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Il Mulino Bianco di Barilla può macinare solo olive e non grano. Distrazione o faciloneria del marketing?

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Mulino ad acqua per grano esposto al Museo della civiltà contadina di Ancona

Da quattro anni diciamo a Barilla che il mulino ad acqua dove Antonio Banderas gira gli spot è fasullo. Si tratta di un falso storico, di una rappresentazione scenografica totalmente errata che lo staff aziendale del marketing non vuole modificare. Basta sfogliare un qualsiasi libro, o visitare uno dei tanti musei della civiltà contadina per rendersi conto che la macina di pietra verticale si usava nei frantoi adibiti alla molitura delle olive e non del grano.

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Mulino per cereali da: Museo della civiltà contadina di Ancona

Il mulino  costruito appositamente per girare gli spot di Banderas è infatti l’ottima ricostruzione  di un frantoio per macinare olive. Il mulino ad acqua con le macine  per schiacciare i chicchi i grano era costituito da due grandi pietre rotonde sovrapposte appoggiate su un piano orizzontale. Delle due una era fissa e l’altra mobile come detto  in questo filmato  proposto dal Museo della civiltà contadina di Ancona. I chicchi cadevano dall’alto e venivano ridotti in farina che, attraverso uno scivolo, veniva raccolta nei sacchi. In molte strutture le macine in pietra erano poco visibili essendo racchiuse in una “cassa” di legno.

Barilla sa che il suo mulino è sbagliato e sa che una pubblicità come quella di Banderas  ripetuta migliaia di volte fa “cultura”. Proporre agli affezionati consumatori di biscotti e focaccine un modello di rappresentazione della realtà falso è prima di tutto un errore ma soprattutto è ridicolo. Vuol dire prendere un po’ in giro i telespettatori

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Frantoio con macine in pietra verticali per schiacciare le olive come quello proposto nello spot di Banderas che però macina grano

Le ipotesi sono due, o si tratta di una scelta dei pubblicitari che hanno ritenuto la macina di pietra verticale un elemento centrale per attirare l’attenzione dei telespettatori, oppure la ricerca storica è stata molto superficiale. Questa seconda ipotesi è poco gestibile perché il mulino di Chiusdino – scelto da Barilla negli anni ’90 per girare i suoi spot – si chiama Mulino delle Pile. Fu costruito nei primi anni del 1200 dai Monaci della vicina Abbazia di Serena e la struttura è dotata di macine orizzontali proprio perché macinava grano e cereali (1). C’è di più in un video promozionale su you tube (vedi sotto),  Barilla mostra il percorso della spiga di grano dal campo al sacco di farina e nelle immagini si vede un bambino alle prese con un vero mulino per cereali ancora funzionante, dall’aspetto completamente diverso rispetto a quello di Banderas.

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Banderas mostra ai ragazzi un frantoio che macina olive dove però Mulino Bianco macina il grano  !

Nonostante il grossolano errore, il management dell’azienda di Parma propone un mastro mugnaio impersonificato da Banderas, che si muove fra i sacchi di farina di un mulino con una macina in movimento che dovrebbe schiacciare solo olive. C’è addirittura un piccolo miracolo quando l’attore raccoglie dalla vasca di pietra una manciata di farina (vedi il secondo spot su you tube sotto). In Italia siamo abituati a tentativi di revisione della verità storica a scopi politici, non siamo ancora rassegnati alla revisione della realtà contadina a scopo di marketing.

(1)  Oggi il mulino di Chiusdino è la sede di un agriturismo e non viene più usato per la pubblicità che viene realizzata in un mulino ricostruito come se fosse il set di un film.

In questo  video promozionale firmato Barilla, si vede un bambino alle prese con un vero mulino per cereali dall’aspetto completamente diverso rispetto a quello di Banderas.

 

In questo spot Banderas fa un piccola magia, raccoglie dalla vasca di pietra che dovrebbe contenere olive schiacciate una manciata di farina!

  Roberto La Pira

Roberto La Pira

Giornalista; dr in Scienze delle preparazioni alimentari

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13 Commenti

  1. Che vogliamo pretendere dai pubblicitari? Ricordo uno spot della Mercedes dove i passeggeri posteriori erano senza cinture di sicurezza (obbligatorie, vi ricordo) e l’errore era evidente visto che il filmato iniziava con una frenata e con il passeggero posteriore che sbatteva sul sedile anteriore … oppure lo spot del Ministero della Salute spot contro il fumo ed i selfie in auto, ma l’attore è senza cintura.
    D’altro canto nella maggior parte dei casi la pubblicità ci racconta una verità distorta a favore del prodotto, per cui un dettaglio come quello relativo al tipo di mulino passa in secondo piano.
    La precisione non la troviamo neanche nei fatti di cronaca dove giornalisti di cronaca nera parlano di “roulette russa” con una semiautomatica che, peraltro, aveva 5 colpi in canna.
    Dettagli che passano inosservati ai più, come per il Mulino, meno a chi conosce le armi oppure i Mulini.
    L’imprecisione è la nuova regina di stampa e tv.

