Home / Etichette & Prodotti / Origine del latte in etichetta: ecco i marchi che scelgono materia prima italiana. Viaggio tra gli scaffali del supermercato

Origine del latte in etichetta: ecco i marchi che scelgono materia prima italiana. Viaggio tra gli scaffali del supermercato

Il 21 aprile è entrato in vigore il decreto che impone l’obbligo di indicare l’origine del latte in etichetta (foto Coldiretti )

Tre settimane dopo l’entrata in vigore della legge che impone dal 19 aprile 2017 l’indicazione obbligatoria dell’origine del latte a lunga conservazione (UHT) e di quello usato per i formaggi confezionati, siamo andati a vedere cosa c’è sugli scaffali. Anche se le aziende hanno 180 giorni di tempo dalla data di pubblicazione della norma per mettersi in regola, buona parte delle etichette riporta già il luogo di mungitura e quello di trasformazione (o condizionamento, per il latte UHT), o fa riferimento all’origine, quando i due processi sono svolti nello stesso Paese.

Cominciamo con il latte UHT che si può conservare in dispensa per mesi e per questo motivo è molto venduto, anche se sapore e ricchezza nutrizionale non sono certo paragonabili a quelli del prodotto fresco.

Il latte UHT a marchio Giglio proviene da Paesi UE

Il latte a lunga conservazione dei marchi Parmalat e Giglio proviene da Paesi dell’Unione Europea. Granarolo, invece, propone due linee facilmente distinguibili dalla confezione di forma diversa (come si può vedere nella foto sotto) e in cui è presente, oppure no, la dicitura ‘latte italiano’. In questo caso è latte nazionale, altrimenti proviene da Paesi UE. Due linee diverse anche per il latte a marchio Despar. In entrambi i casi quello italiano è un po’ più caro. L’UHT Esselunga, invece, è tutto nazionale, come quello Coop (tranne il latte UHT biologico della linea Viviverde, munto e confezionato in Austria). Italiano anche il latte a marchio Conad, come pure Sterilgarda e Mila.

“Per noi l’italianità è un valore – spiega Vittorio Zambrini, direttore qualità, innovazione, sicurezza e ambiente di Granarolo – la nostra è un’azienda a base cooperativa che privilegia la produzione degli associati, distribuiti in 12 regioni d’Italia. Questa scelta viene messa in evidenza sull’etichetta, ma non sempre è possibile, perché il latte nazionale copre circa due terzi del fabbisogno, mentre il resto deve essere importato.” Secondo Granarolo “Il latte di prossimità ha un valore, perché è più fresco – racconta Zambrini – quindi è venduto come latte fresco oppure utilizzato per produrre formaggi DOP. La materia prima importata di solito viene miscelata con quella italiana e venduta come UHT, prodotto in cui la leva ‘prezzo’ è importante”.

Granarolo propone due linee di latte UHT, una prodotta solo con materia prima italiana (a sinistra) e una proveniente da paesi UE (a destra)

Veniamo ai formaggi: il 31% della spesa degli italiani è destinata a formaggi duri (soprattutto Grana Padano e Parmigiano Reggiano), il 29% a quelli freschi (fra i quali dominano ricotta e mozzarella), il 17% ai formaggi molli (come Gorgonzola e crescenza), il 12% ai semiduri (il formaggio coi buchi, provolone e Asiago), infine l’11% a quelli industriali (al primo posto le sottilette). I formaggi DOP – 49 in Italia – come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, ma anche Pecorino Romano o Gorgonzola seguono dei precisi disciplinari e sono preparati con latte italiano, prodotto in aree geografiche specifiche. I formaggi molli più diffusi, come stracchino, certosa, ricotta e mozzarella, possono invece essere fatti con latte diverso, a seconda delle scelte dell’azienda produttrice. La maggior parte della ricotta – fra cui Santa Lucia, Granarolo, Vallelata, Esselunga e Pam – è ottenuta con materia prima di provenienza UE. Il latte italiano viene utilizzato per i prodotti a marchio Despar e Coop, tranne che per la ricotta biologica, preparata con siero di latte austriaco e tedesco.

Abbiamo chiesto a Renata Pascarelli, direttore qualità di Coop Italia, i motivi di questa scelta: “Coop privilegia aziende italiane e materia prima nazionale, ogni volta che questo è possibile, considerando disponibilità, qualità, prestazioni e prezzo. Il latte UHT della linea Viviverde (da agricoltura biologica) è importato dall’Austria e anche la ricotta della stessa linea è prodotta con siero proveniente da Germania e Austria perché la disponibilità di prodotto biologico italiano è limitata. In questi anni però sta aumentando e proprio adesso è in corso il passaggio, per la ricotta, alla materia prima italiana”. Evidentemente la trasparenza “muove” il mercato e spinge i produttori a orientarsi verso la produzione biologica, più costosa e impegnativa, ma anche più remunerativa.

