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Caro
Popolo dell’India,
sono lieto di sapervi in pace e spero che Voi brave persone in India, che vi siete affrancate dai vincoli del colonialismo solo 63 anni fa, vogliate unirvi ora con gli etiopi e gli altri africani nel confronto con le centinaia di società indiane che, in collusione con i dittatori africani, stanno rubando alle persone la loro terra, le loro risorse, la loro vita, il loro futuro! Nei vostri ruoli di possibili acquirenti o semplicemente di indiani che amano la giustizia, meritate di conoscere la vera natura di questi “affari etiopi”, l’impatto che essi hanno sulla popolazione e sul territorio, e qual è il rischio di “fare business” in Etiopia con il suo attuale dittatore, Meles Zenawi.
L’8 giugno 2011 lo Oakland Institute (think tank indipendente che si occupa di temi ambientali, sociali ed economici, NdR) e il Solidarity Movement for a New Ethiopia (SMNE) hanno pubblicato un rapporto investigativo congiunto intitolato Understanding Land Investments in Ethiopia, parte di un più ampio studio su nove paesi africani colpiti da un nuovo fenomeno chiamato land-grabbing (usurpazione della terra, NdR). In Etiopia, queste usurpazioni di terra si verificano in quanto gli investitori stranieri riescono ad acquisire alcuni dei più fertili campi coltivabili per periodi sino a 99 anni, a prezzi irrisori. Poiché la proprietà privata dei terreni in Etiopia è proibita, gli “accordi sui terreni” vengono negoziati in segreto tra questi investitori e il governo etiope, senza alcuna consultazione delle popolazioni.
Il
mio nome è Obang Metho e Vi sto scrivendo per conto dell'SMNE,
un movimento per la giustizia sociale radicato sul territorio e
non-violento, che raccoglie l’impegno delle comunità etiopi per la
verità, la giustizia, la libertà, l’uguaglianza e il rispetto per
i diritti umani e civili dei popoli, in Etiopia e altrove. I nostri
principi-guida sono basati sul mettere
“l’umanità
prima dell’etnia”
e
di ogni altra distinzione tra esseri umani.
Altro principio fondamentale è che nessuno
è davvero libero sino a che tutti non sono liberi:
ciò significa che ignorare o contribuire all’ingiustizia, allo
sfruttamento e all’oppressione
dei nostri vicini, siano essi contigui o lontani, aumenta
l’insicurezza e la disarmonia tra tutti noi in questo mondo
globalizzato. 
Mi rivolgo anzitutto a Voi come esseri umani e Vi chiamo a unirvi ai nostri sforzi per fermare il saccheggio dell’Etiopia e dell’Africa da parte dei dittatori africani e dei loro complici e partner stranieri — alcuni dei quali sono indiani — che sono affamati delle nostre risorse ma non hanno cura delle nostre popolazioni. Un etiope indigeno ha descritto la situazione così: «Questo regime è uno dei più odiosi della storia d’Etiopia … uccidono le persone come se fossero nullità, e senza rimorsi». Alla luce di ciò, ho il dovere di avvisarvi che coloro che ora “fanno business” in Etiopia stanno realizzando accordi con un dittatore eletto in modo illegittimo, che ha costruito il proprio regime autoritario sulla soppressione brutale dei diritti dei suoi cittadini. Lo scopo di questa mia lettera aperta è quello di esporre il lato oscuro di questi “affari”, nella speranza di unire le forze con coloro che in India chiedono la giustizia e i diritti umani per tutti.
L’Etiopia
é controllata da un regime repressivo,
presentato come una democrazia, che mantiene il potere non con i voti
ma con i proiettili;
un fatto chiaramente
dimostrato dalla dichiarata vittoria con il 99,6% alle elezioni del
2010 e la completa chiusura di ogni spazio politico.
Tutti
i settori della società sono sotto lo stretto controllo del regime,
che distribuisce su base politica tutti i benefici - compresi le
opportunità
di business, educazione, lavoro e sostegno in agricoltura e gli aiuti
alimentari (si veda il recente rapporto di Human
Rights Watch
Development
without Freedom: How Aid Underwrites Repression in Ethiopia)
- e punisce ogni dissenso. Si crea così una società etiope
“silenziata”.
I cittadini etiopi sono favorevoli al “business” e agli investimenti: a maggior ragione in quanto l’Etiopia figura come iI secondo paese più povero al mondo, con il 90% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. Ciò a cui ci opponiamo è la rapina dell’Etiopia sotto la luce del sole da parte di banditi dell’era moderna che vogliono realizzare affari segreti con un governo corrotto che sarebbe illegale in India e in altri paesi più sviluppati. Risorse abbondanti, combinate a un popolo emarginato, pochi strumenti di tutela legale, mancanza di trasparenza, affari esentasse e le promesse del regime di forza-lavoro a basso costo hanno portato opportunisti da ogni parte del mondo - da India, Cina, Arabia Saudita, Regno Unito, Egitto, Turchia e oltre – tutti affamati di spolpare l’indebolita carcassa delle future speranze del popolo etiope.
