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Acrilammide: è possibile ridurre la quantità nelle patatine e nei biscotti. Le analisi della Fondazione Changing Markets su 92 confezioni nel Regno Unito

Secondo la Fondazione Changing Markets, anche nelle patatine si può ridurre il contenuto di acrilammide

Dopo le analisi sui biscotti per i bambini più piccoli venduti in Francia, la Fondazione Changing Markets ha verificato la quantità di acrilammide presente in 92 tipi di patatine vendute nel Regno Unito  appartenenti a marche molto note e confezioni proposte dalle catene di supermercati. I risultati delle analisi indicano che nel 17% dei casi le patatine presentano alti livelli di acrilammide, una sostanza riconosciuta come genotossica e cancerogena. In particolare, sedici campioni contenevano una quantità superiore al valore massimo raccomandato dall’Unione europea (1.000 µg/kg). Il livello più alto (2.483,6 µg/kg) è stato trovato in una confezione di patatine Tyrrells,. Si tratta di una quantità pari a 2,5 volte  il valore di riferimento UE e 83 volte superiore rispetto a  quella riscontrata nelle confezioni con la minore quantità di acrilammide ( valori inferiori a 30 µg/kg).

In 31 casi il valore riscontrato si è attestato intorno a 750 µg/kg, che potrebbero essere la futura soglia raccomandata dalla Ue nel nuovo regolamento in via di definizione. Il fatto che sei marche di patatine, di cui uno della stessa Tyrrells, contengano meno di 30 µg/kg di acrilammide dimostra che, come nel caso dei biscotti per bambini, anche la sostanza può essere drasticamente ridotta.

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Efsa ha definito l’acrilammide e il suo metabolita genotossici e cancerogeni

Nel giugno 2015, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha dichiarato l’acrilammide e il suo metabolita glicidammide  genotossiche e cancerogene, e dunque qualsiasi livello di esposizione  risulta potenzialmente in grado di danneggiare il DNA e far insorgere il cancro. Secondo l’Efsa, non è quindi possibile stabilire una dose giornaliera tollerabile negli alimenti, anche se la sostanza è presente in molti prodotti fritti a base di patate, nel caffè, nei biscotti, nei cracker e in  diversi tipi di pane. La cosa certà è che il tenore di acrilammide è  correlato alle condizioni di lavorazione e che la scelta del metodo di cottura è fondamentale per ridurre la presenza.

In gennaio, l’Agenzia britannica per la sicurezza alimentare, la Food Standards Agency (FSA), ha rilanciato l’allarme sui rischi  dell’acrilammide, osservando che la maggior parte delle persone non ne conosce l’esistenza o non sa che è possibile ridurne l’assunzione. Per questo l’agenzia ha lanciato la campagna Go for Gold, che invita a dorare i cibi, senza abbrustolirli.

La Commissione europea sta preparando un nuovo regolamento per limitare la presenza di acrilammide nei cibi, senza fissare valori limite ma solo abbassando quelli di riferimento. La lobby dell’industria alimentari sta facendo forti pressioni, affinché i valori indicativi non possano essere intesi come limiti massimi.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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3 Commenti

  1. ho letto la classifica. Singolare che Tyrrels abbia un prodotto ad elevatissimo contenuto di acrilammide e uno a bassissimo contenuto.
    Ho controllato sul loro sito i due prodotti: patate olio di girasole e sale. Escludo che abbiano processi di cottura differenti; i due prodotti in realtà differiscono solo dalla qualità di patate.
    L’unica spiegazione che si può azzardare è che il livello di acrilammide dipenda dal tipo di patata utilizzata: infatti quelle ad altissimo contenuto di acrilammide sono le cosiddette patate dolci. Altra differenza la percentuale di grassi…30% in più in quelle ad alto valore di acrilammide.

  2. benissimo, in Inghiliterra. E in Italia?

  3. La cosa strana, che si ripete ad ogni tema emerso di sostanze pericolose, è che un’ associazione consumatori solitamente precede tutti, poi segue l’indagine di un’agenzia istituzionale per la sicurezza alimentare e contemporaneamente scattano le resistenze ed i contropareri pubblicati dei vari produttori interessati al problema.
    Dulcis in fundo le autorità sanitarie, forse prendono qualche provvedimento emanando una norma specifica più stringente, che regolarmente quasi nessuno rispetterà, perché le sanzioni sono solitamente ridicole.
    Se ho raccontato una storia non vera e contraria alla realtà dei fatti, sono disposto a ricredermi se mi si porta qualche esempio di segno contrario.
    Personalmente penso che le cose dovrebbero andare proprio nell’esatto ordine cronologico inverso, aggiustando anche le sanzioni per scoraggiare i recidivi ed i recalcitranti.
    Altro che massima tolleranza in una comunità dove vige il principio di precauzione!