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Pan Bauletto Fior di Fibra: Mulino Bianco rinnova il pane in cassetta e lo migliora. Via olio vegetale e destrosio, arriva olio extravergine e zucchero

Pan Bauletto Fior di Fibra
Il nuovo pane in cassetta Mulino Bianco si può considerare l’evoluzione del precedente

Pan Bauletto Fior di Fibra è il nuovo pane in cassetta firmato Mulino Bianco, e si può considerare l’evoluzione, del precedente Pan Bauletto Bianco con Fibra lanciato a maggio 2011 che Il Fatto Alimentare aveva recensito. In questo caso, anche se il confronto nutrizionale non mette in evidenza differenze sostanziali (vedi tabelle sotto), si tratta di un vero e proprio miglioramento del prodotto, con un rinnovamento della ricetta, della confezione e della dicitura.

 

Il nuovo Fior di Fibra è un pane a fette bianco presentato come “fonte naturale di fibre, vitamine e minerali”. Rispetto alla formula precedente è cambiato il nome e anche la denominazione. Prima sull’etichetta compariva la scritta “pane tipo “0” con crusca di frumento, olio vegetale e destrosio” adesso si legge  “pane di tipo “0″ con crusca di frumento selezionata e olio extravergine di oliva 3,9%”. Vuol dire che nella nuova versione il destrosio è sparito, e anche gli oli vegetali sono stati rimpiazzati con l’olio extravergine di oliva. La decisione di introdurre l’extravergine di oliva è stata applicata a tutta la linea dei pani morbidi Mulino Bianco. Siamo di fronte a un sostanziale miglioramento della qualità del prodotto, una scelta apprezzabile da parte di Barilla, che potrebbe essere estesa anche ai biscotti e alle merendine, al posto dell’olio di palma.

 

pan bauletto bianco fibre
Pan Bauletto Fior di Fibra: via olio vegetale e destrosio, arriva olio extravergine e zucchero

Il pane Fior di Fibra ha la crusca ma è bianco. Questa peculiarità è legata alla “macinazione speciale”, come ci dicono sulla confezione: “Grazie ad un processo che prevede due diverse macinazioni e una speciale selezione, Mulino Bianco riesce a prendere lo strato del grano più prezioso, l’aleurone, il delicato involucro che avvolge il chicco e lo aiuta durante la crescita…

 

Difficile per gran parte dei consumatori sapere o ricordare cosa sia l’aleurone. Si tratta di una sostanza proteica presente in molti semi. Nel frumento l’aleurone è lo strato esterno dell’endosperma; ha un valore alimentare elevato (inferiore soltanto a quello del germe di grano); è ricco di proteine, grassi, sostanze minerali, vitamine ed enzimi. Per capire meglio l’importanza di questa sistema di lavorazione in grado di recuperare buona parte dell’aleurone, va detto che nel corso della macinazione del chicco si perde molto del potere nutritivo presente negli strati esterni. Il pane Fior di Fibra Mulino Bianco subisce un processo per cui questa parte viene restituita alla farina.

 

Il nuovo Fior di Fibra ha cambiato, oltre che gli ingredienti anche il concetto di prodotto che viene trasmesso al consumatore: ha connotazioni più dietetiche. Nella presentazione dei nuovi Pan Bauletto non si fa riferimento al colore chiaro o bianco, pur contenendo crusca, la fibra si spiega con la presenza della “macinazione speciale”. Il colore della confezione prima giallo ora azzurro cerca di presentare una nuova “ricetta” di Pan Bauletto.  Fior di Fibra usa l’azzurro, un colore più freddo che caratterizza spesso i prodotti dietetici, “moderni”.

Infine una nota interessante è il prezzo: è rimasto lo stesso di tre anni fa.

Valeria Torazza

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pan bauletto fior di fibra vitamine e minerali

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  Valeria Torazza

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16 Commenti

  1. Scusate qualcuno mi dice gli effetti del alcool presente se questo e altri pani industriali?

    • Serve a mantenere morbida la mollica.

    • L’alcol etilico può essere utilizzato per i pani confezionati in quantità non superiori al 2% sulla sostanza secca; ha un’azione conservante, funge da antibatterico, in particolare antimicotico. Aiuta a garantire una shelf – life adeguata ad una pane confezionato.