In
questo scenario sono intervenute oltre 500 società indiane - più
che da ogni altro paese al mondo - per capitalizzare questa “miniera
d’oro di opportunità”. Un cittadino etiope della regione di
Oromia ha protestato: «La
nostra terra viene data a società indiane e chiunque osi esprimere
opinioni contrarie è etichettato come un terrorista che non può
avere alcun diritto né può richiedere al governo alcun intervento».
Perché
gli indiani dovrebbero voler partecipare a questo?
Chiunque
sia risentito per il passato coloniale del suo paese dovrebbe sapere
che esso ha avuto inizio attraverso la British East India Trading
Company dove alcuni, privi di scrupoli, spesso colludevano con
gli ufficiali corrotti del governo indigeno. Cosa direbbe oggi
Gandhi se sapesse che gli indiani, i quali solo nella storia recente
si sono liberati dalle catene del colonialismo, sono ora in prima
linea in questo “land-grabbing”, nella gara per il controllo
straniero delle terre e risorse africane, il cosiddetto
Neo-Colonialismo dell’Africa? 
Karuturi Global Ltd, (KGL), il più grande investitore, ha ora acquisito 300.000 ettari nella regione di Gambella per 99 anni; a quanto sembra, per il prezzo di solo 1,19 dollari americani per ettaro, cioè 55 rupie per ettaro! Le popolazioni locali non sono state consultate né compensate e sono ora costrette a lasciare la terra dei propri avi per costruire nuove case nei villaggi in cui vengono risistemate. Il contratto con Karuturi, come altri che sono stati visti, non contiene alcuna clausola a salvaguardia delle popolazioni locali nonostante ciò sia stato dichiarato pubblicamente. Invece, il regime promette agli investitori stranieri che la terra sarà loro consegnata come “disponibile”, libera da ogni impedimento. Poiché le comunità locali hanno abitato queste terre per secoli, la loro risistemazione altrove è stata assicurata dai contratti. E il regime, potendo prevedere la resistenza dei "deportati", ha promesso a queste società di fornire loro la “security”.
Nessuno rappresenta le popolazioni nè rifiuta gli ordini del governo. Un indigeno della comunità Anuak, nella fertile regione di Gambella ha contestato: «Questa terra non è semplicemente “terra di nessuno”, come il governo pretende; questa è la nostra vita! Senza di essa, il nostro popolo non sarebbe mai esistito. Non credo che accetteremo senza resistenze che la nostra terra venga consegnata agli stranieri». Molti Anuak sono già stati deportati e molti altri hanno ricevuto ordine di lasciare le loro case, per consentire a Karuturi Global Ltd di prendere possesso delle loro terre, ma alcune persone hanno rifiutato. Per favore, guardate questo video (dura poco meno di 12 minuti) sulle famiglie che sono state forzate ad abbandonare la loro terra. In risposta, le truppe etiopi sono arrivate a Gambella e hanno arrestato una moltitudine di Anuak. Alcuni sono scomparsi, altri sono stati uccisi. Ogni volta che le truppe giungono, aumentano le violazioni dei diritti umani. Ma questa non è una novità.
Nel
2003, 424 leader Anuak che si erano opposti alle trivellazioni
per cercare petrolio - avviate senza consultazioni e senza adeguate
misure di protezione dell’ambiente - furono brutalmente massacrati
in tre giorni. Arresti e uccisioni senza giudizio, stupri e
distruzione delle proprietà sono andati avanti per due anni: si
veda il rapporto di Human Rights Watch Targeting
the Anuak: Human Rights Violations and Crimes against Humanity in
Ethiopia's Gambella Region.
Le
indagini di Genocide Watch hanno definito questi atti come genocidio
e crimini contro l’umanità, attribuendone la responsabilità ai
vertici politici dell’Etiopia. Il caso è stato portato davanti
alla Corte penale internazionale.
I cittadini etiopi sono minacciati e non possono opporsi alla rapina su larga scala della loro terra e delle loro risorse, a fronte del diffuso e continuo abuso dei diritti umani. Il regime Meles ha appena acquistato 200 nuovi carri armati per 100 milioni di dollari americani, anzichè occuparsi del crescente bisogno di cibo di 13-16 milioni di etiopi, che nei prossimi mesi dovranno affidarsi ai diminuiti livelli di aiuti alimentari dei paesi donatori. Contro chi questi nuovi carri armati saranno utilizzati, se non nei confronti dei cittadini etiopi che vogliono soltanto sopravvivere nella loro terra?
Società come Karuturi, Ruchi Soya Industries Limited, Enami Biotech, Supra Floritech, Sharpoorji Pallonji & Co, Praj Industries e altre che fanno affari in Etiopia dovrebbero essere avvertite dei rischi di complicità nella violazione dei diritti umani e nelle pratiche di corruzione - compresi tangenti e regalie - quando realizzano accordi con un regime noto per entrambe queste attività; in particolare quando il governo prova a estirpare i cittadini dalle loro terre.
In
aggiunta,
una
volta che questo regime sarà finito - il che appare inevitabile,
considerato il crescendo di atrocità che accompagnano questi affari
- sarà introdotto un nuovo ordinamento e ogni precedente accordo non
sarà vincolante.
