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Perché nel latte artificiale per neonati si aggiunge olio di palma? Si tratta di un ingrediente estraneo alla dieta dei piccoli. Cosa si usava prima? Esistono alternative

bambini latte artificiale
Pochi produttori non inseriscono il palma nel latte in polvere, ma non c’è un sostanziale vantaggio economico

Tre anni fa ci interrogavamo sulla presenza degli oli vegetali nel latte  per neonati, oggi, dopo avere scoperto che dietro questa generica dicitura si nasconde l’olio di palma, vale la pena chiedersi quanto sia utile e necessario utilizzare un grasso tropicale per un alimento destinato ai lattanti. Anche se le aziende non lo dicono molto probabilmente si tratta di una scelta dettata da ragioni economiche: l’olio di palma non è un ingrediente indispensabile o insostituibile non essendo presente nel latte in polvere per neonati fino a qualche anno fa. C’è di più: la presenza di olio di palma non migliora la frazione lipidica del latte artificiale, ma la equipara a quello preparato con altri oli vegetali. Il grasso tropicale non è quindi una marcia in più nel tentativo di avvicinarsi il più possibile alla formula del latte materno.

Fabiana Fanella, tecnologa alimentare, ha cercato di capire cosa veniva usato prima al posto del palma, ma con scarsi risultati. “Non ho trovato niente che potesse rispondere a questa domanda; fino a poco tempo fa, il latte in polvere era considerato alla stregua di un presidio medico. La mia personale supposizione è che si usassero grassi di origine animale invece che vegetale, ma non è possibile confermarlo”. Tra i produttori che non inseriscono il palma nel latte in polvere (Carrefour, Sicura e  Coop) quest’ultima  ha motivato la scelta basandosi sugli studi che dimostrano gli effetti negativi sulla salute. Per questo si privilegiano grassi più nobili e nutrizionalmente equilibrati come l’olio extravergine di oliva e oli vegetali monosemi.

Coop non inserisce palma nel suo latte artificiale per scelta deontologica
Coop non inserisce palma nel suo latte artificiale per scelta deontologica

Come giustificano la scelta del palma, invece, le altre aziende? Humana Italia ricorda che il latte materno è ricco di alcuni acidi grassi come l’acido oleico e l’acido palmitico e di acidi grassi essenziali (ω3, ω6) poco presenti nel latte vaccino. Nelle confezioni di latte per l’infanzia sono presenti   specifiche miscele di oli (tra cui palma, colza a basso contenuto di acido erucico, girasole e oli ricchi in acidi grassi polinsaturi) per ottenere una composizione di grassi adeguata alle esigenze nutrizionali dei lattanti e dei bambini.

Mellin sostiene di rispettare la normativa europea vigente e propone un latte che punta ad avvicinarsi il più possibile a quello materno. L’olio di palma viene utilizzato perché ricco di acido palmitico, acido grasso maggiormente presente nel latte materno, e per la sua alta percentuale di acido oleico e linoleico. La società precisa che da quest’anno acquista solo materia prima proveniente da fonti sostenibili certificate.

Neolatte giustifica la scelta per la consistenza e la stabilità dell’olio di palma ricco di acidi grassi saturi, che sono meno sensibili all’ossidazione e permettono una maggiore durata del prodotto. Utilizzando solo oli che contengono acidi grassi insaturi o polinsaturi, il latte potrebbe irrancidire prima. L’azienda sottolinea che l’olio è certificato con il Roundtable on Sustainable Palm Oil.

Ma quali sono gli effetti dell’olio di palma in un lattante? Per ora esiste solo un articolo sull’uso di olio di palmisto (ottenuto dai semi del frutto della palma), pubblicato nel 2013 dal Centro Nazionale per l’Informazione sulle Biotecnologie americano. Lo studio ha dimostrato come la presenza di questo derivato nel latte artificiale può dare problemi all’equilibrio metabolico di calcio e grassi e problemi gastrointestinali nei lattanti. Per la precisione va detto che il palmisto non è presente nei nostri latti e che si differenzia dal palma perché contiene l’80% di grassi saturi al posto del 50% del palma. Abbiamo chiesto un parere al dottor Enrico Gasparrini dell’ospedale di Macerata che, insieme a Mario de Curtis del reparto di Neonatologia dell’ospedale Umberto I, ha pubblicato nel 2012 un documento con la lista degli ingredienti dei latti formulati in commercio in Italia, valido nella maggior parte dei casi ancora oggi.

