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Spreco alimentare: i supermercati non accettano prodotti che hanno superato i due terzi della scadenza. È necessario trovare soluzioni

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Un latte fresco che “dura” 6 giorni, deve arrivare al punto vendita entro due giorni dalla produzione, non di più

Immaginate una partita di latte fresco appena prodotto: in genere la shelf life (la durata fino alla data di scadenza) è di 6-7 giorni. Non è detto però che quel latte riesca ad essere pastorizzato, confezionato in poco tempo e arrivare sullo scaffale del supermercato entro 24 ore. Se per qualche contrattempo o disguido arriva dopo 3 giorni dalla data produzione c’è il serio rischio che venga respinto dalla catena di supermercati e rimandato al produttore. Questo episodio genera inevitabilmente un’eccedenza che può facilmente tramutarsi in spreco.

Di norma le catene della grande distribuzione accettano solo prodotti che al momento della consegna hanno ancora intatti due terzi della loro shelf life. In altre parole se la mozzarella ha una scadenza di 15 giorni, deve essere consegnata al massimo dopo cinque giorni dal confezionamento. Superato questo limite, la partita viene rifiutata. Nel caso di un latte fresco che “dura” 6 giorni, significa che deve arrivare al punto vendita entro due giorni dalla produzione, non di più. Purtroppo il camion che consegna ogni giorno le nuove bottiglie, ritira anche il latte fresco che secondo i supermercati non è più vendibile perché ha una grossa colpa quella di durare ancora due giorni.

 

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Ci sono anche le perdite dovute ai processi di trasformazione, come per frutta e verdure durante la fase di pelatura-sbucciatura

Il superamento di una certa data utile per la distribuzione è una delle ragioni principali per le quali in un’azienda di trasformazione si generano eccedenze alimentari, vale a dire prodotti perfettamente commestibili e sicuri, che per varie ragioni non riescono ad arrivare nei punti vendita e quindi non possono essere acquistati dai consumatori. Questo dato emerge sia dall’indagine su eccedenze e sprechi realizzata dal Politecnico di Milano, sia dai dati raccolti più recentemente da Aicq Triveneta (Associazione italiana coltura qualità), in collaborazione con l’Ordine dei tecnologi alimentari di Veneto e Trentino – Aldo Adige e Confindustria Venezia, presentata poche settimane fa nel corso di un convegno intitolato Lo spreco come risorsa.

 

Lo studio dell’Aicq Triveneta ha coinvolto una ventina di aziende di trasformazione situate in Veneto e Trentino – Alto Adige, che hanno risposto a un questionario sulle cause, sulla gestione e sull’entità delle eccedenze e degli sprechi alimentari. «Abbiamo inviato il questionario a un centinaio di aziende – sottolinea Stefano Zardetto, presidente dell’Ordine dei tecnologi delle due regioni del Nord-Est – ma hanno risposto in poche, e questo dimostra che i dati relativi a queste voci sono considerati sensibili».

  Valentina Murelli

Valentina Murelli

giornalista scientifica

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5 Commenti

  1. Gianluca Vacca

    Una buona idea la avuta la catena Eataly. I prodotti in prossimità di scadenza viene venduto con sconti vicini al 50%. Ed infatti io sono un usufruitore di questa iniziativa.

  2. E’ molto positiva l’iniziativa degli sconti sui prodotti prossimi al TMC, ma non è a mio parere la soluzione definitiva.
    Il problema è il TMC in sé che in gran parte dei prodotti non rispecchia la curva di qualità reale del prodotto,in alcuni casi è troppo corto, in altri troppo lungo; in tantissimi casi è un mero numero burocratico dettato da regole come quella dei “due terzi residui” che altretutto fuorvia il consumatore sulla reale qualità del prodotto.
    Sono rari i produttori che hanno compiuto studi seri sul reale TMC dei loro prodotti.

    A questo si aggiunge una vasta incompresnione del TMC: benché la comunità Europea si affanni a dichiarare che un prodotto oltre il TMC può essere venduto e consumato (TMC = termine MINIMO di conservazione), di fatto l’opinione prevalente dei consumatori continua a considerare il TMC come una scadenza e cioè un “termine MASSIMO” di conservazione.

    CHE CE NE FACCIAMO DI UN CARTELLO CHE CI INDICA LA DIREZIONE ERRATA?

  3. Ma chi determina la scadenza/TMC/da consumarsi preferibilmente entro…/ etc etc, da assegnare ai vari prodotti?
    Il produttore, al quale compete eventualmente di prepararsi a motivare il proprio operato.
    sbaglio?
    glm

    • Roberto La Pira

      È il produttore che in base al trattamento industriale , al tipo di confezioanmento e alla materia prima stabilisce il TMC . Eccezion:poche uova e latte