  2. mi scrive un’amica alla quale ho fatto leggere l’articolo: “Apprezzabile certo… poi però bisogna che olio extravergine d’oliva venga utilizzato. Sai com’è, ormai mi viene da diffidare di tutto…”
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    Può sembrare un atteggiamento eccessivamente diffidente, ma forse non ai lettori de Il Fatto Alimentare che ne leggono di tutti i colori…
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    Resta il fatto che è un commento in linea con quelli che ricevo spesso sul Blog e che la dicono lunga sulla reale percezione di molti consumatori.
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    Non parlo nello specifico di Barilla, ovvio, ma credo che le aziende dovrebbero cambiare approccio verso i consumatori che, come dimostrano le lettere che pubblicate, è sempre più attenti e consapevole.

    • Caro Paolo, abbiamo le normative che disciplinano la nomenclatura degli alimenti a spiegare che cosa può essere definito olio d’oliva extravergine. E non è olio di palma 🙂
      Lo trovo comunque un miglioramento, se consideriamo che potevano fare i furbi e dire che c’era “olio d’oliva” e già si erano lavati la coscienza e tolto l’olio di palma in favore di un mix di olii con solo una percentuale di olio d’oliva in mezzo.
      Io personalmente non sono una fan dei prodotti Mulino Bianco (anzi, il pane me lo faccio in casa, non toccherei del pane in busta neanche con la canna da pesca!) però apprezzo la decisione e per una volta che un’azienda alimentare industriale fa un passo avanti, approvo sicuramente. Sono tanti piccoli passi che fanno arrivare da un punto ad un altro, no?

  3. Serena, anch’io apprezzo un cambiamento nella giusta direzione, ma il commento pubblicato a nome di un’amica è vero e mostra il sentire di molti che tendono a non credere più a nulla, perchè troppe volte tra quello che dicono e quello che è, c’è di mezzo una frottola confezionata ad arte navigando nelle zone d’ombra delle norme.
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    Giorni fa raccontavo ad amici di aver letto su Altroconsumo delle Acciughe Rizzoli la cui confezione è corredata dal tricolore e dallo slogan “100% italiano”. Se non fosse che poi si scopre che l’olio è italiano, ma le alici albanesi.
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    Di fronte a fatti come questi per molti diventa difficile credere che un’azienda faccia veramente quello che ti dice di aver fatto. E, ribadisco, non parlo di Barilla.
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    Detto questo, ed uscendo un pò dall’argomento, ma non troppo, i fatti dimostrano che non servono marchi DOP, i veterinari dell’ASL (molti sono professionisti onesti, ma non tutti)o norme di vario genere per garantire alcunchè.
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    Mesi fa ho visto a Mi Manda Rai 3 un servizio sulla sicurezza alimentare ed il primo servizio è stato dedicato alle uova che come tutti i prodotti risentono di casi di frode commerciale ovvero di uova (anche scadute) vendute come italiane quando italiane non sono, ma ci sono anche casi di uova prodotte a Treviso e confezionate (a Roma) e vendute come prodotto locale.
    E quindi false certificazioni, falsi timbri, spesso con l’avallo dei controllori.
    *
    Vedi anche in Friuli, latte contaminato con aflatossine e formaggio DOP prodotto abusivamente. Se arriviamo a questi livelli tutto quello che un’azienda alimentare (e non) afferma può essere messo in discussione.
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    Per questa ragione cerco di informarmi al meglio, arrivando a contattare i singoli produttori, a titolo personale, al fine di capire e valutare con dovizia di informazioni.
    Vedi: http://paoblog.net/2013/07/19/consumatori-174/
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    Ma resta il fatto che sogno un mondo (utopia, lo so) dove poter veramente comprare a scatola chiusa, consapevole del fatto che quello è scritto sulla scatola è quello che la scatola contiene.
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    Io lavoro in un’azienda di produzione (non alimentare) che non è certificata per scelta, in quanto abbiamo una tradizione di serietà che arriva da lontano e da sempre pensiamo che la qualità non la fa un bollino stampato sulla carta intestata, neanche se ottenuto pagando il relativo percorso formativo per ottenere la certificazione. Ed i fatti, purtroppo, ci danno ragione ogni giorno. Vedi: http://paoblog.net/2012/05/17/lavoro-29/
    *
    P.S. Tieni presente che noi operiamo in campo petrolchimico, dove “dire/fare una cosa per un’altra” può comportare rischi molti alti…eppure ci sono quelli che lo fanno, con leggerezza e, purtroppo, come prassi consolidata.