Due latti a confronto, uno con olio di palma e uno senza. Si noti come il palma sia il primo ingrediente e quindi maggior fonte di lipidi (clicca per ingrandire)
Due latti a confronto, uno con olio di palma e uno senza. Si noti come il grasso tropicale  sia il primo ingrediente e quindi maggior fonte di lipidi (clicca per ingrandire)

Secondo Gasparrini è sbagliato criminalizzare l’olio di palma: “Facendo una ricerca nella letteratura scientifica internazionale più recente, non ho trovato dati che permettano una unanime condanna né per quanto riguarda eventuali deficit di mineralizzazione ossea (per effetto “chelante” sul calcio, cioè la formazione saponi di calcio) né per quanto riguarda la possibilità di future patologie cardio-vascolari e/o diabete. Inoltre, le formule di partenza contengono in media una percentuale di grassi saturi (ritenuti “non eccezionali”) pari al 35-45%, pressoché pari a quella del latte materno e ben inferiore a quella del latte vaccino (65%). L’acido palmitico (16:0) inoltre rappresenta l’acido grasso saturo prevalente sia nel latte di donna che in quello vaccino (20,4% contro 25-32% rispetto ai grassi totali). Non capisco perché non potrebbe essere presente anche nel latte per neonati.”

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Le aziende dovrebbero riconsiderare la lista di ingredienti dei formulati per lattanti

Nel 2012, solo 4 prodotti su 24 non avevano l’olio di palma tra i vari grassi utilizzati. “Ricordo inoltre la fatica che ho cercato di parlare con le varie ditte produttrici – spiega Gasparrini – per avere informazioni aggiuntive riguardo la scritta oli vegetali. Sarebbe opportuno spingere le aziende a riportare sulle etichette la percentuale dei vari acidi grassi saturi, come palmitico, miristico, laurico, stearico”. Questo aiuterebbe a valutare la quantità di palma presente nel prodotto finale. Non bisogna stigmatizzare un solo ingrediente, ma considerare la totalità della miscela: un latte senza palma non è necessariamente migliore, ma potrebbe costare di più perché gli oli compongono il 25% della miscela di latte artificiale e gli oli di pregio   fanno lievitare il costo delle materie prime.

Fanella però preferisce mettere in primo piano la salute del bambino: “In Italia si specula tantissimo sui prodotti per bambini che, a parità di ingredienti, in Svizzera o Germania costano la metà. Premesso ciò, il problema è l’accumulo: il neonato comincia già ad assumere olio di palma, poi in fase di svezzamento arriva il biscottino con olio di palma, poi cresce e arrivano le merendine e biscotti tutti con olio di palma… Tutti grassi saturi di cui il bambino non ha bisogno in elevata quantità. Non si vuole stigmatizzare un solo ingrediente o un solo tipo di alimento, ma è necessario avere una visione globale della questione”.

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Non si vuole stigmatizzare un solo alimento, ma considerare la massiccia presenza dell’olio di palma nell’alimentazione dei più piccoli

L’olio di palma non è un ingrediente “cattivo”: contiene acidi grassi polinsaturi che favoriscono lo sviluppo del bambino, ma contiene anche acidi grassi saturi che a lungo andare portano a ipercolesteromia, iperglicemia e problemi cardiovascolari. Come già detto, non è un ingrediente indispensabile visto che esistono latti artificiali senza il palma: il latte francese Babybio usa olio di girasole come fonte di acido palmitico con olio di colza; Coop ha scelto girasole, colza e extra vergine oliva.

I marchi che utilizzano palma lo miscelano all’olio di girasole e di colza (Mellin), a colza,cocco e girasole (Aptamil), a colza, girasole e cocco (Nestlé), all’olio di soia (Plasmon). Alcuni ancora indicano la dicitura generica oli vegetali, come Humana. “La verità sta in mezzo”conclude Fanella. Il latte artificiale con olio di palma non è una scelta sbagliata, ma le aziende potrebbero riconsiderare la lista di ingredienti per sostituire un prodotto non indispensabile, che tra l’altro provoca deforestazione, con altri di migliore qualità. In questo modo si limiterebbe l’assunzione di un ingrediente già troppo presente nei prodotti alimentari destinati ai bambini e ragazzi.

