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Lotta all’obesità: uno studio confronta tre possibili opzioni e indica nei sussidi ai cibi sani, per ridurne il prezzo, la politica più efficace

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Frutta, verdura, pesce e carni magre costano fino a quattro volte più del cibo malsano

Alcuni economisti dell’Università inglese di Bath hanno condotto una ricerca, confrontando l’efficacia e la convenienza economica di tre opzioni volte a spostare le abitudini alimentari delle persone obese e in sovrappeso.

Recenti studi indicano che l’obesità costa al servizio sanitario nazionale del Regno Unito 6,1 miliardi l’anno, cifra che nel 2030 potrebbe aumentare di altri due miliardi. Le opzioni alimentari più sane – frutta e verdura fresche, alcuni tipi di pesce e le carni magre – costano fino quattro volte più di quelle malsane e gli economisti dell’Università di Bath hanno voluto confrontare l’efficacia delle tasse, rispetto a sussidi e incentivi in denaro, nel ridurre il consumo di alimenti poco virtuosi dal punto di vista nutrizionale, in modo da fornire ai decisori politici un’analisi costi-benefici delle varie opzioni possibili.

Utilizzando un modello matematico, i ricercatori hanno analizzato i probabili risultati di ogni scenario per il Regno Unito e per gli Stati Uniti, ottenendo esiti analoghi in entrambi i casi: i sussidi sono il sistema più efficace ma anche più complicato, gli incentivi in denaro contante, pagando le persone affinché perdano peso, sono la seconda scelta, mentre le tasse la terza.

Il metodo dei sussidi, in modo da consentire una riduzione del 10% del costo del cibo sano, abbasserebbe la percentuale delle persone in sovrappeso nel Regno Unito dall’attuale 57% a circa il 13% e nel lungo termine potrebbe anche essere più redditizio, perché costerebbe 991 milioni di sterline ma farebbe risparmiare 7,2 miliardi in costi sanitari per la cura delle malattie correlate al sovrappeso e all’obesità. Il risparmio sarebbe però sul lungo termine, quando un significativo numero di persone avessero perso peso, mentre sarebbe richiesto un ingente investimento iniziale.

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Il metodo dei sussidi porterebbe a una riduzione della percentuale di persone sovrappeso nel Regno Unito

Al secondo posto si situa il sistema degli incentivi in denaro contante, che prevede di porre alle persone obese e in sovrappeso un obiettivo quantitativo e temporale di dimagrimento, abbinato a un incentivo finanziario se l’obiettivo viene raggiunto. L’incentivo calcolato sarebbe di circa 10 sterline al giorno. Questo sistema, che consentirebbe di cambiare le abitudini alimentari in modo duraturo, anche una volta terminato il programma di dimagrimento con gli incentivi, abbasserebbe la percentuale delle persone in sovrappeso dal 57% a circa il 21%. Dal punto di vista finanziario, questo è il sistema che avrebbe i più alti costi di gestione e anche calcolando i risparmi per le spese sanitarie il costo per i contribuenti sarebbe di 138 milioni di sterline.

Infine, una tassa del 10% su tutti i prodotti alimentari non salutari abbasserebbe la percentuale delle persone in sovrappeso dal 57% al 34% e, pur essendo la politica meno efficace, sarebbe l’unica opzione a generare entrate per il governo, stimate in 86 milioni di sterline.

Quindi, sottolineano gli autori dello studio dell’Università di Bath, il sistema dei sussidi per la riduzione dei prezzi degli alimenti salutari risulta la misura più efficace e anche piuttosto semplice da implementare, ma richiederebbe dai governi l’adozione di una posizione lungimirante, dato che i risparmi sarebbero spostati in là nel tempo.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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5 Commenti

  1. Solamente rimodellando le aliquote dell’Iva e collocando ad aliquota 0 gli alimenti più salutari ed ad aliquota massima del 25% quelli più dannosi (alcolici, zucchero, dolciumi, grassi saturi, carni grasse, ecc..), si potrebbe incidere in modo efficace facendo prevenzione vera e non solo teorica.

  2. Nella foto l’ uomo non usa il guanto.

  3. La soluzione più vantaggiosa e facilmente perseguibile mi sembra possa essere l’associazione della prima e la terza opzione, spostando le risorse erariali ottenute aumentando le tasse ai cibi meno salutari su incentivi fiscali per i cibi meno dannosi.

  4. Perché ci ostiniamo a chiamare cibi o alimenti i prodotti edibili poco virtuosi dal punto di vista nutrizionale?