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Roma dice no a limiti nazionali per i Pfas nell’acqua potabile. Il governatore del Veneto: “Scandaloso”. La Regione farà un proprio provvedimento

È scontro tra governo e Regione Veneto, dopo che il Ministero della salute ha comunicato la sua intenzione a non stabilire dei limiti alla presenza nell’acqua potabile dei Pfas, sostanze perfluoroalchiliche riconosciute come interferenti endocrini correlati a patologie riguardanti pelle, polmoni e reni. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha definito “scandaloso” l’atteggiamento del ministero e ha dato mandato al direttore generale dell’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpav) di convocare la Commissione ambiente e salute, per “definire una proposta di drastica riduzione dei limiti in Veneto, che la Giunta regionale approverà al più presto, dando agli enti che gestiscono gli acquedotti l’indicazione di uniformarsi alle nuove disposizioni”.

Il conflitto tra Veneto e Ministero è scoppiato dopo che da Roma è arrivata la risposta alla lettera del 12 maggio scorso, con cui il direttore generale della Sanità del Veneto, Daniele Mantoan, aveva chiesto al Ministero della salute di imporre limiti alla presenza di Pfas su tutto il territorio nazionale. I dati del Cnr, infatti, evidenziano che il problema non esiste solo in Veneto, dove è particolarmente acuto, ma anche in altre aree del paese.

Secondo il direttore generale prevenzione del Ministero della salute, Raniero Guerra, invece, “non si ritiene condivisibile la proposta avanzata da codesta Regione”, visto che le valutazioni preliminari effettuate dall’Istituto superiore di sanità (ISS) sul pericolo di contaminazione da Pfas, sia per produzioni industriali pregresse sia per potenziali contaminazioni civili e industriali in altre aree del paese, “non hanno evidenziato significative criticità”. Quindi, spetta alla Regione Veneto fissare dei propri limiti, avvertendo, prosegue il dirigente del ministero nella sua lettera, come “l’ISS ha confermato che i valori di riferimento health based (relativi alla salute, ndr) sono caratterizzati da un elevato livello d’incertezza”. Quindi, “i valori che codesta Regione riterrà opportuno adottare dovranno essere ritenuti provvisori, in funzione di possibili ulteriori ottimizzazioni delle tecnologie di trattamento, delle attese riduzioni dei carichi inquinanti sulle risorse idriche captate, come pure in funzione dell’aggiornamento sulle analisi di rischio e della definizione di limiti health based da parte di autorità sovranazionali, le cui definizioni sono tuttora in corso”.

L’inquinamento da Pfas nelle acque venete è un fenomeno diffuso su ampie aree

Dopo le dichiarazioni del governatore del Veneto, la direzione generale prevenzione del ministero è intervenuta con un comunicato, in cui afferma che “l’ipotesi, esclusa solo al momento, di estendere valori di parametro dei Pfas su tutto il territorio nazionale è stata motivata dal fatto che allo stato delle conoscenze si riscontrano solo sporadici ritrovamenti di Pfas dovuti a fenomeni d’inquinamento del territorio italiano puntuali e localizzati, dove oltre il 90% dei campioni analizzati hanno concentrazione molto bassa, inferiore a 50 ng/l, mentre l’inquinamento della falda veneta è un fenomeno diffuso su ampie aree della Regione stessa e rappresenta un episodio di inquinamento completo di una falda su un territorio ben preciso e identificato grazie, appunto, alla collaborazione prestata dal ministero della Salute e dall’ISS”.

La nota del ministero sottolinea poi polemicamente che “la Regione non può invocare autonomia nell’attuazione dei piani vaccinali nazionali e dimenticare la propria responsabilità nell’attuazione di misure che la vedono in primissima linea sia per quanto accaduto che per quanto è stato finora compiuto. Non sono i limiti che vengono posti in discussione ma la realizzazione di un piano complessivo di sicurezza, in base all’analisi di rischio del quale vengono poi fissati i limiti”.

L’inquinamento da Pfas in Veneto è stato scoperto nel 2013 grazie a uno studio del Cnr, commissionato due anni prima dal ministero dell’ambiente e interessa una sessantina di comuni nelle province di Vicenza, Verona e Padova. Il problema è probabilmente in corso da decenni, visto che la principale fonte di sospetti è l’impianto della Miteni, entrato in attività nel 1964 e specializzato nella produzione di molecole fluorurate per la farmaceutica, l’agricoltura e l’industria tecnica.

acqua campi irrigazione agricultura
Secondo i servizi veterinari e di igiene, i Pfas attraverso l’acqua hanno risalito la catena alimentare

Veicolati dall’acqua, i Pfas hanno contaminato anche la catena alimentare, come hanno dimostrato le analisi effettuate dai servizi veterinari e di igiene delle aziende sanitarie locali diffuse nel settembre 2015, ma poi giudicate inaffidabili e allarmistiche dai tecnici regionali. Lo scorso dicembre, la Regione Veneto ha annunciato due piani di monitoraggio per verificare la presenza e gli eventuali effetti su persone e alimenti.

