicazioni nutrizionali e sulla salute su alcuni prodotti. La decisione della Commissione europea sui profili nutrizionali è infatti prevista per metà 2018.

Secondo quanto stabilito dal Regolamento Ue 1924/2006, i profili nutrizionali dovevano essere formulati entro il 19 gennaio 2009, individuando i limiti massimi di alcuni nutrienti – ad esempio grassi saturi, zuccheri e sale – entro i quali poter usare i claim nutrizionali e salutistici sulle etichette dei prodotti alimentari. Certo, le aziende alimentari devono già soddisfare una serie di condizioni stabilite dall’Efsa per poter utilizzare le diciture, ma secondo la rivista queste norme non sono ancora abbastanza senza i profili nutrizionali. Sugli scaffali dei punti vendita ci sono così decine di cibi con troppi grassi, zuccheri e sale che possono vantare pretese sulla salubrità del prodotto grazie all’aggiunta artificiosa di una manciata di vitamine o di sali minerali.

In molti prodotti vitamine e minerali vengono aggiunti per far apparire l’alimento più salutare di quanto è in realtà

Tutti gli ingredienti presenti nei prodotti e collegati in qualche modo alle diciture salutistiche vengono definiti da Test Achat “ingredienti-alibi” aggiunti con evidenti scopi di marketing. Le vitamine C, D e quelle del gruppo B sono tra gli ingredienti più gettonati perché la loro presenza in prodotti come yogurt, cereali da colazione e integratori, permette di riportare sulle etichette frasi collegate ai benefici del sistema immunitario.

L’aggiunta di vitamine del gruppo B è anche l’escamotage usato dai produttori di energy drink come Red Bull per poter utilizzare il claim “Stimola corpo e mente”. La norma vieta di indicare sulle lattine delle bevande energetiche diciture che suggeriscano un miglioramento dell’attenzione e della concentrazione in virtù del loro contenuto elevato di caffeina, per evitare che giovani e adolescenti abusino di questi prodotti potenzialmente pericolosi per la salute. Ma basta aggiungere un po’ di vitamina B6 alla bibita e l’ostacolo è facilmente superato. Con i profili nutrizionali questo non sarebbe stato possibile a causa dell’elevato contenuto di zuccheri presenti nella bevanda.

Spopola l’uso del termine “superfood”, capace di generare un’aura di salubrità quasi magica, ma senza una ragione dimostrata

Un altro stratagemma è quello di utilizzare ingredienti di origine vegetale, a cui sono associate per tradizione determinate proprietà. Per alcune di queste sostanze non esistono diciture regolamentate, per cui sulle confezioni di integratori, tisane, infusi, ma anche prodotti di largo consumo, si trovano accattivanti claim legati alla presenza di bacche, semi, spezie esotiche ed erbe poco conosciute come bacche di goji, zenzero, semi di chia, spirulina. Si tratta di ingredienti raggruppati nella categoria dei cosiddetti superfood un termine molto efficace che si trova anche sulle confezioni. Questa parola non è regolamentata e quindi viene usato liberamente per trasmettere ai consumatori un’idea di salubrità, quasi miracolosa, ma spesso ingiustificata.

Se i superfood spopolano tra i prodotti destinati agli adulti che cercano uno stile di vita sano, l’ingrediente che compare negli alimenti con troppi zuccheri e grassi destinati ai bambini è il latte. In virtù della sua importanza nella crescita e delle caratteristiche nutrizionali, il latte viene aggiunto in molti snack al cioccolato, nei biscotti e in altri prodotti per bambini evidenziandone la presenza. Anche l’impiego di cereali integrali serve a dare a questi prodotti un aspetto salutistico. Leggendo attentamente la lista degli ingredienti, spesso si scopre che di cereali in questi prodotti ce ne sono percentuali ridicole, giusto per vantarne la presenza in etichetta

Sono in voga anche i prodotti multicereali, grazie all’alone di salubrità e completezza

Appare evidente la necessità di elaborare al più presto profili nutrizionali per bloccare l’uso ingannevole delle diciture nutrizionali e sulla salute in questi prodotti. Certo, alcune aziende continueranno a utilizzare altri sistemi per far apparire i prodotti sani e nutrienti, ma almeno non potranno usare le diciture nutrizionali e salutistiche che saranno presenti solo sui cibi nutrizionalmente bilanciati.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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