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Mancano i requisiti igienico sanitari: richiamati formaggi ovi-caprini dell’Azienda Agricola Le Curti

Il Ministero della salute ha pubblicato il richiamo di vari formaggi ovi-caprini freschi, stagionati e speziati dell’Azienda Agricola Le Curti perché prodotti “in uno stabilimento non registrato, né riconosciuto e privo dei requisiti igienico-sanitari previsti” dalla normative vigente. Inoltre, non sono state riscontrate evidenze che “il latte crudo utilizzato per la produzione dei formaggi soddisfi i criteri stabiliti” dalla legge per garantire la sicurezza dei consumatori.

Oggetto del richiamo sono i formaggi di tipo caprino pimpinella, caprino semistagionato, conciato, conciato romano, cruscacaprino e Due Latti Foglia. I lotti di produzione non sono indicati. I formaggi sono stati prodotti a Giano Vetsuto (CE).

I prodotti richiamati erano commercializzati anche online. A scopo precauzionale, si consiglia di non consumare i formaggi oggetto del provvedimento.

Dal 1 gennaio 2017Il Fatto Alimentare ha segnalato 97 richiamiper un totale di 138 prodotti e 11 provvedimenti di revoca. Per vedere gli altri clicca qui.

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Fonte immagine: Foodscovery

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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ostriche

Aggiornamento del 24/11: le analisi di Za.Mar sulle ostriche rilevano livelli di PSP sotto i limiti. SoGeGross e Basko richiamano ostriche per presenza di biotossine paralizzanti. Riscontrati livelli oltre il doppio del consentito. Il Ministero della salute richiama altri 22 lotti.

Aggiornamento del 24 novembre 2017: l’azienda Za.Mar informa Il Fatto Alimentare che “grazie all’effettiva rapidità del …

10 Commenti

  1. Davanti a questo genere di prodotti che sono spesso frutto di una tradizione millenaria che è sopravvissuta a fatica nella modernità, io ho sempre dei dubbi sul fatto che la legge riesca a prendere in considerazione il fattore della tradizione come prioritario rispetto alla modernità stessa e alle sue necessità di “controllo della realtà”.
    Un grave dilemma!

    • Pienamente d’accordo con il Sig. Codeluppi. Ormai viviamo in un mondo in cui, se una cosa non è riconosciuta da una legge, è appunto “fuorilegge” e quindi inammissibile, inconcepibile! E’ come se il mondo reale esistesse nella misura in cui viene visto e concepito dalla mente del legislatore.

    • Infatti, cosa importa se lo stabilimento non rispetta le norme igieniche, l’importante è la tradizione!

    • Al signor Vincenzo: Spero che ci siano ancora prodotti – non solo lattiero caseari – che siano prodotti non in stabilimenti ma da persone appassionate pur con dei limiti ma custodi di tradizioni.
      Lei forse non ha idea che il formaggio non si produce con delle macchine ma con elementi vivi: siamo di fronte a qualcosa che assomiglia ma è di più che il problema Galline in gabbia o allevate a terra: siamo a qualcosa di simile ad una possibile questione di eliminare le galline che ancora vivono nei boschi perché possono portare malattie a quelle degli allevamenti! Lei “caseariamente” parlando sarebbe di quel partito! 🙂

  2. Buongiorno.

    Sono andato a visitare il sito dell’azienda e il formaggio incriminato è il Conciato Romano, Presidio Slow Food, che veniva proposto dall’azienda Le Curti – riprendo testualmente dal sito – “nella sua versione più antica”.

    Probabilmente il procedimento originale di produzione di questo formaggio non si accorda con le regole
    igienico sanitarie imposte dalla legge.

    Ora io non so dire se, seguendo le regole, si riesca a produrre esattamente lo stesso formaggio con il medesimo sapore, o se invece se ne ottenga una versione differente.

    Il fatto è che, comunque, seguendo la legge, certi metodi tradizionali non sono più ammessi e dunque alcuni prodotti, che magari si sono sempre consumati nei secoli passati, tipici di una certa area geografica, sono ora vietati.

    Allora mi chiedo: è proprio giusto così? Dobbiamo cancellare tutto, tradizioni, prodotti tipici, usi e costumi, in nome della legge?

    Già la globalizzazione ha cancellato, o snaturato, tante cose. Andando avanti di questo passo, resterà un mondo “standard”, uguale dappertutto, dove ogni cosa è disciplinata da qualche norma.

    Evviva!
    Alberto

    • Ma ha letto la notizia? C’è scritto che il richiamo è avvenuto perchè lo stabilimento era abusivo (quindi problema legale/fiscale) e mancavano i requisiti igienico sanitari.
      Che c’entra tutto questo con la tradizione o la globalizzazione?