Invece,
le società che intendono realizzare affari di lungo termine in
Etiopia dovrebbero fare pressione su questo regime per assicurare che
nessuna pratica di sfruttamento venga realizzata, e che i diritti
umani e civili delle popolazioni siano salvaguardati. Come Gandhi ha
ammonito, «ci
sono stati tiranni e assassini, e per un periodo possono essere
sembrati invincibili, ma alla fine sono sempre caduti. Ricordalo
sempre». 
Miei cari cittadini dell’India, da molto lontano voi potreste non udire i pianti delle madri etiopi, non veder le lacrime che scorrono sulle guance dei loro bambini, non sentire il dolore nei cuori dei vecchi né conoscere la disperazione dei padri quando perdono la speranza di poter provvedere alle loro famiglie. Voi potreste non vedere il crescente numero dei bambini etiopi con le pance gonfie, le persone emaciate morire sulle strade o i bimbi senza casa in cerca di cibo, immagini di sofferenza per cui l’Etiopia è già ampiamente conosciuta. In ogni caso, per gli etiopi la diffusione e la gravità della povertà sono tragicamente peggiorate, nonostante le affermazioni di una crescita economica a due cifre, i cui profitti devono interamente finire nelle tasche di coloro che sono al potere e hanno tradito il loro popolo. Solo una buona leadership, accompagnata da una buona governance, cambierà l’immagine dell’Etiopia. Quando la popolazione etiope si attiverà in una fervente lotta per questo cambiamento, il popolo indiano la sosterrà o la ostacolerà?
Cosa fareste Voi se una società etiope venisse in India e sfrattasse i cittadini da milioni di ettari della loro terra per coltivare cibo destinato all’esportazione, con danno alla sicurezza di approvigionamento alimentare per generazioni? Vi opporreste? Se come indiani vi appellate al diritto nazionale al cibo, pensate che lo stesso diritto debba appicarsi anche agli etiopi?
Nel 1947 gli inglesi non offrirono l’indipendenza al popolo indiano, ma la liberazione avvenne solo quando il popolo indiano insorse per chiedere in modo pacifico i diritti loro offerti da Dio, cosa che ha reso l’India un brillante esempio per il mondo. Negherete a noi di fare lo stesso? La battaglia di Ghandi per l’indipendenza dell’India si è accompagnata a un profondo credo nella dignità di ogni essere umano. Ha ispirato i più grandi movimenti per la libertà e i diritti nel XX secolo, compreso il Civil Rights Movement del Dr. Martin Luther King, Jr.
Noi
africani siamo stati l’obiettivo di colonizzazione, schiavitù e
sfruttamento
nel XVII, XVIII e XIX secolo, vittime di dittatori africani e dei
loro complici stranieri nel XX secolo. Abbiamo sofferto abbastanza e
non tollereremo questo nuovo assalto di sfruttamento e
deumanizzazione nel XXI secolo! Molti vogliono che gli africani
rimangano poveri, diseredati e vulnerabili solo per trarre più
facilmente vantaggio dalla razzia del nostro continente.
Vorrete aiutarci a lavorare con l’India per portare anche da noi una maggiore trasparenza e il rispetto di qualsivoglia legge di protezione e salvaguardia già vigente nel vostro paese? Vorranno gli indiani, i movimenti per la giustizia sociale, i media, i politici, i gruppi religiosi e tutti gli altri stakeholders unirsi a noi nella nostra battaglia per liberarci da un regime dittatoriale che ci sta rapinando del nostro futuro?
I
cittadini etiopi sono pronti per la loro liberazione
e lentamente ma sicuramente la chiederanno. Chiediamo a voi di non
bloccare la nostra strada. Gli
africani sanno che quando
due elefanti combattono, l’erba nel mezzo è calpestata.
Proprio
ora, le popolazioni dell’Etiopia e dell’Africa sono nel mezzo di
una lotta gigantesca per le risorse africane. Molti di coloro che
traggono profitto vogliono mantenere gli africani nella situazione in
cui si trovano, a combattere per la sopravvivenza, in modo che “non
entrino sulla loro strada.” Eppure, dietro le quinte di questi
affari, le persone vere stanno soffrendo. 
Gandhi ha affermato che «non-cooperare con il nemico è un dovere sacro». Cosa significa ciò, oggi? Come investitori, società e nazioni in cerca di opportunità: non permettete che si dimentichi la condivisa umanità dei nostri fratelli e sorelle, vicini e lontani, e la responsabilità affidataci da Dio di vivere “umanamente” tra di noi. Solo allora avremo una ragione di speranza per una maggiore pace, armonia e cooperazione tra i popoli e le nazioni, perché nessuno sarà libero sino a quando tutti non saranno liberi!
Il
Vostro fratello africano, Obang
Metho, Direttore Esecutivo di SMNE
Obang[@]solidaritymovement.org
A cura di Dario Dongo
Foto: Photos.com
Vedi anche:
Land-grabbing: il caso dell'Etiopia