  2. Possiamo definirla “ignoranza culturale”.
    è quella che poi trascina e contagia intere generazioni.

    La pubblicità, dovrebbe seguire un etica precisa e chiara, inquanto strumento informativo ed educativo di massa.

    Se poi la dobbiamo considerare (o la considerano i pubblicitari) come strumento per condizionare ed ingannare l’utente consumatore, allora a scorrettezza si risponda con scorrettezza.

  3. La pubblicita’ e’ fantasia.. deve invogliare il consumatore all’acquisto, ovvio che non e’ la realta’; poi dipende sempre dal prodotto pubblicizzato. Non capisco il senso dell’articolo Roberto, ogni giorno passano una ventina di spot irreali e hai messo solo quella del mulino bianco, capisco che devi fare l’articolo (e ci sta), ma si deve capire anche che non e’ la sola pubblicita’ di fantasia…

    • Roberto La Pira

      Un conto sono gli spot non reali un altro conto è proporre un vero mulino (ricostruito come un set cinematografico in modo assolutamente minuzioso) con un errore così grossolano. La pubblicità è spesso informazione e la gente comune che vede questo spot centinaia o migliaia di volte si convince che quel mulino macina grano ! Ben vengano le segnalazioni di altre pubblicità con errori grossolani.

    • Caro Stefano, non confondere la fantasia con la falsità. La fantasia è trascendenza dalla realtà mentre la falsità è distorsione della stessa per comodità, ignoranza o peggio…
      Nel nostro caso, ben venga la precisazione. Ed è scorretta la critica di parzialità mossa al buon La Pira per non aver citato “tutti” gli spot ingannevoli: ha fatto un articolo su un singolo prodotto, non un romanzo di manzoniana memoria…!!!

  4. a parte la molazza che macina il grano invece di impastare calcie e puzzolana lo spot e’ orripilante, ricostruiscono il mulino sul set ok ma potevano spendere 2 spiccioli in piu’ per la gallina che è oscena e rigida…
    anche in passato mi sembra biscotti cotti al vapore si vedevano forni con fuoriuscita di vapore da un paio di trombe orchestrali.
    non c’è svista o altro è propio cosi’.

  5. A parte la macina… Bambini che corrono nel campo con le spighe mature? Da me il contadino li avrebbe già rincorsi col forcone! Giochi e feste alla sera? Direi che è proprio una favola, in campagna (non so nelle grandi aziende) ci si alza all’alba e si va a letto presto e si è stanchi per la festa (al massimo il fine settimana se non hai animali da accudire!)?dov’è il lavoro duro tanto da spaccarsi la schiena per cui si arriva sfiniti a letto? Mah! Certo che se avessero descritto tutto ciò non avrebbero venduto nessun biscotto

  6. Articolo molto interessante.

  7. Ma non avete altro da precisare. Etica sulla pubblicità? Proibitela che facciamo prima. Educazione e cultura dalla pubblicità. Ma per piacere.

  8. Gentile Roberto,
    Sebbene le tue ragioni siano corrette trovo completamente errato e carico di inutili falsi buonismi il concetto di pubblicità educativa e didattica. Se si trattasse della “pubblicità progresso” mi troveresti in sintonia con le idee che hai espresso nell’articolo.
    Sai benissimo che lo scopo dei pubblicitari è coinvolgere l’utente con delle emozioni e con delle informazioni per il fine ultimo di incentivare gli acquisti da parte del pubblico destinatario del messaggio pubblicitario. Ovvio che queste pubblicità sono dirette ad un pubblico medio italiano che culturalmente lascia alquanto a desiderare (la causa di questo è il sistema scolastico e istituzionale del Paese, non gli spot pubblicitari). Nell’immaginario collettivo un mulino a pietre verticali è immediatamente identificabile come tale, mentre un mulino specifico per cereali (a pietra o a rulli che sia) è di difficile comprensione, suppongo che sia stata questa evidenza a portare i pubblicitari ad inscenare un falso e ritengo che abbiano fatto la scelta giusta. Diversamente solo una minima parte del pubblico avrebbe capito quella scena e questo si sarebbe tradotto in uno spot meno efficace e quindi una parte dell’ investimento pubblicitario sarebbe andato in fumo. Quanto a quell’orenda gallina sono d’accordo con un commento precedente: faceva schifo e lascia alquanto a desiderare anche quell’improbabile marchingegno taglia-biscotti realizzato con pezzi di macinino per caffè visibile in uno di questi ultimi spot.

  9. Sono i misteri del marketing, un franotio diventa un mulino e l’olio extra vergine si ottiene spremendo le olive con le mani (vedi spot Monini)….

  10. Per chi si occupa di marketing (ma non solo)i consumatori sono delle pecore da tosare: meno i consumatori ne sono consapevoli e piu’ e facile tosarli. Cerchiamo di esserne consapevoli ognuno per la sua parte .