  3. Alberto sono contento che siamo in linea di massima allineati.
    Quello che spesso non viene considerato dal legislatore, specie nel campo dei formaggi, è che il sistema biologico di un prodotto vivo non standardizzato, che viene contaminato apposta e vive all’aria e non in ambiente sterilizzato, ha un suo equilibrio intrinseco, guadagnato con secoli di tradizione e di replica delle stesse procedure manuali attuate sempre nello stesso ambiente!

    • Buongiorno.

      Si, io sono di parere uguale al suo. Poi, con questo, non voglio assolvere a tutti i costi l’azienda in questione.

      Comunque, in risposta al commento del Sig. Vincenzo, voglio solo far presente che l’azienda ha un suo sito ben visibile in rete: chi vuol produrre abusivamente non credo cerchi la visibilità. E in ogni caso, tante frodi passate (penso alle mozzarelle di bufala prodotte con latte scaduto o comunque inidoneo al consumo) riguardavano aziende regolarmente registrate. Dunque questione legale/fiscale e questione sanitaria non sono necessariamente collegate tra loro.

      Ad ogni modo il problema della legge, che rende a volte certe pratiche impossibili in nome di presunti pericoli sanitari, secondo me è un aspetto non banale. Mi viene in mente la questione della mensa scolastica e al divieto ai bambini di consumare a scuola alimenti portati a da casa. O alle mamme multate in paese perché alla gara podistica organizzata dalla parrocchia distribuivano fette biscottate con la marmellata senza autorizzazione! Cose semplici, banali, ingenue, che in passato si sono sempre fatte – e non mi pare che sia mai morto nessuno – ora diventano illegali per presunti pericoli di contaminazione o altro.

      Ma è questo il mondo che vogliamo? Un mondo con i paraocchi? Un mondo dove tutto deve essere perfettamente a norma, perfettamente allineato?

      Alberto

    • Sinceramente non capisco quale attinenza ci sia tra i commenti suoi e del suo predecessore con la notizia riportata:

      – stabilimento non registrato significa che producevano in un luogo non noto all’INAIL, quindi una sede di lavoro fantasma (dove i lavoratori non potrebbero essere) e quindi anche mancato pagamento di tasse e assolvimento degli obblighi in materia di sicurezza del lavoro.

      – mancanza dei requisiti sanitari significa non garantire la sicurezza dei consumatori, lei lo sa che i batteri che si annidano nel latte crudo possono causare gravi malattie e talvolta anche la morte? Se crede che i pericoli non esistano, prova a cercare su internet quante persone muoiono ogni anno a causa del problemi causati dal latte crudo

      I controlli servono proprio a garantire la sicurezza della collettività e non ostacolano certo la tradizione, visto che tutti gli altri produttori operano in maniera regolare e sicura per i propri dipendenti e per i consumatori.

    • Vincenzo lei lo sa che il parmigiano reggiano è prodotto con latte crudo e che le sue nozioni su batteri assieme a quelle di una marea di gente che scrive (gente che più propriamente sproloquia) su internet è veramente bassa? Il fatto che il latte venga cagliato subito appena munto previene esattamente ciò di cui parla lei, il fatto che siano batteri non noti e senza un equilibrio di competizione a colonizzare il latte: a ciò si aggiunga il fatto che la situazione fiscale/lavorativa in una terra dove la tradizione anche relazionale tra le persone, non sia moderna e da paese industriale, non altera il fatto che il formaggio prodotto da loro possa essere il migliore che ci sia, indipendentemente dal fatto che rispettino o meno gli standard industriali. Inoltre essendoci alle spalle un imprimatur Slow food (che non sempre mi è simpatico ma di cui apprezzo il valore) racconta fatti sulla prossimità alla tradizione e alla qualità organolettica, non necessariamente all’aderenza ai dettami di un paese industrializzato e alle fobie paranoiche della nostra civiltà. Io faccio probabilmente i migliori tortelli di zucca che si possano trovare, ma il fatto che io tiri la pasta a mano, che la mia farina magari sia restata per due mesi nella mia dispensa, il fatto che io rompa le uova con le mani con cui poi impasto la pasta etc. non siano conformi agli standard industriali, nulla toglie al fatto che i miei tortelli di zucca siano ottimi e che gli amici rischino la loro vita (secondo quanto espresso da lei se applichiamo i suoi criteri) mangiandoli! Lei, per i suoi criteri è un incosciente se si scalda del latte in una tazza che è restata qualche ora in un mobile, ricettacolo di ogni genere di spore e soprattutto è un incosciente se non butta via il litro di latte appena aperto se usato in parte: con l’aria che va a riempire il vuoto creatosi versando il prodotto sono entrati sicuramente almeno 100 000 corpuscoli ricchi di spore varie (ha mai guardato un raggio di luce che attraversa una fessura in una stanza in penombra? tutti quei corpuscoli che si vedono anche a occhio nudo, possono contenere/essere spore o altri microorganismi che entrano nel contenitore del suo latte appena ne versa anche solo un goccio!)
      Mi pare che sia lei a fare confusione!

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