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Erbicida glifosato, secondo l’Agenzia europea per le sostanze chimiche non è cancerogeno. Nessuna valutazione dei rischi da esposizione di esseri umani

Il comitato per la valutazione dei rischi (RAC) dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) è giunto alla conclusione che l’erbicida glifosato non è cancerogeno, né mutageno, né tossico per la riproduzione e neppure genotossico. Secondo l’ECHA, le prove scientifiche attualmente disponibili indicano che il glifosato provoca gravi lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici, con effetti di lunga durata. Quindi, l’erbicida può mantenere la sua attuale classificazione, il che significa che la Commissione Ue può approvarene l’uso come sostanza attiva nei pesticidi per altri 15 anni. La valutazione dell’ECHA riguarda solo la classificazione di pericolosità della sostanza, sulla base delle sue proprietà, ma non tiene conto delle probabilità di esposizione  e quindi non affronta i rischi da esposizione.

Nel formulare la valutazione, l’ECHA dichiara di aver tenuto conto non solo degli studi già pubblicati, ma anche di aver avuto pieno accesso ai rapporti originali degli studi condotti dall’industria. Questo accesso esclusivo a studi non pubblici di fonte industriale (non sottoposti a revisione scientifica di parti terze ) e che ha caratterizzato anche il processo di valutazione del glifosato da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), è fonte di polemiche. Questa scelta  non consente ad altri scienziati di valutare le conclusioni a cui sono giunte l’ECHA e l’Efsa ed,  eventualmente,  di controbattere sul piano scientifico. Al contrario, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità, aveva basato la sua valutazione solo sugli studi scientifici pubblicati e sottoposti a revisione.

Dal fronte industriale la valutazione dell’ECHA è stata accolta con soddisfazione. Secondo Richard Garnett, Presidente della European Glyphosate Task Force (GTF), le conclusioni raggiunte  “rafforzano i risultati di altre valutazioni sul glifosato condotte dalle autorità di regolamentazione nel mondo. Le prove scientifiche a supporto del rinnovo del glifosato sono evidenti. Sulla base della solida valutazione scientifica del RAC, non ci sono ostacoli al rinnovo del glifosato in Europa da parte degli Stati membri”.

Di segno opposto la reazione di Greenpeace che nei giorni scorsi, insieme ad altre venti organizzazioni dei settori ambientale e sanitario, aveva espresso preoccupazione su possibili conflitti di interesse all’interno della commissione dell’ECHA incaricata della valutazione del glifosato e all’utilizzo anche di studi non pubblicati forniti dalle aziende. Secondo Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia, “l’ECHA ha fatto un gran lavoro per spazzare sotto il tappeto le prove che il glifosato potrebbe causare il cancro. I dati a disposizione sono più che ­­­­­­­sufficienti per vietare  la sostanza in via cautelativa, ma l’ECHA ha preferito voltare lo sguardo dall’altra parte. Ora spetta quindi all’Italia rimuovere subito il glifosato dai nostri campi, a cominciare dai disciplinari agronomici di produzione integrata, dato che persone e ambiente non possono diventare topi da laboratorio dell’industria chimica”.

Stop Glifosato
Fortemente critica anche la coalizione italiana Stop Glifosato, che riunisce 45 associazioni

Fortemente critica anche la coalizione italiana Stop Glifosato, che riunisce 45 associazioni e secondo la quale “questo parere ‘parziale’ indurrà la Monsanto a tirare un respiro di sollievo. Meno sollevati sono i cittadini europei che si trovano di fronte a un giudizio sostanzialmente avulso dalla realtà dei rischi quotidiani”. Come sottolinea Patrizia Gentilini, dell’Isde – Associazione medici per l’ambiente, secondo l’ECHA “in se stesso il glifosato non indurrebbe, in modelli sperimentali, il cancro o mutazioni genetiche. Questo parere, secondo quanto dichiarato dalla stessa agenzia, esclude la valutazione dei rischi da esposizione prolungata di esseri umani (agricoltori e consumatori), sui quali l’ECHA paradossalmente non si esprime. Ma è proprio l’esposizione sia professionale che residenziale, o attraverso l’acqua e gli alimenti, che rappresenta un rischio per la salute delle persone, specie delle frange più vulnerabili, quali donne in gravidanza e bambini”.

Per questo, ribadisce la coalizione Stop Glifosato, “occorre sostenere la raccolta di firme per l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) indirizzata al parlamento europeo e alla Commissione Ue, affinché ascoltino gli allarmi che vengono da una buona parte della comunità scientifica e decretino l’eliminazione dell’erbicida dai campi europei. In meno di due mesi questa iniziativa di legge popolare contro il glifosato è stata firmata da mezzo milione di cittadini: occorre raddoppiare l’impegno e presentare il milione di firme necessario per ottenere un cambiamento di rotta nelle politiche del laissez faire sulla salute e sulla pelle dei cittadini”.

La controversia scientifica sulla cancerogenicità del glifosato è iniziata nel marzo 2015, quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato l’erbicida come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”, aggiungendo che ci sono “forti” evidenze che indicano una sua genotossicità, sia per il glifosato puro sia per le formulazioni con altre sostanze. Pochi mesi dopo, in novembre, l’Efsa ha espresso una valutazione opposta, affermando che “è improbabile che il glifosato sia genotossico (cioè che danneggi il DNA) o che rappresenti una minaccia di cancro per l’uomo”.

