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Olio di palma continua la deforestazione. Drammatico rapporto di Greenpeace sul mancato rispetto degli impegni assunti da Rspo

olio di palma

Un nuovo rapporto di Greenpeace denuncia come i fornitori che vendono il grasso tropicale alle maggiori aziende alimentari non siano in grado di garantire che il prodotto provenga da zone non sottoposte a deforestazione. Tre anni dopo che i maggiori commercianti di olio di palma hanno adottato la politica di “no deforestazione”, l’associazione ecologista ha cercato di valutare i progressi fatti. Sebbene dieci delle undici imprese esaminate abbiano aderito alla politica di  salvaguardia delle foreste, nessuna è attualmente in grado di garantire che il proprio olio  sia esente da questa pratica, e solo due dichiarano hanno ribadito l’impegno di  rispettare la scadenza del 2020. Le altre non sono state in grado di prevedere quando  potranno dichiarare “pulita” la produzione di olio di palma. C’è di più , Greenpeace ha constatato che la maggior parte delle grandi compagnie che commerciano la materia prima non dispongono di mappe delle piantagioni dei loro fornitori, rendendo impossibile qualsiasi controllo.

I risultati che emergono dall’indagine di Greenpeace – intitolata Still Cooking the Climate e pubblicata in occasione della riunione annuale della Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile (RSPO)– mettono in una situazione di difficoltà i marchi di largo consumo, compresi i 400 del Consumer Goods Forum, la maggior parte dei quali ha assunto l’impegno di ripulire la propria filiera entro il 2020, eliminando l’olio legato a pratiche di deforestazione.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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