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Olio di palma: “una crociata salutista senza fondamento scientifico” scrive Il Venerdì di Repubblica. Ma le cose non stanno proprio così

Immagine pubblicata sull’articolo de Il Venerdì

In un articolo pubblicato il 16 marzo 2018 su Il Venerdì di Repubblica, Silvia Bencivelli scrive che la questione dell’olio di palma è nata dalla lobby dei produttori dell’olio di soia negli USA negli anni 80′, poi è arrivata in Francia dove è stata sposata dai produttori dell’olio di colza, e infine in “Italia si è trasformata in una crociata salutista senza fondamento scientifico. Il sospetto  è che alcuni produttori l’abbiamo alimentata per conquistare consumatori in un mercato ormai stagnate” Questa narrazione  ha il sapore di una favola più che di un articolo giornalistico.

Nella nota non si coglie la questione fondamentale: l’olio di palma era presente nel 90% dei prodotti da forno e in centinaia di altri alimenti. Per questo l’Istituto Superiore di sanità ha pubblicato un documento in cui si raccomandava, di ridurre la quantità degli acidi grassi nella dieta di adulti e bambini perché troppo ricca di grassi saturi derivanti dal palma (oltre che da formaggio, carne, ecc.). Pareri e preoccupazioni del tutto simili sull’olio di palma sono stati espressi dalle agenzie per la sicurezza alimentare francese (Anses), l’agenzia belga e quella Olandese che hanno pubblicato dossier specifici (*). Lasciare intendere che da noi il problema sia frutto di interessi di parte e di lobby è davvero ridicolo.

venerdi di repubblica olio di palma 2018 marzoIn Italia i promotori della campagna sono stati Ilfattoalimentare.it e il sito Great Italian Food Trade di Dario Dongo, due realtà indipendenti che hanno dovuto confrontarsi con la lobby delle aziende capitanate da Barilla e Ferrero. Queste aziende, con i produttori del Sud Est asiatico, hanno promosso una campagna pubblicitaria che ha richiesto un investimento di otto milioni di euro per contrastare inutilmente la nostra iniziativa. Un altro elemento che ha convinto molti consumatori a scegliere prodotti senza olio tropicale, è stato quello ambientale, collegato alla morte degli oranghi e alla progressiva distruzione di foreste e aree vergini per fare spazio alle coltivazioni.

È doveroso sottolineare che l’Efsa, pur avendo rivisto i limiti su un contaminante cancerogeno presente nel palma, ha mantenuto il giudizio su un altro contaminante genotossico contenuto in quantità da 10 a 20 volte superiore rispetto agli altri oli di semi. In ogni caso la sparizione del palma ha dimezzato gli acidi grassi saturi in migliaia di prodotti. Ignorare questo cambiamento positivo nella dieta degli italiani è un atteggiamento miope per chiunque si occupi di nutrizione. L’ultima imprecisione dell’articolo riguarda la frase dove si dice che il palma è stato sostituito da altri grassi non indicati in etichetta. Non è vero perché dal dicembre 2014 è obbligatorio indicare sull’etichetta tutti i grassi utilizzati.

olio di palma
L’immagine che ha caratterizzato la campagna contro l’invasione dell’olio di palma nel 2014

(*) Dossier sull’olio di palma sono stati pubblicati dall’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (Anses) nel 2011, dal Consiglio Superiore della Sanità in Belgio nel novembre 2013 (“La problématique des acides gras saturés athérogènes et de l’huile de palme” – Il problema degli acidi grassi saturi aterogeni e dell’olio di palma). C’è anche il documento del 2016 firmato dall’Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l’ambiente (RIVM) e quello dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) del 2016. L’ultimo è quello dell’Efsa del 2016.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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21 Commenti

  1. Non la prima, non la sola e sicuramente non l’ultima campagna controinformativa sul grasso tropicale di palma.
    Tutti per la nostra preziosa Dieta Mediterranea ricca di grassi polinsaturi dell’olio di oliva e del pesce azzurro, poi per qualche lettore in più, scivolano sui grassi saturi e sostanze accertate tossiche anche dall’Iss, in special modo per i nostri bambini!
    Nel silenzio assordante dei nostri maggiori dietologi di grido, sponsor pro Mediterranea.