 

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  Giulia Bottaro

Giulia Bottaro

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17 Commenti

  1. Anche noi ne abbiamo parlato, un po’ di tempo fa: Olio di palma nel latte per bambini: ci sono rischi?
    http://wp.me/p4JOly-2T

  2. Partiamo dal punto fondamentale: chi ha la fortuna di avere latte, allatti! Per gli altri non ci sono alternative. Nel momento in cui ci si rivolge al pediatra, questi non può (o non potrebbe) consigliare marche specifiche. La risposta che i genitori ricevono è (parlo per esperienza personale e di pediatri ne abbiamo consultati un buon numero sull’argomento) “tutti i latti in polvere sono sostanzialmente uguali”. Sulla base di questa assicurazione il genitore acquista generalmente senza fare ulteriori indagini perché, almeno nel mio caso, ma credo che sia un comportamento naturale, pur considerando fondamentale la nutrizione nella vita di tutti i giorni, nel caso di un neonato (esperienza nuova) ti affidi totalmente al parere di chi certamente ne sa più di te sull’argomento. Se poi, come nel nostro caso, dopo mesi di continui risvegli notturni si è trovata la soluzione con il cambio del latte artificiale, il problema della presenza/assenza di olio di palma nella formulazione diventa assolutamente secondario. Poi arriva il momento del biscottino; che ha indubbiamente la sua utilità per iniziare alla masticazione ma chi ha avuto bimbi piccoli sa benissimo quanta percentuale di biscottino vada effettivamente in bocca e quanto invece finisca sul pavimento della cucina, quindi credo che in questa fase, l’incidenza del palma sia minima. Non necessariamente poi si deve riempire un bambino di biscotti sciolti nel biberon. Anche lì purtroppo è normale affidarsi al pediatra e lì dipende dalle indicazioni del pediatra e ci sono diverse linee di pensiero. Nel nostro caso il pediatra lo ha sconsigliato non tanto per il palma, quanto per una non necessaria assunzione ulteriori carboidrati. E’ pur vero che si possono (si possono?) realizzare biscotti per l’infanzia anche utilizzando grassi diversi, ma “l’abuso” di biscottini rimarrebbe comunque un problema.
    Si arriva però necessariamente alla fase in cui è il genitore a doversi fare carico della responsabilità dell’alimentazione del proprio figlio (con il consiglio di specialisti se ritiene). Responsabilità significa prima di tutto informazione: il genitore, se non riceve le informazioni DEVE preoccuparsi di cercarle per poter trasmettere al proprio figlio i principi di una corretta alimentazione. Deve essere ben chiaro che ingozzare i propri figli di merendine confezionate e snack non è un comportamento responsabile. E per questo tipo di comportamento non ci sono scuse (mancanza di tempo, ignoranza…) Il problema (reale) dell’accumulo deriva proprio da queste scorrette abitudini alimentari.

    • Ma infatti… si continua con questo pilotto sull’olio di palma, quando invece il nemico da combattere è l’ABUSO di prodotti confezionati. Che ci sia olio di palma o meno non credo che sia molto rilevante. Vogliamo invece far passare il messaggio che se prendiamo prodotti senza olio di palma ne possiamo mangiare di più? Questo sì che sarebbe un messaggio costruttivo…

      @Alessandro, la responsabilità dell’alimentazione del proprio figlio comincia alla nascita e non può e non DEVE essere devoluta ad altri, specialmente al pediatra che di alimentazione (così come di allattamento) sa poco e niente.
      Se proprio dobbiamo trovare aiuti esterni, allora rivolgiamoci agli esperti del settore, assumendo che li sappiamo individuare.

    • No, Alessandro, non è vero che non ci sono alternative (ai latti artificiali) se una mamma non può allattare! Secondo me manca un po’ di conoscenza e di scarsa genitorialità……Esiste il LATTE DI CAPRA, con un ottimo profilo di acidi grassi e oggi come oggi disponibile fresco anche nella GDO. Io 12 anni fa (per problemi di intolleranza di mio figlio al latte bovino) andavo addirittura all’allevamento di capre la sera alla mungitura, lo bollivo a casa, lo mettevo in freezer per avere 2-3 giorni di scorta. E alcuni pediatri che mi accusavano che il latte di capra è povero di ferro!!! Ma non dicono che i latti artificiali sono ricchi di “….beep…”. Rispetto a 30 anni fa abbiamo Internet che ci dice TUTTO, ma, come spesso succede, è più comodo “filtrare” messaggi di comodità (latte artificiale ricco di ferro!) e non usare questo potente mezzo per fare/avere cultura!!

