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I prodotti senza lattosio: il loro prezzo si gioca tra processo produttivo e marketing. Anche chi non è intollerante li acquista

lattosio
Tra i prodotti a ridotto contenuto o senza lattosio troviamo latti, formaggi, fiocchi di latte

I prodotti senza lattosio si stanno diffondendo sugli scaffali dei supermercati e ottengono ottime performance di vendita.  Per il latte delattosato,  la crescita negli ultimi tempi è stata di circa il 7% l’anno. Le stime sull’intolleranza al lattosio in Italia variano dal 30% della popolazione fino al 56% secondo l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). I livelli di intolleranza al lattosio sono diversi e nelle forme più leggere viene consigliato di mantenere nella dieta un po’ di lattosio per non peggiorare il problema. Il boom è determinato dal fatto che i prodotti vengono acquistati anche dalle persone che non sono intolleranti.

latticini
L’EFSA ha definito le soglie di lattosio in caso di intolleranza

Dal punto di vista normativo, il regolamento 1169/2111 stabilisce quali sono le informazioni da riportare sugli alimenti, ma non c’è una normativa specifica sulle diciture relative ai prodotti senza lattosio. L’Efsa il 10 settembre 2010 ha definito le soglie di lattosio in caso di intolleranza o in caso di galattosemia che sono stati adottati in Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Repubblica Ceca, Spagna. La definizione senza lattosio viene assegnata quando il prodotto contiene meno di 0,01g/100g o ml mentre a basso/ridotto contenuto di lattosio è valida quando il limite è inferiore a 1g/100go ml.

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Il processo per eliminare il lattosio richiede costi aggiuntivi. Ma i prezzi più alti sono dovuti anche al marketing

Il Fatto Alimentare ha confrontato i più diffusi prodotti lactose free con le versioni normali. La prima osservazione riguarda il prezzo che risulta sempre maggiore. L’industria si giustifica sostenendo  che il costo superiore è determinato dal trattamento di delattosazione ottenuto attraverso l’azione di enzimi  che scindono il lattosio nei due zuccheri semplici glucosio e galattosio, assimilati   senza problemi dalle persone intolleranti. Se gli enzimi vengono utilizzati fino a scindere il 90% di lattosio e poi fermati  si ottiene un prodotto con ridotto contenuto di lattosio. Se invece gli enzimi  vengono  lasciati agire, si arriva a una scissione  totale. Questo trattamento potrebbe essere responsabile dei prezzi più alti, ma è probabile che influisca anche un discorso di marketing. L’altro elemento da considerare è che nonostasnte  il prezzo superiore, i prodotti delattosati sono acquistati anche da consumatori senza problemi di intolleranza, che percepiscono questa fetta di latticini come più salutari.

Nella tabelle proponiamo un confronto di prezzo tra alcuni prodotti lactose free e i corrispondenti alimenti  tradizionali. La rilevazione è stata fatta lo scorso dicembre.

 

 

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  Claudio Troiani

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Un commento

  1. Il “senza lattosio” è diventata una moda, peraltro pericolosa per la fisiologia e le tasche della maggior parte dei consumatori che possono avere, salvo rarissimi casi, talvolta limitati nel tempo, anche solo una deficienza lattasica parziale e temporanea. Non si tratta di un’allergia che impone l’assenza dell’allergene, ed è fuorviante fare confusione. Il “SENZA …” si sposa alla moda dilagante ed assurda della negazione dl contenuto di alcune classi di sostanze come ad esempio di conservanti, che invece sono ammesse ed utilmente da utilizzarsi nei modi e dosi dovute, per ridurre possibili rischi igienici.
    La dizione è sovente pleonastica, e quindi ILLEGALE in molti casi, ad esempio per prodotti ove le sostanze non siano previste dalla legge, e sia i consumeristi che l’antitrust(giurì della pubblicità sembrano non se ne vogliano accorgere.