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La soda tax funziona: in Messico calo delle vendite anche se l’aumento è stato di soli 5 centesimi di euro a litro

L’obiettivo a lungo termine della soda tax è che le persone si abituino a bere acqua per accompagnare i pasti

La soda tax introdotta in Messico nel 2014 sembra avere effetti di lunga durata, al contrario di quanto ipotizzato da molti esponenti delle aziende di soft drink, che avevano previsto un effetto nei primi mesi, ma anche una sua inesorabile scomparsa con l’avvento di nuove bibite  formulate in modo da non ricadere nelle categorie penalizzate.

In Messico questa strategia non ha funzionato, perché la tassazione riguarda qualunque bevanda in cui siano stati aggiunti zuccheri, e quindi anche i tè freddi e i succhi di frutta. Adesso, dopo due anni di pieno regime, i numeri danno ragione a chi ha voluto introdurre la tassa di circa 5 centesimi di euro a litro. Se il calo di vendite nel primo anno è stato del 5,5% rispetto all’anno precedente (il 2013), pari a 18,8 millilitri in meno a persona al giorno, nel secondo la riduzione è arrivata al 9,7% (sempre rispetto al 2013), pari a meno 29,3 millilitri al giorno. C’è di più, la tassa ha influenzato anche i consumi  ldelle fasce di popolazione più a rischio di diabete di tipo 2 e obesità, ossia quelle residenti nei quartieri più poveri e con minor livello di scolarizzazione. Anche le altre bevande non coinvolte hanno comunque  registrato un calo del 2% mentre, in parallelo, è aumentato il consumo di acqua minerale.

I dati sono stati elaborati dai ricercatori dell’Università del North Carolina di Chapell Hill, in collaborazione con i colleghi dell’Istituto di salute pubblica di Città del Messico, che hanno avuto accesso alle statistiche di vendita di grandi aree urbane, e sono stati poi pubblicati su Health Affairs.

Un calo di vendite non significa automaticamente un miglioramento delle condizioni di salute

Naturalmente verificare un calo di vendite non significa poterlo associare a un miglioramento delle condizioni di salute, e su questo ha insistito l’International Council of Beverages Associations, ma i sostenitori della soda tax non sembrano preoccuparsi molto di questo aspetto, e non solo perché sono certi che i benefici sulla salute saranno presto visibili. Se le persone si abituano a bere acqua e capiscono quanto sia sbagliato accompagnare i pasti con un supplemento di zucchero, fanno notare molti commentatori, anche se non sanno quanto questo possa giovare alla propria salute, o se lo fanno solo per motivi economici, il risultato che si raggiunge è lo stesso, e dovrebbe essere anche duraturo: proprio ciò che la norma si prefigge.

Questi risultati sono stati ampiamente commentati in Gran Bretagna, dove la tassa sarà introdotta alla fine dell’anno, e negli Stati Uniti, in un momento in cui grandi aree metropolitane statunitensi come Filadelfia, San Francisco, Oakland, Chicago hanno approvato l’introduzione di normative del tutto simili per caratteristiche ed entità, che sono o stanno per entrare in vigore. E probabilmente anche in molti altri paesi. Secondo l’ultimo rapporto di Euromonitor International, sono ormai 19 i paesi che hanno un qualche tipo di tassazione sulle soda o sul junk food, e che cercano di perseguire l’obbiettivo prefissato dell’OMS di ridurre il consumo di zuccheri del 20% in tempi rapidi.

soda tax
La soda tax riguarda qualunque bevanda a cui siano stati aggiunti zuccheri, anche i tè freddi e i succhi di frutta

Secondo Euromonitor la tassa messicana potrebbe essere troppo bassa, mentre quella introdotta in California, di circa 30 centesimi di euro per litro, permetterebbe di  raggiungere prima lo scopo. A Berkeley il consumo di soda è calato del 21% e quello di acqua è aumentato del 63%, mentre in altre città che hanno imposto una tassa minoreil calo è statodel 4% e una crescita delle acque del 19%. Infine, sempre secondo Euromonitor, 37 dei 54 paesi studiati, pari al 69% del totale, ha un consumo di grassi che supera i 70 grammi giornalieri consigliati, e 38 (il 70%) eccede nello zucchero (che non dovrebbe superare i 90 grammi al giorno); i paesi che si comportano peggio sono il Cile, la Svezia e l’Austria.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Giulio Calderoli

    sono assolutamente favorevole a tasse sulle bevande zuccherate.
    Ma soprattutto a campagne di sensibilizzazione della popolazione.
    Un elogio ad Agnese Codignola e a ilfattoalimentare
    dottor Giulio Calderoli

  2. Se non erro in Italia vige l’IVA al 22% su queste bevande, mi sembra una tassa più che sufficiente.

  3. La salute sarebbe solo una scusa per aggiungere l’ennesimo balzello…il problema si combatte con l’informazione, non con la tassa.