    • Anche io faccio la mia parte e “boicotto”,il “palma” ,ma non per questioni salutistiche.
      Del resto,se non prestassimo attenzione alle etichette di ciò che compriamo da mangiare,finiremmo per incappare in ingredienti altrettanto,se non di più,nocivi.
      Lo faccio perché mi piace dare addosso agli industriali del cibo,perché non sopporto il loro modo di confrontarsi col consumatore.
      Distruggono ecosistemi grandi come continenti per convertirli in monocolture di palma,ma anche soia,mais,grano e altro. Non gli frega nulla dell’ambiente perché per loro il fine (fare miliardi di dollari di fatturato) giustifica qualsiasi mezzo. Parliamo di effetto serra,diamo la colpa ai Diesel e non prestiamo attenzione al disastro ambientale delle torbiere che bruciano sotto le foreste incendiate per fare posto alle palme.
      Faccio quel che posso,anche se conta poco e niente.

  2. Ritengo di essere un consumatore informato e consapevole. Il mio personale boicottaggio dell’olio di palma non ha tra le principali motivazioni quella salutista.
    Se guardiamo sotto la superficie, si capisce perchè i sostenitori dell’uso dell’olio di palma vogliono ridurre la diatriba ad una mera questione di salute, le cui posizioni sono più facilmente difendibili e la sfida a colpi di ricerche scientifiche potrebbe andare avanti all’infinito senza soluzione di continuità.
    Le foreste vergini come quella indonesiana e quella amazzonica sono ecosistemi quasi perfetti, estremamamente complessi, con una biodiversità eccezionale, estremamente efficienti in termini energetici ma anche molto fragili. Rompere un qualunque anello (es. orango) che compone le complesse reti trofiche in cui sono coinvolti tutti gli esseri viventi che le abitano può mettere a rischio l’intero sistema.
    Queste foreste vergini si trovano nel loro stadio climax, lo stadio più evoluto che una foresta (ma è riduttivo considerarla solo come tale) impiega decine e decine di migliaia di anni a raggiungere.
    Non dimentichiamo mai che il ruolo che svolgono le foreste come quella amazzonica e indonesiana è quello 1) nelle ere passate di pemettere lo svilupparsi di esseri viventi più evoluti di un batterio o di organismi unicellulari, creando le condizioni atmosferiche e climatiche favorevoli alla vita e 2) oggi svolgono un FONDAMENTALE ruolo di tampone modulando e riducendo degli effetti più intensi dei cambiamenti climatici.
    Personalmente non trovo, in assoluto, niente di più ottuso, masochista e stupido che l’essere umano possa fare che continuare a distruggere anche soltanto un singolo mq di foresta vergine in più per il solo futile motivo del profitto, al quale quello della propria stessa supravvivenza dovrebbe restare sempre davanti, a qualunque costo e sotto qualunque condizione.
    Un’altra motivazione supera quella salutista, che è a mio avviso di poco conto: quella del land grabbing, odioso fenonemo di cui sono vittime le popolazioni indonesiane che vivono all’interno o ai confini della foresta e non solo.
    Purtroppo i fatti ci dicono che basterebbe sostituire il soggetto “olio di palma” con un’altra materia prima o prodotto indispensabile a soddisfare il nostro insaziabile desiderio di consumare e di volere sempre tutto, che queste consdierazioni sarebbero altrettanto valide.
    saluti

  3. Concordo e condivido in pieno le osservazioni e le posizioni ecologiste delle produzioni sostenibili di Luca e Paolo e faccio osservare purtroppo, che una comunità insensibile alla salute dei bambini difficilmente potrà esserlo sui temi di ecologia mondiale.

  4. Credo che,il meglio che noi tutti potremmo e dovremmo fare,sarebbe limitare al massimo il consumo di alimenti industriali elaborati e tornare alla sana abitudine di cucinare noi,partendo dalle materie prime,i nostri piatti preferiti. Limitare il consumo di alimenti di origine animale (non eliminare,attenzione,non ce n’è bisogno),perché solo così possiamo tornare a un agricoltura sostenibile ed eliminare le monocolture di ciò che servono solo a fare mangime per bestiame.
    Credo dovremmo tutti guardare indietro e provare a rivivere e far vivere i nostri figli come quando eravamo piccoli,come quando non c’era il consumismo di adesso ed eravamo più felici .

    • Caro Luca, se il mio datore di lavoro mi consente di lavorare part time e la differenza di stipendio me la versi tu, sarò felicissimo di cucinarmi tutto in casa, dai biscotti al pane alla pasta alle conserve, perché è una mia passione. Purtroppo essendo fuori casa dalla 7:30 alle 19:30 tutta la settimana è un po’ difficile tornare alla sana abitudine di cucinare. E poi non è neanche solo quello: è che io sono fortemente allergico a questa retorica reazionaria. Il cibo industriale se fatto con ingredienti e metodologie di qualità non ha nulla a che invidiare al cibo cosiddetto “genuino”.

