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Formaggio pecorino Argiolas: la lunga e costosa strada per l’approvazione di claim salutistici. Il regolamento è forse troppo elitario

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Il caso del pecorino Argiolas censurato riapre il problema dell’iter per l’approvazione e l’utilizzo di claim salutistici da parte delle aziende

Il Fatto Alimentare aveva riferito la condanna dell’impresa sarda Argiolas,da parte dell’Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria a causa dell’affermazione “abbasso il colesterolo” nella pubblicità del suo pecorino CLA. Il caso è chiuso, ma si riapre una questione di fondo sulle regole europee.

 

Argiolas, nella replica che abbiamo pubblicato, ha spiegato che – con le pur limitate risorse a disposizione – l’azienda aveva lavorato assieme agli allevatori e ai ricercatori universitari per studiare le caratteristiche di un formaggio pecorino che contiene naturalmente un particolare acido grasso, il  CLA, in ragione delle peculiari prerogative dei pascoli in quella zona. Il CLA è quindi presente nel latte, e altresì nel formaggio che ne deriva.

 

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Lo studio condotto dalle Università di Pisa, Cagliari e Sassari ha coinvolto 46 pazienti iper-colesterolemici che hanno mangiato 90 g di pecorino Argiolas al giorno

Le università di Cagliari, Sassari e Pisa hanno realizzato uno studio, condotto su 46 pazienti iper-colesterolemici i quali, a seguito dell’assunzione quotidiana di 90g di pecorino CLA, hanno conseguito una riduzione del colesterolo plasmatico. Questo studio è stato pubblicato sul British Journal of Nutrition, rivista di rilievo scientifico internazionale.

 

Ma il CLA non è presente nella tassativa lista dei claim nutrizionali ammessi, e la strada per la sua approvazione è una vera e propria via crucis. Poiché il reg. CE 1924/06 – chiamato regolamento claim – in effetti prevede che tutti i claim, nutrizionali e salutistici, debbano essere scientificamente fondati. Come è, in tutta evidenza, quello in esame.

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Che le condizioni fissate dal Reg. 353/08 siano “più rigorose” di quelle dei farmaci è opinabile; sicuramente un dossier per un nuovo farmaco è più complesso di quello di un health claim. In realtà si sono applicati i criteri che i nutrizionisti da tempo avevano mutuato per effettuare studi di intervento: i doppio cieco controllati con randomizzazione non sono un capriccio, ma quanto oggi si ritiene necessario per accertare un effetto reale. Gli individui sani: ci sono eccezioni, ed è in generale logico che i claim siano validati sui consumatori, non su popolazioni diverse. La pubblicazione su determinate riviste non è un requisito, la qualità degli studi sì.

    Qualche caso dubbio c’è stato, ma molto spesso sono i dati (CLA compreso) a non essere particolarmente robusti. Il che non vuol dire che l’effetto non ci sia, ma che mancano i dati.

    Indubbiamente quello dei claim è un percorso arduo, fuori portata dalle singole PMI. Si è scelto un percorso che tutelando l’informazione ai consumatori rende costose le domande di claim: ma è lo stesso ogni qual volta si introducono standard più rigorosi.