Stracchino e crescenza a marchio Despar, Coop, Esselunga, Granarolo, Invernizzi e Nonno Nanni sono ottenuti con latte nazionale; materia prima UE invece per la Certosa Galbani. I formaggi semiduri, come il Galbanino, e il Filoncino Parmareggio, e quelli venduti a fette, sono spesso fatti con latte UE. I formaggi con i buchi provengono in buona parte da Francia o Germania. Veniamo ora alla mozzarella, simbolo di italianità: latte italiano per Granarolo, Brimi, Despar, Esselunga e Coop; materia prima UE per Vallelata, Santa Lucia, Invernizzi e Pam.

La mozzarella a marchio Esselunga è prodotta con latte italiano

In Italia nel 2016 sono state munte e consegnate alle latterie 11,5 milioni di tonnellate di latte, 2,5 dei quali destinati al consumo alimentare, mentre il resto è in gran parte utilizzato per la produzione di un milione di tonnellate formaggi, oltre il 40% dei quali DOP. Nello stesso anno l’import, in calo da diversi anni, ha riguardato 1,3 milioni di tonnellate di latte sfuso, principalmente da Germania, Francia, Slovenia e Austria. Questo latte viene utilizzato in buona parte per la produzione di formaggi freschi (non DOP), come nel caso di  Vallelata, Galbani, Santa Lucia e Invernizzi (tutti marchi del gruppo francese Lactalis), che impiegano in gran parte latte di provenienza UE.

Un problema che colpisce ciclicamente il latte prodotto nel nostro Paese è quello delle aflatossine presenti  nel mais usato per nutrire le vacche che in alcuni casi possono passare nel latte. Secondo alcuni produttori il latte proveniente dal Nord Europa o dall’Europa dell’Est, risulta più sicuro perché il clima non favorisce lo sviluppo di queste tossine. In realtà i controlli in Italia sono molto frequenti, a tutti i livelli della filiera.

È possibile risalire all’origine della mozzarella a marchio Coop anche sul sito della catena

“Il problema delle aflatossine – dice Zambrini – esiste e sarà sempre più grave. È legato alle condizioni climatiche. Una volta un problema era tipico delle zone tropicali, adesso la questione sta risalendo sempre più verso il nord. Per garantire la conformità agli stringenti requisiti di legge i controlli vengono fatti su tutte le cisterne e c’è anche un importante lavoro di verifica e formazione a livello di stalla.”

La normativa non prevede l’obbligo di origine per i formaggi trasformati (come creme e sottilette) e nemmeno quando il formaggio è un ingrediente, come nel caso delle pizze pronte. Questi dati, però, sono disponibili per i prodotti a marchio Coop sul sito da circa quattro anni  grazie al progetto ‘Origini trasparenti’. “È una scelta impegnativa e faticosa – dice Pascarelli – ma riteniamo che sia corretto rendere disponibili queste informazioni, specificando sia la provenienza delle materie prime sia il Paese di produzione”.

Coop, sul suo sito, consente di risalire alle origini anche di latte e latticini usati come ingredienti di preparazioni come la pizza

Collegandoci al sito Coop allora  si vede che la mozzarella a marchio è prodotta con latte italiano, mentre nei tramezzini, nelle pizze e negli hamburger sempre marchiati Coop si usa mozzarella importata da Paesi come Germania, Danimarca, Regno Unito, Repubblica Ceca e Polonia. Come mai? “Stiamo dedicando una maggior attenzione ai prodotti venduti tal quali – dice Pascarelli – Negli elaborati si valuta di volta in volta, considerando qualità, aspetti sanitari e prezzo. Vogliamo difendere il potere d’acquisto dei consumatori, ma se la materia prima non fosse adeguata, la cambieremmo.”

L’indicazione d’origine del latte è ormai una realtà  e questo permette di fare scelte più consapevoli e di capire qualcosa di più dei processi produttivi. Possiamo così privilegiare la produzione nazionale e favorire la nostra economia, ma questo non sempre è possibile  perché una parte della materia prima deve essere importata. Questo però non vuol dire che il latte tedesco o austriaco siano di minor qualità.

© Riproduzione riservata

sostieni

Le donazioni si possono fare:

* Con Carta di credito (attraverso PayPal): clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare

  Valeria Balboni

Guarda qui

Biscotti Buongrano Mulino Bianco: scrivere “100% farina integrale” può essere fuorviante. Antitrust richiama Barilla che modifica la dicitura

Dire che i biscotti Buongrano Mulino Bianco sono fatti con “100% farina integrale” può “fuorviare …

2 Commenti

  1. interessante. ecco perchè da poco mi sono accorto della dicitura nel latte parmalat UE e non Italia. Io vedo che il prezzo è quasi lo stesso e molte volte cerco quello ITA .

  2. Grazie interessante articolo io leggo x abitudine le etichette tra i marchi non ho trovato TREVALLI il cui latte è nazionale e dico di più il latte fresco QM proviene esclusivamente dalle fattorie della nostra regione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *