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Pesto vegano e biologico della Saclà: è corretta l’etichetta? Risponde l’avvocato Dario Dongo

pesto salsa sugo 170184593Ho appena comprato un pesto vegano e biologico della Saclà. Sono soddisfatto dell’acquisto, ma nonostante abbia letto tanti vostri articoli sull’argomento, non capisco bene se la lista degli ingredienti sia corretta o meno.

Vi spedisco la foto (vedi sotto), in attesa di chiarimenti.

Alessandro

ingredeinti pesto sacla vegano bio

Abbiamo chiesto un parere all’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare

Il retro-etichetta che ci ha inviato Alessandro appare ben realizzato rispetto ai due ingredienti evidenziati nella denominazione di vendita, basilico e anacardi, (il cosiddetto Quid – Quantity of Ingredients Declaration). La lettura dell’etichetta evidenzia l’assenza di ingredienti di origine animale e non viene citata come eventualmente possibile, a differenza di altri alimenti destinati ai vegani, dove però compaiono scritte del tipo “può contenere (tracce di) latte (e/o uova)”. Ad ulteriore riprova sul prodotto si trova il marchio di certificazione Qualità Vegana di éQ studio srl, effettuata da QCertificazioni.

pesto basilico-tofu sacla bio vegano
Il pesto biologico e vegano della Saclà

L’unica imprecisione dell’etichetta è la mancata evidenziazione in grassetto dell’ingrediente allergenico “anacardi”, che viene impropriamente compensata con la successiva scritta in neretto tra parentesi, della categoria “frutta a guscio”. Questa modalità di comunicazione può confondere il consumatore sulla possibile presenza di frutta con guscio diversa rispetto a quella indicata, come ad esempio noci o mandorle. Il problema purtroppo è ricorrente, tanto che in parecchie confezioni si trova l’enigmatica dicitura “può contenere (o ancor peggio, prodotto in uno stabilimento dove sono presenti/si lavora anche) frutta con guscio“.

Il riferimento generico alla presenza – anche solo eventuale – di “frutta con guscio” non risponde ai requisiti previsti dal reg. UE 1169/2011 (vedi ebook L’Etichetta), né alle esigenze di informazione specifica dei consumatori allergici a uno o più, ma non a tutti, i frutti che appartengono a tale categoria. Ne deriva non solo una violazione delle norme del regolamento (purtroppo in Italia ancora privo di sanzioni specifiche), ma anche un inevitabile pregiudizio ai consumatori allergici che, in difetto di notizie chiare, evitano l’acquisto.

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  Dario Dongo

Dario Dongo

Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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8 Commenti

  1. roberto pinton

    Non sull’etichetta, ma sulle defiizioni comunitarie.

    Nell’allegato II del reg.1169/2011 non è citato il nome “anacardi” con cui comunemente ci si riferisce ai frutti dell’Anacardium occidentale L. , ma il molto meno consueto “noci di acagiù”. Su google ci sono circa 372.000 voci su “anacardo, 49.300 voci su “anacardio” e solo 11.000 su “noci di acagiù”.

    Le informazioni obbligatorie sugli alimenti devono apparire in una lingua facilmente comprensibile da parte dei consumatori (art.15); perchè non si adeguano a questo non complesso precetto anche i traduttori italiani dei testi europei, anzichè utilizzare terminologie insolite del tutto assenti dal linguaggio comune?

    L’acagiù imperversa nei testi legislativi almeno dal 1979 (la direttiva 693/1979 citava il “pomo di acagiù”, che è rimasto tale anche nella direttiva 113/2001), ma solo lì.

    In quanto a immediatezza e comprensibilità fa il paio con gli altrettanto fastiiosi “cinorrodi”, anch’essi comprimari nei soli testi legislativi e sconosciuti al linguaggio comune.
    Non ho mai sentito nessun consumatore chiedere “scusi, dove sono la confettura di cinorrodi e le noci di acagiù?”.