  3. Coop è avanti anni luce nella qualità dei suoi prodotti; specialmente in quelli Bio (Vivi Verde) e BeneSì. Non sapevo che avesse fatto la stessa scelta per la linea “Crescendo”. Ottimo!

  4. Non sono sicuro di capire il senso dell’articolo. Gli esperti dicono che l’olio di palma non è censurabile, ma l’articolista prosegue sulla sua strada (precostituita?). Inoltre dice “la presenza di olio di palma non migliora la frazione lipidica del latte artificiale, ma la equipara a quello preparato con altri oli vegetali.” ma questa frase non viene giustificata in alcun modo.
    Comunque, anche prendendola per vera, perché le ditte produttrici non dovrebbero usufruire di un prodotto più a buon mercato? Se il prodotto finale è equivalente a quello senza, perché non spendere di meno? L’articolo non fornisce ragioni, anzi, al massimo fornisce ragioni per farlo. Gli esperti interpellati non obiettano all’uso dell’olio di palma… l’unica a cui non piace è l’autrice del pezzo. Quindi se tolgo le sue considerazioni, rimane l’opinione di alcuni esperti che decisamente non fanno preoccupare.

    Ma poi, invece dell’olio di palma, perché non parliamo di quello di cocco, molto più ricco di grassi saturi e con acido miristico e laurico che sono ben noti come potenzialmente pericolosi? Quanto se ne usa e perché lo si usa?

  5. Andrea, certo che la responsabilità del genitore comincia dalla nascita, ma è comprensibile che, soprattutto al primo figlio un genitore abbia bisogno di appoggiarsi a figure che ritiene autorevoli e competenti e la prima di esse (a torto o a ragione) è il pediatra.
    Sul resto sono completamente d’accordo con lei ed ho espresso le stesse perplessità a commento degli altri articoli sul palma ogni volta che mi è stato concesso di farlo.

    • Ciao Alessandro,

      comprensibile, sì, ma non per questo giusto. Anche il pediatra dovrebbe fare lavoro di responsabilizzazione verso il genitore invece di impartirgli regole (inutili e spesso inventate), ma divago…

      Per me basta leggere la tabella nutrizionale e scegliere in base a quella. Vediamo quanti grassi saturi contiene un dato prodotto e se sembrano troppi, prendiamone un altro. Che poi questi grassi saturi provengano dall’olio di palma, dal burro o dal grasso bingo-bongo poco importa. Mi sembra che TUTTI siano concordi che fintantoché la quantità di grassi saturi in energia ingerita è inferiore al 10% dell’energia totale, allora siamo tranquilli (che per 2000 kcal corrisponde a circa 22 g).
      Sono certo che anche gli esperti interpellati qui avrebbero detto la stessa identica cosa se l’articolista glielo avesse chiesto.

      Ah… il biscottino va evitato (tra le molte altre ragioni) perché è composto dal 25% di zuccheri… altro che olio di palma aggiunto.

  6. Ma vogliamo smettere le illazioni di vario genere senza voler capire che nelle formule di latte per la prima infanzia le aziende ed i nutrizionisti che le assistono inseriscono, in quantità appropriate, olii di genere diverso per raggiungere un obbiettivo preciso: avvicinarsi il più possibile ad una composizione lipidica più simile possibile a quella del latte umano indipendentemente dal tipo di olii. Vanno rispettati rapporti percentuali fra i vari acidi grassi e si fanno anche scelte sui tipi di gliceridi da introdurre nella formula. Quindi che vi sia presenza o meno di olio di palma, di cocco, di oliva od altro, non ha niente a che fare con motivi ideologici . i margini sono poi tali da non giustificare in maniera significativa scelte di tipo economico sulle materie prime, anche se ogni azienda ha il dovere di minimizzare i costi a parità del risultato.

