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Glifosato: Greenpeace denuncia conflitto di interessi all’interno dell’Agenzia europea che deve decidere

Alla fine dello scorso giugno la Commissione Ue ha riapprovato  l’uso del glifosato per 18 mesi, sino alla fine del 2017, in attesa di un parere sulla sicurezza da parte dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Si tratta dell’organismo scientifico che deve risolvere la disputa scientifica sul livello di cancerogenicità di questo erbicida sorta tra l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). In base al verdetto, la  Commissione Ue deciderà se autorizzare o meno il glifosato per altri 15 anni.

L’ECHA ha deciso di esaminare la questione l’8 e il 15 marzo e diventa probabile che il parere, inizialmente previsto per novembre, sarà pubblicato pubblicato prima (forse in giugno).  Il problema è che  Greenpeace International ha denunciato l’esistenza di conflitti di interesse all’interno dell’Agenzia. In una lettera inviata a nome di 20 organizzazioni che operano nei campi dell’ambiente e della salute, Greenpeace afferma che il presidente del Comitato di valutazione dei rischi dell’ECHA e altri due membri sembrano violare le regole sul conflitto di interessi stabilite dell’Agenzia stessa. Il presidente del Comitato dell’ECHA, Tim Bowmer, ha lavorato per due società di consulenza nel settore chimico per 20 anni, anche come business development manager e account manager di alto livello. Il suo contratto con tali organizzazioni si è concluso il giorno prima dell’inizio del suo incarico come presidente del comitato di valutazione dei rischi dell’ECHA.

glifosato

Secondo la politica di indipendenza dell’ECHA, ricorda Greenpeace, “un conflitto di interesse può insorgere laddove l’imparzialità e l’obiettività di una decisione siano compromesse (o possano essere percepite come tali) a causa dell’interesse personale di un collaboratore interno o esterno all’Agenzia”. Tra gli interessi che possono interferire con il lavoro dell’ECHA vengono citati l’attività di consulenza e il lavorare per enti di ricerca o altre imprese, il cui finanziamento provenga in maniera significativa da fonti commerciali. Nella valutazione di questi conflitti , l’ECHA deve tenere conto sia degli interessi attuali, sia di quelli esistenti nei cinque anni precedenti la valutazione di una sostanza chimica da parte dell’Agenzia. Franziska Achterberg, direttrice delle politiche alimentari di Greenpeace Europe sottolinea come “la domanda se il glifosato può causare il cancro riguardi milioni di persone in Europa. Questo è il motivo per cui gli scienziati che esamineranno le prove per conto della European Chemicals Agency devono essere del tutto indipendenti, in particolare da interessi corporativi”.

Nella lettera Greenpeace denuncia anche la pratica dell’ECHA di basare le proprie valutazioni anche su studi non pubblicati, condotti dalle industrie di settore, rendendo impossibile ad altri scienziati controbattere. “Questa pratica deve terminare, in modo che tutte le valutazioni scientifiche delle Agenzie di regolamentazione dell’Ue possano essere verificate in modo indipendente”, dichiara Franziska Achterberg. Interpellata da Le Monde, l’ECHA ha respinto le accuse di Greenpeace e delle altre organizzazioni, sostenendo che la posizione dei due membri del Comitato di valutazione dei rischi “non sono un motivo di preoccupazione in termini di conflitti di interesse in relazione al glifosato”, dato che “lavorano per rispettabili istituzioni nazionali, che offrono servizi di consulenza all’industria, il che è normale”. Nel caso ci fossero situazioni di conflitto d’interesse, gli eventuali membri coinvolti si dimetteranno e saranno sostituiti, come già avvenuto in passato, anche per un presidente di Comitato, afferma l’ECHA.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. Di questo passo : “potrebbe”…”venga percepito come tale”…. tutti i VERI ESPERTI, cioè quelli che hanno lavorato non solo sui libri, e aver avuto a che fare con le sostanze chimiche traendone adeguata conoscenza, prima o dopo entrerebbero in conflitto di interessi, lasciando le decisioni a PSEUDOESPERTI magari con veri conflitti di interessi nascosti nei due sensi o imbevuti di ideologie tali da vedere il diavolo anche dove non c’è e fautori dell’inesistente limite zero. E come la mettiamo con l’utilissima interazione industria-università capace di creare vero progresso?