    • Gent. Lorenzo, l’attributo di genuinità non è esclusivo di nessun metodo produttivo, ne domestico, ne artigianale e neanche industriale, in quando caratterizza l’alimento non alterato nel senso più largo possibile del termine.
      Quindi ognuno fa quello che può con il tempo e le priorità che si è scelto, ma vedo che concordiamo scegliendo la miglior genuinità possibile di quello che mangiamo, a partire dalla scelta delle materie prime utilizzate in cucina ed anche dai produttori di cibo pronto.

    • È una questione di priorità, come ha detto bene ezio. Pur avendo io e mia moglie orari da dipendente l’uno e lavoratrice autonoma l’altra (quindi lavora più ore) nei week-end, anche se un po’ stanchi, usiamo parte del tempo libero per farci in casa il pane, pizza, yogurt, marmellate, nutella e torte con ingredienti di qualità elevata, spesso biologici e molto poco raffinati, a partire dalle farine. Ma con costi di circa il 20-25% superiori agli alimenti comprati al supermercato (dei quali pago però anche il packaging e la pubblicità),che però abbiamo deciso di sostenere rinunciando a qualche uscita per una birra o pizzata in pizzeria.
      Alle pause scolastiche per lo snack dei figli preferiamo pensarci noi.
      Di bambini obesi o sovrappeso purtroppo se ne vedono sempre di più nelle scuole, e dovremmo chiederci se impegnarci un po’ di più nel curare la loro alimentazione (e educazione alimentare) non valga la pena di qualche sacrificio e fatica in più.
      In che misura siano sani gli alimenti industriali che subiscono numerose lavorazioni, alterazioni e raffinazioni (spesso con aromi, glutammato, ecc.) ci sarebbe molto da dire, soprattutto in relazione a malattie autoimmuni, come le allergie o le intolleranze alimentari, ma anche altre come il diabete.

  5. Manila Spuches

    Nel mio piccolo posso dire che dopo l’eliminazione totale di ogni prodotto contenente quest’olio, in famiglia si sono visti effetti miracolosi ed insperati:

    Dopo appena cinque giorni, nessuno ha piú avvertito bruciori allo stomaco.
    (Fenomeno che persisteva per l’intera giornata).
    Fine di ogni fenomeno di reflusso gastrico durante il sonno.
    Ed é ricomparso il classico lamento della fame da parte dello stomaco 😀

    L’aver tolto dalla dieta familiare dosi massicce di bicarbonato e antiacidi, ha giovato sia alla nostra salute, che al nostro portafogli.

    La conferma della riconducibilitá del malessere all’assunzione di questa “porcheria”, é confermata dall’effetto cartina tornasole alimentare, ovvero:
    Al primo insorgere del minimo accenno di bruciore ( della durata di circa 36ore), praticamente a colpo sicuro, individuiamo il palma tra gli ingredienti.

    Stranamente, da quando si é ridotta la presenza del palma dai prodotti (e ricorderei esser presente in molti medicinali, protettori gastrici, integratori multivitaminici, ecc), noto una diminuzione di spot pubblicitari, proprio sugli antiacidi.
    Che strano.

    Rimane anche la questione etica sulle deforestazioni che sono costate la vita a molti animali tipo i gorilla, per creare campi da coltivare a palma.

    Non so se é vero, ma mio marito insiste nel dire che il palma veniva usato come base per produrre oli per macchine industriali.
    Preferisco pensare che scherzi piuttosto che sapere di aver dato ai miei figli dell’olio motore come alimento.

    • Non smetterò mai di stupirmi di quanto siano veri e potenti ed affascinanti gli effetti placebo e nocebo!

    • Manila Spuches

      Caro sig.r Lorenzo,
      i fenomeni di intolleranza, alimentare possono insorgere con differenti tempi e gradazione da soggetto a soggetto (risposta soggettiva), talvolta viziati dal malassorbimento (da ció che lo provoca e ció che ne consegue).
      Il fatto che per lei, quanto da me esposto, sia da considerare un effetto placebo, conferma quanto poco consideri l’altrui valutazione.
      Mi duole che la mia esperienza (comune e ricorrente su vari forum e dialogando con altre persone), non le sia sembrata autentica o realistica.
      Rimane il fatto che finquando saró io a fare la spesa, a casa mia il palma non entrerá piú.