    • Roberto La Pira

      Ma perché le aziende non vogliono dire che grasso utilizzavano prima del palma e perché non offrire ai bambini i migliori ingredienti sul mercato visto il prezzo elevatissimo del latte in polvere ! Tra gli oli di genere diverso si può escludere il palma . In realtà viene aggiunto solo per risparmiare e comunque l’olio di palma non esiste nella dieta dei neonati, perché introdurlo in questo modo senza dichiararlo in etichetta per anni !!!!!
      leie

    • Ma dai quante banalità. Non era inserito in etichetta perché la legge non lo prevedeva, olio vegetale per questioni di marketing suonava meglio e le aziende hanno agito di conseguenza. Adesso questo fatto è stato giustamente cambiato e non ha senso continuare a ripeterlo.

      Inoltre nella dieta dei neonati non esiste l’olio di palma come non esiste nessun altro tipo di olio. La dieta del neonato prevede il latte materno, se questo non è disponibile e l’olio di palma contribuisce in modo efficace a ricreare la sua composizione non vedo dove sia il problema.

    • Roberto La Pira

      Ai neonati il latte in polvere si usa fino a un anno (esiste latte proseguimento ) e nella dieta dei piccoli durante o svezzamento si usano pappe con extra vergine di oliva e comunque l’impresentabile palma non compare per molti anni ancora basta evitare di dargli biscotti per bambini e altri prodotti simili con il palma . Nei pasti che vengono somministrati ai bambini dei nidi degli asili e delle scuole elementari e medie di Milano non esiste il palma ! Ilproblema c’è ma qualcuno non lo vuole vedere anche se il palma ha invaso la nostra dieta. Nessuno può negarlo!

    • Scusi ma non capisco il ragionamento della sua risposta, mi pare che che l’articolo parli di latte per neonati e della sua composizione.
      Sembra che qualcuno il problema lo voglia ingigantire, creando criticità anche dove non ce ne sono.

    • Io non ho capito ancora PERCHÉ dovrei eliminare proprio l’olio di palma e non quello di cocco, di girasole o di oliva dal latte formulato.
      Ma poi, di nuovo, perché non consideriamo la miscela di oli nel suo complesso?

      Ma poi che c’entrano i biscotti della prima infanzia e tutto il resto?

      In ogni caso, neanche l’olio extra vergine di oliva esiste nella dieta dei neonati (ma che vuol dire questa affermazione?) tant’è che ce lo dobbiamo aggiungere noi (come tutto il resto d’altra parte)

  7. Interessantissimo articolo!!
    Ho una bimba di un anno e purtroppo non ho potuto allattarla, acquistata quindi la prima confezione di latte formulato mi sono resa conto della presenza dell’olio di palma…ne sono rimasta shoccata avendo sempre sentito sconsigliare l’uso dell’olio di palma degli alimenti per adulti mi son chiesta come fosse possibile la sua presenza in quelli per neonati.
    Ringrazio chi ha scritto questo articolo per la sua completezza, mi sarebbe stato davvero utile un anno fa!!!
    Ho studiato le etichette di tutti i latti in commercio e cercato informazioni su internet purtroppo riuscendo a trovare un unico latte in polvere senza olio di palma prodotto da un’azienda svizzera ed acquistabile solo on line… purtroppo non frequento le catene di supermercati che producono latte a proprio marchio riportate in questo articolo, ma se avessi trovato queste informazioni ci sarei andata appositamente!!!
    Quello che ho potuto fare e che continuo a fare per la mia piccolina è per quanto è possibile evitare di comprare prodotti contenenti olio di palma o comunque olii vegetali e per quanto possibile prepararle tutto in casa.
    Cercando tra le ricette vegane per esempio ho trovato come fare in casa il biscottino seza glutine nè uova che sostituisce il biscotto in commercio che si può dare dal quarto mese, poi ho trovato alcune marche che producono biscottini per bambini senza olio di palma e dall’anno ho iniziato a dare i biscotti di una marca romana che ha scelto di non utilizzare la palma per i suoi prodotti (per adulti)
    Concordo in ogni caso con quanto detto da altri, limitiamo la quantità di biscotti e merendine che diamo ai nostri bimbi e quando possibile prepariamo un bel e sano ciamnellone!!!!

  8. Mellin sostiene che l’olio di palma viene utilizzato perché ricco di acido palmitico, acido grasso maggiormente presente nel latte materno, e per la sua alta percentuale di acido oleico e linoleico.

    Neolatte giustifica la scelta per la consistenza e la stabilità dell’olio di palma ricco di acidi grassi saturi.

    MA STIAMO SCHERZANDO?!?!?! O CI STIAMO PRENDENDO IN GIRO?!?!?!?!