Il contrasto tra le due Agenzie ha assunto toni aspri, tanto che, nel marzo del 2016, lo Iarc ha pubblicato un documento con le risposte alle domande più frequenti sulle motivazioni che hanno portato alla decisione di classificare il glifosato come “probabilmente cancerogeno”. Il 16 maggio, poi, il Joint Meeting on Pesticides Residues (JMPR) – un panel di esperti interni all’Organizzazione mondiale della sanità e alla Fao – ha dichiarato che “è improbabile che l’esposizione al glifosato tramite la dieta ponga un rischio cancerogeno per l’uomo”.

Di fronte a questi pareri discordanti e alla luce di posizioni differenziate tra gli Stati membri, alla fine dello scorso giugno, quando scadeva l’autorizzazione europea del glifosato, la Commissione Ue ha deciso di autorizzarlo nuovamente solo fino alla fine del 2017, chiedendo all’ECHA di esprimere anch’essa la propria valutazione, prima di decidere se ri-approvare per altri 15 anni l’uso dell’erbicida.

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  Beniamino Bonardi

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7 Commenti

  1. Leggevo poco fa che: “Gli scienziati che fanno ricerca sul glifosato sono tutt’altro che indipendenti. Anzi, si fanno scrivere gli studi direttamente da Monsanto, il colosso dell’agro-chimica che inonda i mercati di tutto il mondo di RoundUp. Il pesantissimo conflitto di interessi è stato messo a nudo da una corte federale di San Francisco, che contesta i risultati di alcuni studi – finanziati dall’industria – che sostengono che il glifosato non sia cancerogeno. Una conclusione opposta a quella cui è arrivato lo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.”

  2. Rodolfo Carlucci

    Ma, io, mi pongo una semplicissima domanda: un prodotto chimico fa male? I medicinali che prendiamo hanno tutti delle controindicazioni a volte anche gravi se presi per lungo tempo, perchè allora il Glifosato, essendo un prodotto chimico, a lungo termine non può provocare seri problemi alla salute dei cittadini? Parlano di estendere per altri 15 anni l’uso del prodotto, ma ci rendiamo conto che parliamo di prodotti chimici pericolosi che vengono usati nei campi dove la maggiorparte dell’alimentazione mondiale proviene?

  3. Monsanto & C. pare abbiano ancora una volta saputo manipolare bene gli esiti di questi verdetti, difendendo i propri interessi e fregandosene delle conseguenze per l’uomo e l’ambiente. a questo punto sono molto scettico sulla possibilità della commissione europea di esaminare la questione dalla parte dei cittadini. gli “affari” sono assai più importanti…

  4. Mi pare necessario fare un passo avanti sulla questione. Innanzitutto fornire agli agricoltori una valida e più sicura alternativa all’uso dell’erbicida in questione promuovendo la produzione di un erbicida nuovo o già esistente che dia sicurezza sia per gli utilizzatori che per i consumatori. Con tutte le aziende che fanno ricerca nel settore, possibile che non esista la possibilità di trovare qualcosa di alternativo? In tal modo si eviterebbe di continuare a polemizzare sulla questione senza per questo arrivare ad una soluzione radicale del problema.
    Già abbiamo il problema degli scarichi dei motori diesel che sono stati dichiarati cancerogeni ma che comunque continuano a essere utilizzati sulle strade di tutto il mondo. Mi pare che sia interesse di troppi continuare a polemizzare sulle questioni per il solo interesse diretto del polemista di turno che così giustifica la sua esistenza ma senza arrivare alla soluzione del problema di cui si parla……

  5. Segnalo ad Edoardo la cosa nota che il dito indicatore indica, i ricercatori ricercano, il marketing vende ed i consumatori consumano e vivono nell’ambiente creato da questi ultimi.
    Mentre le Agenzie e le Commissioni per la Sicurezza sono soggetti pubblici, preposti appunto alla sicurezza e purtroppo non assicurano, come di loro missione dovrebbero.
    Nel ruolo di queste commissioni c’è un principio guida sancito come norma europea e che è il principio di precauzione, che in estrema sintesi impone prudenza la dove non c’è certezza provata al 100% nell’analisi dei rischi.
    Aggiungo e sottolineo anche cumulativi per qualità e quantità di sostanze tossiche accumulate nell’organismo e nell’ambiente.
    Per trovare una soluzione alternativa al problema e fare un passo avanti, il primo sostanziale punto di partenza è non accontentarsi di un compromesso al ribasso con l’uso esteso, invasivo e cumulativo ambientale del glifosate.

  6. Vorrei sapere se può essere pericoloso per gli animali domestici. Grazie

    • le soluzioni alternative potrebbero anche esserci …
      ma..cosi come quando si parla di salute …a volte si preferisce prendere una serie di pillole o fare uno specifico intervento X ..perchè è piu facile economico ed immediato.. “sul momento” anche quando ci sarebbero alternative valide e a volte anche con risultati migliori ma che richiedono del tempo e dei sacrifici maggiori.