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Sarà obbligatoria in etichetta l’origine del riso Made in Italy? L’avvocato Dario Dongo introduce il decreto annunciato dal ministro Maurizio Martina

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L’Italia è il primo produttore di riso in Europa, con 1 miliardo di euro di fatturato

L’origine del riso “Made in Italy” sarà oggetto di indicazione obbligatoria in etichetta, promette il ministro Maurizio Martina, a esito di una riunione del tavolo di filiera per certi versi drammatica, con gli agricoltori in piazza per chiedere aiuto su una crisi di settore senza precedenti. Serviranno nuove etichette, ma anche argini alle importazioni a dazio zero. L’Italia é il primo produttore di riso in Europa (1). Ma i conti non tornano, poiché i risi importati dall’Asia a dazio zero hanno fatto crollare i prezzi e accumulare immani scorte.

Il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali é stato richiesto più volte, già sotto il precedente governo, di adottare i provvedimenti necessari al salvataggio della filiera risicola nazionale. E solo pochi giorni fa ha annunciato alcune misure, nel corso di una riunione coi rappresentanti di agricoltura e industria. L’indicazione obbligatoria d’origine del riso, secondo le dichiarazioni del ministro Martina, avrebbe già raccolto l’adesione del suo collega Carlo Calenda. Attendiamo perciò di vedere il promesso decreto, di cui si anticipano alcuni passaggi:

– le confezioni di riso lavorato e/o confezionato in Italia, destinate alla vendita sul mercato nazionale, dovranno riportare in etichetta sia il Paese di coltivazione, sia quello di lavorazione,

– le predette diciture dovranno venire collocate “in un punto evidente” dell’etichetta. E ovviamente, come ogni notizia obbligatoria, si dovrà impiegare inchiostro indelebile,

– nel rispetto del principio di libera circolazione delle merci, l’indicazione d’origine non potrà venire richiesta sulle confezioni di riso in arrivo da altri Paesi membri UE e SEE (Spazio Economico Europeo), né dalla Turchia (2).

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L’indicazione d’origine in etichetta sarà obbligatoria per il riso lavorato e/o confezionato in Italia e venduto sul mercato nazionale

Il rappresentante di governo ha inoltre dichiarato l’intenzione di promuovere l’etichettatura d’origine del riso a livello UE (3), nonché di chiedere al Commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Phil Hogan l’attivazione di una c.d. “clausola di salvaguardia”, per attenuare i flussi d’importazione di riso a dazio zero dai Paesi asiatici (quali Cambogia e Birmania, tra gli altri).

Per ulteriori approfondimenti, si veda l‘articolo.

Note

(1) Il riso italiano è coltivato su 234mila ettari da 4.265 aziende risicole e trasformato da 100 imprese risiere, per un valore complessivo di 1 miliardo di euro (rispetto ai 3 del valore totale in Europa)

(2) Dovranno probabilmente venire escluse anche le merci in arrivo da Canada e USA, per evitare ulteriori contenziosi come quelli già avviati contro i decreti italiani sull’origine di latte e grano

(3) La voce del governo italiano non si era peraltro audita, quando la Commissione dichiarò inopportuno estendere l’obbligo di indicare le materie prime sui prodotti mono-ingrediente

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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