Un bio-monitoraggio condotto dall’ISS in collaborazione con la Regione Veneto ha stimato che 250 mila persone abbiano utilizzato per anni acqua potabile inquinata da Pfas e che siano 60 mila quelle interessate da un livello maggiore di contaminazione.

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  Beniamino Bonardi

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6 Commenti

  1. Al netto delle incomprensioni politiche tra ministero e le varie istituzioni locali, dobbiamo registrare purtroppo una evidente discordanza, per non definire diversamente, questa ambiguità istituzionale.
    Da una parte sostenuta da evidenze medico statistiche, si obbliga senza informare adeguatamente la popolazione, ad una vaccinazione multipla ed estesa a tutto il territorio nazionale.
    Dall’altra ci si rifiuta d’intervenire, proprio da parte del responsabile della prevenzione del Ministero della Salute, demandando alle istituzioni territoriali, la fissazione dei limiti d’inquinamento nell’acqua, per una sostanza tossica e potenzialmente cancerogena, in modo uniforme in tutto il territorio nazionale.
    In Italia o c’è autonomia oppure centralità decisionale, non si può giocare a nascondino politico in tema di salute e prevenzione.
    Le istituzioni sanitarie nazionali non sono autorizzate a battagliare politicamente con le istituzioni locali, ma a guidarle e sostenerle nella ricerca medico scientifica, uniformando i principi e le iniziative sanitarie in modo uniforme per tutta la popolazione.
    Il federalismo medico-scientifico e sanitario è una barzelletta politica, non un principio governativo.

  2. paolo andreoli

    Il Veneto vuole l’autonomia, ma dal 2015 non si è ancora mosso per bloccare la produzione di Pfas.
    La scusa del mancato provvedimento a livello nazionale non regge, perché proprio nel 2015 il Ministero invitava la Regione a provvedere, per l’appunto, “autonomamente”.
    Se il Ministero nicchia, la Regione latita. La ragione è una sola: nessuno vuole infastidire le industrie che scaricano veleni. Il resto è polemica meschina sulla pelle delle persone.

    • Posizione regionale comprensibile ma non giustificabile.
      Carenza istituzionale nazionale, colpevole di mancato intervento e mancata fissazione dei limiti di tolleranza per questa sostanza tossica, come per tutte le altre potenzialmente pericolose.
      Ricordiamo che l’ISS ha proprio questi compiti per uniformare le regole sanitarie nazionali.
      Perché vaccinazioni uguali per tutti e Pfas ognuno per se liberamente?
      Il Ministero è l’organo nazionale che deve emanare decreti e circolari, recepire direttive, consultare commissioni europee ed agenzie come EFSA, per prevenire, normare e rimediare a situazioni sanitarie d’emergenza e di prevenzione, senza scaricare oneri e responsabilità su altri organi ed istituzioni locali, non adeguate per adempiere a questi compiti di armonizzazione normativa europea e nazionale.

  3. Se i successivi studi dimostreranno la presenza di queste sostanze negli alimenti, che ovviamente non sono presenti solo nei territori contaminati ma arrivano sulle nostre tavole, temo che avremo altre situazioni come le uova al Fipronil, che abbiamo mangiato per anni e i cui effetti a lunga scadenza sono ancora tutti da verificare

  4. in effetti gia’ da tempo a questo pensavo…cio’ che puo’ arrivare sulle nostre tavole…… le quantita’ di vino che si producono nella regione……
    anche questo immagino ne conterra’ un bel po’?!
    ho provato a chiedere ad alcune note aziende chiedendo se ci fossero dei controlli sull’acqua utilizzata. La mia richiesta e’ stata ignorata. Io amo i vini veneti ma nel frattempo ne ho sospeso l’acquisto non tanto per la situazione PFAS ma quanto per il fatto che la mia richiesta e’ stata ignorata …….nel dubbio.
    Per il resto , sono d’accordo con Ezio….. possibile che veniamo tutelati (in maniera *massiccia*) solo quando si parla di vaccini??

  5. Marco,
    perché sospendere l’acquisto dei migliori nettari e non andare mirati ? bevi tranquillo il Prosecco ed i vini della fascia pedemontana, esempio Montebelluna, Valdobbiadene Cartizza, Prosecco eche gli ottimi rossi, es. Cabernet e Merlot della sinistra piave Anche le acque di altre zone saranno esenti, ma in quelle citate l’acqua proviene dalle dolomiti dove non sembrano presenti industrie capaci di inquinare da PFAS

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