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Al via il marchio “Prodotto di Montagna”. Presentato dal ministero delle Politiche agricole

prodotto di montagnaIl Ministero delle politiche agricole ha presentato il marchio identificativo del regime di qualità “prodotto di montagna”, un logo verde con una montagna stilizzata da utilizzare sui prodotti previsti dal decreto ministeriale del 26 luglio 2017, che attua i regolamenti europei sulle condizioni di utilizzo dell’indicazione facoltativa “prodotto di montagna”. Il logo può essere utilizzato per le materie prime che provengono essenzialmente da zone montane e, nel caso degli alimenti trasformati, quando trasformazione, stagionatura e maturazione hanno luogo in montagna.

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina – è valorizzare meglio il lavoro dei produttori delle zone montane. Parliamo del 17% del totale delle imprese agricole italiane e di un terzo degli allevamenti. L’economia agricola della montagna è un pilastro fondamentale per la tenuta dei nostri territori, anche contro il dissesto idrogeologico. Con il regime di qualità e questo nuovo marchio, i consumatori potranno riconoscere più facilmente dalle etichette le produzioni e supportare queste attività e il loro valore non solo economico, ma sociale e ambientale”.

Per quanto riguarda i prodotti di origine animale, il decreto del luglio scorso stabilisce che l’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna” può essere applicata ai prodotti:

  1. a) ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e trasformati in tali zone;
  2. b) derivanti da animali allevati, per almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita, in zone di montagna, se i prodotti sono trasformati in tali zone;
  3. c) derivanti da animali transumanti allevati, per almeno un quarto della loro vita, in pascoli di transumanza nelle zone di montagna.
pecore montagna
L’indicazione facoltativa “prodotto di montagna” vuole tutelare il lavoro dei produttori delle zone montane

La proporzione dei mangimi non prodotti in zone di montagna non deve superare il 75% nel caso dei suini, il 40% per i ruminanti e il 50% per gli altri animali da allevamento. Questi ultimi due parametri non si applicano per gli animali transumanti quando sono allevati al di fuori delle zone di montagna.

L’indicazione “prodotto di montagna” può essere applicata ai prodotti dell’apicoltura, se le api hanno raccolto il nettare e il polline esclusivamente nelle zone di montagna, e ai prodotti vegetali, se le piante sono state coltivate unicamente nella zona di montagna.

I prodotti, quali erbe, spezie e zucchero, utilizzati come ingredienti nei prodotti di origine animale e vegetale possono anche provenire da aree al di fuori delle zone di montagna, purché non superino il 50% del peso totale degli ingredienti.

Per quanto riguarda le operazioni di macellazione di animali e sezionamento e disossamento delle carcasse e quelle di spremitura dell’olio di oliva, gli impianti di trasformazione devono essere situati non oltre 30 km dal confine amministrativo della zona di montagna.

Per il latte e i prodotti lattiero caseari ottenuti al di fuori delle zone di montagna in impianti di trasformazione in funzione dal 3 gennaio 2013, viene stabilita una distanza non superiore ai 10 km dal confine amministrativo della zona di montagna.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. “Per il latte e i prodotti lattiero caseari ottenuti al di fuori delle zone di montagna in impianti di trasformazione (in montagna) in funzione dal 3 gennaio 2013, viene stabilita una distanza non superiore ai 10 km dal confine amministrativo della zona di montagna.”

    Come per l’Asiago DOP prodotto ad Asiago che è in montagna ma il latte arriva con una serie di autocisterne dalla lontana pianura padana.

    Mi pare che adesso per fregiarsi di Asiago prodotto ad Asiago con il marchio di prodotto di montagna debbano limitare le autocisterne a massimo 10 km (in linea d’aria?), quindi entro l’immediata pianura.

  2. Tutto sta alla definizione di “MONTAGNA” e alla tracciabilità del latte : stalle > caseificio.
    Che poi non è detto sia automaticamente un indice di qualità.
    C’è dell’Asiago prodotto in pianura con caratteristiche qualitative decisamente superiori al prodotto equivalente fatto in montagna