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Il Ministero della Salute non trova anabolizzanti e sostanze vietate nella carne. Ma dipende da come li si cerca

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Con i metodi chimici indicati dall’Unione Europea è difficile che le analisi trovino anabolizzanti, ormoni e altri farmaci vietati

Il Ministero della Salute ha presentato il rapporto annuale sui risultati delle analisi condotte nel 2014 per verificare la presenza di residui di sostanze anabolizzanti e non autorizzate, medicinali veterinari e agenti contaminanti in animali vivi e prodotti di origine animale. Le analisi indicano che la quasi totalità dei 40.806 campioni esaminati è risultata conforme ai parametri di legge, con solo 44 campioni, pari allo 0,11%, irregolari per la presenza di residui di una o più sostanze vietate. Infatti, se i campioni non conformi sono 44, gli esiti analitici non conformi sono 56. Le principali sostanze riscontrate nei campioni non conformi sono state sulfamidici, tetracicline, macrolidi e chinolonici, penicilline.

 

Si tratta di risultati rassicuranti, in linea con quelli del 2013, da cui si potrebbe dedurre che in Italia non si utilizzano anabolizzanti. Il problema è che ciò che si trova dipende anche da come lo si cerca. Applicando i metodi chimici indicati dall’Unione Europea, costosi ma di fatto inutili, è difficile che le analisi trovino anabolizzanti, ormoni e altri farmaci vietati, che vengono somministrati in micro dosi, metabolizzati in breve tempo, e non sono quindi rilevabili. Risultati diversi e più attendibili si ottengono, ad esempio, attraverso l’analisi istologica della ghiandola del timo in fase di macellazione. Questo è un metodo poco costoso ma più attendibile, perché è in grado di rilevare l’uso di questi farmaci anche molto tempo dopo la loro somministrazione. Viene applicato in Italia dal 2008 ma non è mai stato accettato dall’Unione Europea, perché non identifica la molecola della sostanza e non ne quantifica la presenza; con questo metodo, però, la percentuale di carne bovina italiana trattata con steroidi anabolizzanti, corticosteroidi e altre sostanze vietate sale fino al 15%.

 

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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4 Commenti

  1. Giuseppe Bianchi

    nella maggior parte dei casi non servono analisi per verificare a vista che i bovini sono stati trattati; in base alla razza, all’età, alla quantità di grasso sottopelle, a quanto è tirato l’addome si può desumere se il bovino è naturale o meno. certo l’esperienza aiuta

    • Giuseppe, tutto assolutamente vero, ma non può reggere, non è un metodo analitico e purtroppo se non si può dimostrare al 100% con un dato sicuro allora non è utilizzabile.
      Stessa cosa per l’esame istologico, non è giustamente ammesso perchè non è preciso. Oltre a non identificare la molecola, non è detto che se la ghiandola è ingrossata allora ci sia una frode.
      Ci sono farmaci steroidei che vengono utilizzati, sono legali e hanno effetti sul timo e su altre ghiandole, ma se è rispettato il tempo di sospensione la carne si può vendere ma l’alterazione istologica rimane.
      Purtroppo è impossibile avere un metodo preciso al 100%, e i controlli che vengono fatti non sono sufficienti, bisogna intervenire sulle le filiere prima del macello e non le carcasse ormai macellate, controllare allevamenti, allevatori e associazioni di categoria, ma questo è chiarmente + dispendioso che prelevare 40.000 campioni al macello.

    • x Giovanni
      Ci sono due punti di vista, uno è quello del consumatore che vuole sapere com’è la carne che mangia, se è buona oppure se è trattata agli ormoni. L’esame istologico non darà indicazioni sul singolo caso ma le da sulla carne italiana con una buona precisione.

  2. Ma i metodi, non sono fissati in ambito europeo ? come pure gli LMR ?
    Se questi limiti non sono superati, la carne è ammessa alla commercializzazione, sempre che non sia indicata come BIO.
    I Limiti non stanno ad indicare la “verginità” della carne, ma danno una valore discriminante tra la necessaria produzione di massa e salubrità degli alimenti.

    boh ? non capisco, neanche la carne che mangiavano gli uomini proimitivi era “pura” , era piena di parassiti.

    Spero che il consumatore si fidi dei controlli ufficiali, se no crolla la struttura del sistema dei controlli, generando più confusione che chiarezza.