    • Sig. Lorenzo , lei non puo’ permettersi questi giudizi su una persona che non conosce. Se vuole porti la sua , di esperienza

  6. Purtroppo per noi umani consumatori, le qualità tecnologiche di questo grasso saturo, stabile, inossidabile è tecnologicamente pregiato per tutti gli specialisti tecnici-alimentari e ne spiega la grande diffusione.
    E’ anche largamente usato in tantissimi composti industriali proprio per le caratteristiche suddette, oltre che come olio combustibile economico.
    Purtroppo l’apparato digestivo e metabolico umano non condivide ne apprezza tanta virtù tecnologica e non se ne giova, al contrario come testimonia anche Manila, qualche problema più o meno grave lo crea, per fortuna non a tutti ma sicuramente ai bambini più sensibili ed anche agli apparati digestivi/metabolici/circolatori a rischio.
    Personalmente posso testimoniare anche le mie difficoltà digestive conclamate e confermate per le margarine vegetali ricche di grasso di Palma, fino a pochi anni fà non dichiarato in etichetta e compreso nei famosi quanto anonimi “grassi vegetali” a volte anche idrogenati.

  7. Da quando è partita la campagna “antipalma” si sono scatenate le infine categorie di salutisti, naturalisti, sostenitori dell’ambiente nonchè un nugolo di mamme ansiose a caccia dellarassicurante etichetta “senza olio di palma” su merendine e biscotti con i quali ingozzano quotidianamente i lori bambini!
    Non mi dichiaro nè pro nè contro, benchè io sia persona informata,non mi reputo all’altezza di giudicare.
    Resto da sempre sostenitrice di una alimentazione corretta in genere, senza esagerazioni di alcuna sorta, senza correre dietro agli infiniti allarmi alimentari che ho sentito da 30 anni a questa parte. Qualcuno ricorda la campagna contro lo zucchero? Guai allo zucchero!!! e giù con la saccarina, vietata anni dopo perchè davvero nociva, quindi nuova campagna “lo zucchero nutre il cervello” e così poi per l’aspartame, anche lui nocivo.. E la storia della colza? Vietatissima molti anni fa per l’alimentazione umana, ma non come foraggio per gli animali… e ora riabilitata, non si sa come mai…
    Guai all’olio di palma !!!! Ma care mamme che cercate i biscotti senza olio di palma, lo sapete che il latte artificiale di cui si è nutrito vostro figlio contiene tutta la gamma di olii vegetali ? GIrasole,colza,palma ed altri?
    E che di latte alla fine ha ben poco? Mai sentita una campagna contro i latti artificiali…
    E vogliamo esagerare…no all’olio di palma perchè deforesta e gli orango restano senza foreste, ma le vastissime coltivazioni da cui si prodoce il prezioso zucchero di canna non creano danni all’ambiente?
    Saranno lobby, mode, ricerche scientifiche mal comprese….ma siamo capaci o no di alimentarci in modo equilibrato, senza eccedere in niente, senza esasperarsi, senza arrivare agli eccessi nutrizionali? Perchè alla fine tutto ciò che è contenuto in milioni di prodotti, non siamo in grado di interpretarlo correttament

    • Roberto La Pira

      Grazie per il contributo ma ci sono alcune imprecisioni .La colza 50 anni fa aveva troppo acido erucico adesso on è più cosi e non dà problemi di sorta la usano tranquillamente in Francia. Aspartame non è mai stato classificato come nocivo. Le coltivazioni di olio di palma negli ultimi 10 anni hanno distrutto aree vergini di foreste tanto vaste da diventare un problema mondiale, la canna da zucchero non mi sembra

    • Cara Paola: “Saranno lobby, mode, ricerche scientifiche mal comprese….ma siamo capaci o no di alimentarci in modo equilibrato, senza eccedere in niente, senza esasperarsi, senza arrivare agli eccessi nutrizionali?”
      Concordo e sottoscrivo, ma sarò un pessimista se penso che quello che facciamo noi nel nostro piccolo, moltiplicato per 7 miliardi di persone, l’equilibrio auspicato è molto complicato da raggiungere?
      Mentre i grandi produttori di cibo fanno del loro meglio per esasperare gli squilibri alimentari ed ambientali con l’ipertrofia produttiva di alimenti standardizzati, di basso profilo nutrizionale e forte impatto con la nostra salute e l’ambiente.

  8. Premetto che a casa mia il palma ci é entrato poco pochissimo. Premetto che la mia avversione al palma é di tipo integralistico/talebano: i biscotti si fan col burro e chiuso.
    Premetto che non sono un esperto , ma qualche ragionamento me lo sono fatto.
    Tutto ciò premesso continuo a sostenere che non esiste uno straccio di studio scientifico SERIO sul palma e che tutta questa polemica sia enormemente spropositata.
    Quindi c’è sotto qualcosa che noi poveri pirla non conosciamo.