    • Roberto Contestabile

      Ricordati che il potere di cambiare lo stato delle cose è NOSTRO, nostro da potenti consumatori! Quindi scegliere o non scegliere tale prodotto rispetto ad un altro è la differenza! Le aziende capitaliste lo sanno benissimo! Meglio di te, di me e di tutti! Per cui prima di scrivere stupidaggini sui loro packaging…ci pensano non una volta, ma centinaia di volte! Figuriamoci un corporation come Barilla! Quindi per favore, facciamo giusta e corretta informazione prego, e tu proprio perchè hai un blog…hai maggiore responsabilità! Informiamo bene e giustamente su corretti stili d’alimentazione e non boicottaggi irresponsabili ed immotivati che creano più danni che benefici! Io non lavoro per Barilla nè tanto meno per nessuna multinazionale, anzi le detesto…! Ma il messaggio lanciato da loro mi sembra più che buono: togliere l’olio di palma è un dovere da estendere a tutta la catena del food!

    • Roberto La Pira

      Barilla usa l’olio di palma per il 95 % dei biscotti e delle merendine!

  4. Grazie per le informazioni. Speriamo che in futuro tolgano anche lo zucchero. Saluti.

  5. Ho comprato questo nuovo pane della barilla, non male ma trovo che abbiano esagerato con l’alcol: appena apri il sacchetto senti l’odore… Con il normale pan carré (sempre barilla) non succede.

  6. @Roberto Contestabile: Ti pare che in merito a questa inziativa io abbia scritto qualcosa contro Barilla?
    *
    Il mio commento parte così: “anch’io apprezzo un cambiamento nella giusta direzione….” per poi aggiungere: ” per molti diventa difficile credere che un’azienda faccia veramente quello che ti dice di aver fatto. E, ribadisco, non parlo di Barilla.”
    *
    Proprio perchè ho un Blog presto molta attenzione a quello che scrivo, ma tutto è inutile se poi uno non presta uguale attenzione nel leggere.
    *
    A parte il commento non trascurabile di La Pira circa l’olio di palma, ti suggerisco di andare a vedere questi esempi: http://www.altroconsumo.it/alimentazione/sicurezza-alimentare/news/cinque-favole-delle-etichette-alimentari e poi torna a dirmi che “prima di scrivere stupidaggini sui loro packaging…ci pensano non una volta, ma centinaia di volte! Figuriamoci un corporation come Barilla!”

  7. Non è chiaro quale zucchero è utilizzato nella ricetta (anche il destrosio è uno zucchero), forse intendono saccarosio? Come al solito, occorre destreggiarsi tra le normative.
    Faccio notare poi l’abbinamento zucchero/sale….in genere le industrie alimentari utilizzano i due ingredienti nel pane conservato come “compensante”,in genere nei prodotti di qualità medio bassa. Idem per l’alcool, che si sente molto in questo tipo di prodotti.

    • E’ chiarissimo invece che usano saccarosio visto che questo è quanto previsto dalla normativa, ma non serve destreggiarsi nelle normative, visto che anche nell’uso comune, per zucchero si intende saccarosio…

  8. è saporito e morbido e le fibre non mancano. è apprezzabile 🙂

  9. @Alessandro
    Purtroppo la normativa non è chiara per nulla. Se è scritto “zucchero” si intende saccarosio, se è scritto “zuccheri” si intendono mono e disaccaridi…è questo il punto che confonde il consumatore.
    Nell’etichetta sopra è scritto: carboidrati 39,3 grammi, di cui zuccheri 5,0 grammi. Sono 5,0 grammi di saccarosio? Non credo….

  10. @Giovanni, la lista ingredienti è una cosa, i valori nutrizionali un’altra.
    Nell’articolo si parla del cambio di ingredientistica, quindi l’utilizzo del saccarosio (zucchero) al posto del destrosio. Su questo dubbi non ce ne sono.
    E’ ovvio poi che nel prodotto nel suo complesso ci sono anche altri zuccheri, perchè contenuti naturalmente nei vari ingredienti. Questi sono indicati nella tabella nutrizionale nella categoria “zuccheri”.
    O secondo lei il consumatore avrebbe le idee più chiare se sulle etichette si riportassero due pagine di valori nutrizionali completi? invece dei “soli” 8 (che diventeranno 7) parametri obbligatori per legge?