  2. Aggiungerei che forse non è molto precisa e può indurre in errore anche i celiaci, no?!
    Si veda infatti il link : http://www.celiachia.it/menu/faq.aspx?idcat=12&idfaq=74

  3. Mileno Spinadin

    A me succede che prodotti con olio di girasole a volte non danno fastidi e a volte i danno disturbi gastrici.Ho letto che vi sono almeno tre tipi di girasole c ho visto che la formulazione è diversa;perciò ho dovuto escludere il girasole perché non specificato e non so quale sia il tipo che non tollero. Allora mi oriento solo su olio evo o semplice oliva oppure mais he non ho mai avuti problemi. Il,palma lo ho escluso da tanti anni ed il burro lo uso di raramente in piccolissime quantutà ( sui 5 – 10 gr) insieme ad olio evo,e ho visto da circa 40 anni che il mio hdl è nei valori 150-170.

  4. Vorrei capire se tutte le etichette con riferimenti all’alimentazione vegetariana o vegana sono regolari. Guardando in rete non mi sembra che la commissione abbia adottato atti di esecuzione per l’art. 35 del reg CE 1169/2011 circa le informazioni relative all’idoneità di un alimento per vegetariani e vegani. Esiste qualche parere del ministero dello sviluppo economico o delle politiche agricole? O il governo ha adottato una legge delega?
    Le aziende di certificazione private nei loro standard fanno riferimento a regolamenti che riguardano gli ogm, le Iso sulla rintracciabilità e sui metodi di prova dei laboratori. Personalmente ho la fortuna o almeno provo a capire come bilanciare la dieta ma la diffusione dei marchi vegetariano e vegano sono certamente forvianti per il consumatore medio.

  5. giuditta spadoni

    se uno ha esperienza del pesto fatto fresco in casa, capisce subito che il grassetto o il glutine sono ‘problemi trascurabili’ a fronte di un prodotto costituito principalmente da olio di semi di girasole che come base grassa d’emulsione rappresenta una scelta davvero infelice! inoltre vedo che compare al primo posto.. da quando nel pesto c’è più olio che basilico? e che è olio aromatizzato (per non dire colorato)? già questo.. a me basta, sinceramente. cioè un’azienda che preferisce una cascata di olio scadente ad una modica quantità di un olio di qualità (cioè extraverginedoliva).. dimostra che non farebbe male a darsi all’ippica. che poi.. il costitutivo oleoso nel pesto è dato dai pinoli che invece, vedo con somma sorpresa, si trovano citati solo alla fine.. cioè..ci stanno per sbaglio! ma siamo pazzi? e che pesto è???? bah. ma le sorprese non sono finite; vedo che tra gli ingredienti compaiono sale e zucchero. una domanda perchè? gli anacardi sono naturalmente dolci e un buon olio d’oliva possiede in sè il flavour adatto ad esaltare l’alimento che accompagna e a soddisfare il palato senza alcun bisogno di creare subbugli a livello di secrezioni ormonali. sono sostanze con, se non l’unica, la principale funzione di creare dipendenza. inoltre invalidano di molto la percezione e l’assimilazione degli ingredienti naturali (se realmente in quel vasetto ce ne fosse tracci alcuna!). se compro il pesto si suppone che io gradisca il sapore del basilico, se volevo qualcosa di più sapido avrei indubbiamente comprato altro, già naturalmente provvisto di sali. cosa mi rappresentano queste aggiunte? per come la vedo io è un’alterazione ‘ingiustificata’. succo: meglio la pasta allojo ragazzi, e mi raccomando.. che sia uno buono!
    saluti

  6. Non manca qualche informazione invece riguardo al biologico? Non vedo né i riferimenti al Ente di controllo con il numero di autorizzazione né l’origine degli ingredienti biologici, che pure sono quasi tutti a parte l’acqua, il sale e l’additivo antiossidante

  7. C’è scritto che è il retro etichetta. Il resto delle informazioni relative al biologico potrebbe essere sul fronte.