    • Gent. Federico, quello che sappiamo sul grasso di palma basta ed avanza anche a noi poveri stolti per ridurne drasticamente il consumo ed evitarlo il più possibile nell’alimentazione dei bambini e dei neonati.
      L’enorme diffusione in Italia, la composizione prevalente di saturi, le sostanze tossiche che si formano in raffinazione ad alte temperature, sono argomenti sufficienti per evitare dietrologie, almeno per chi osserva con doverosa oggettività la questione come fa anche lei.
      Poi noi abbiamo un olio riconosciuto prezioso da tutti i nutrizionisti del mondo, che è anche una componente fondamentale della nostra sanissima Dieta Mediterranea, quindi non ci servono dietrologie per scegliere, ma bastano i dati evidenti ed oggettivi di quello che sappiamo alla luce del sole mediterraneo.
      Mentre sono d’accordo con lei sulla scelta del burro, dove serve un grasso solido e stabile anche per un nostro uso europeo molto tradizionale .
      Molti ecologisti hanno anche rivelato come si sono realizzate le piantagioni delle palme, devastando ambienti, sterminando animali ed alterando profondamente l’equilibrio economico degli abitanti dei luoghi d’origine delle piantagioni, senza scrupoli ne rispetto alcuno nella realizzazione di colture estensive ed invasive ambientali.
      Si potrà essere d’accordo o meno con lo spirito ecologista, ma alla base della convivenza sociale ritengo debba esserci prima di ogni altra cosa, il rispetto per le persone e le cose altrui.
      La stessa Ferrero grande utilizzatrice del grasso di palma, sta faticosamente cercando di recuperare certificazioni di sostenibilità ambientale di centinaia di fornitori diversi, difficilmente gestibili viste le quantità in gioco e la diffusione mondiale degli stessi.

  9. La signora giornalista del Venerdí direi che non ha scritto l’articolo in posizione indipendente, perché è risaputo e confermato da nutrizionisti e enti seri che: 1. Si tratta di un grasso vegetale, ma SATURO, quindi grasso non molto utile alla dieta e con controindicazioni; 2. L’aspetto ambientale (roghi di ettari ed ettari di foresta hanno una conseguenza devastante per la natura ed il clima) è importantissimo. Aziende come Ferrero e Barilla, specialmente la prima, continuano imperterrite ad utilizzarlo e c’è un motivo: COSTA MENO DEGLI ALTRI OLI. Spero che i consumatori si informino sempre più e non acquistino più questi prodotti. Ci guadagnerebbe la loro salute e la salute dell’ambiente, cara signora giornalista.

  10. La Ferrero International ha chiuso il bilancio 2017 con ricavi pari a 10,5 miliardi.

    Tra i prodotti che hanno dato la maggior spinta proprio Nutella, sopravvissuta senza troppi problemi alla campagna contro l’olio di palma.

    Basta scontare di qualche euro un barattolo, come avvenuto in Francia ma potrebbe essere ovunque, per vedere quanto la gente sia toccata da certe tematiche ambientalistiche/salutistiche.

    Comunque tutte risolte in agio e scioltezza dal colosso mondiale Ferrero, che ha pubblicato una pagina web specifica nella quale “parliamo di qualità Nutella”. sciorinando una sequenza di informazioni inoppugnabili sulla qualità degli ingredienti utilizzati da mettere a tacere anche il più accanito dei detrattori.

    • Onore al merito del business di Ferrero, ma il fine non giustifica i mezzi ed un po’ di buona volontà per migliorare la qualità nutrizionale dei diffusissimi dolciumi che produce, non guasterebbe ne ai consumatori ne alla sua immagine, che se vuole mantenere adeguata prima o poi dovrà provvedere, come altri grandi produttori stanno facendo.
      Non mi ritengo assolutamente un detrattore, ma da consumatore informato con sufficiente spirito critico, non ritengo affatto inoppugnabili i giudizi sulla qualità sciorinata nella controcampagna citata.
      Sul mercato c’è di meglio, di simile ed anche di peggio. A noi la libertà di giudicare e di acquistare cosa meglio pensiamo e sappiamo valutare dei prodotti in vendita.
      Da un punto di vista socioeconomico, visto l’impatto di cotante produzioni voluttuarie non primarie, il prezzo bassissimo che i grandissimi produttori riescono ad offrire al mercato, ha un grande impatto sociale sui territori (deforestazioni, monocolture), sterminio della fauna autoctona, sconvolgimento dello stile di vita dei nativi locali, sono danni e costi che non aggravano le produzioni di cui parliamo, ma che pesano su tutte le comunità coinvolte.