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Che fine ha fatto il giornalismo scientifico? Tra assenza di critica, intrattenimento e megafoni mediatici, il racconto di Luca De Fiore

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Il giornalismo scientifico si è trasformato in una via di mezzo tra informazione e intrattenimento

La correttezza e la veridicità delle notizie soprattutto in campo scientifico è un problema serio anche in Italia, dove troppo spesso è abitudine ricorrere al metodo del “copia e incolla” senza verificare le fonti. Il problema riguarda anche gli articoli che parlano di nutrizione e di alimentazione pubblicati anche su giornali e quotidiani autorevoli. Pubblichiamo questo intervento di Luca De Fiore (Il Pensiero Scientifico Editore) ripreso dal suo blog dottprof.com che focalizza bene la questione.

Una via di mezzo tra informazione e intrattenimento: ecco cos’è la gran parte del giornalismo scientifico. Infotainment, scriveva Jalees Rehman sul Guardian tre anni fa: dalle posizioni più bizzarre dell’accoppiamento animale alle associazioni imprevedibili tra cibi e longevità o all’ennesima medicina miracolosa che – chissà perché – potremmo tranquillamente far crescere noi stessi sul balcone di casa.

L’obiettivo è riempire pagine “scientifiche” senza né capo né coda ma molto frequentate, facendo crescere la massa critica di contenuti che fa tanto comodo ai media che vogliono aumentare il traffico.“Ci vuole uno sguardo critico sulla scienza”, diceva Rehman nel suo intervento opportunamente rilanciato su Twitter nei giorni scorsi, perché – più di altre sezioni del giornale – la pagina Scienze è un porto franco, uno spazio dove sembra sia possibile sostenere qualsiasi cosa. Salvo, nota Rehman, chiudere il proprio contributo raccontando che sono comunque necessari ulteriori studi o che quei fantastici risultati ottenuti su porcellini d’India non è detto che siano confermati su quei poveri disgraziati che accetteranno di essere arruolati nella sperimentazione clinica preannunciata.

Science journalists have forgotten how to be journalists. (I giornalisti scientifici si sono dimenticati come essere giornalisti) Martin Robbins

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Il rischio è che si consideri il processo di peer review come un’operazione di fact-checking

Perché succede?

  • Per auto-assoluzione: chi costruisce una notizia da uno studio pubblicato su una rivista accademica si sente protetto dal processo di peer review cui l’articolo è stato sottoposto. “The peer-review process is equated with a «fact checker» role, thus allowing infotainment science journalism to promote the perspectives of the researchers who conducted the studies.” [Il processo di revisione è assimilato a un ruolo di «controllori di fatti», consentendo al giornalismo scientifico di stampo infotainment di promuovere le prospettive dei ricercatori che hanno condotto lo studio];
  • per impossibilità: gli articoli sono pagati poco e il costo dell’abbonamento alle riviste è proibitivo. Il testo completo delle fonti non lo legge (quasi) nessuno ed è raro lo facciano i giornalisti;
  • per pigrizia: fa scegliere la strada più comoda dello stile “he-said-she-said”, del trascrivere un paio di dichiarazioni di opinion leader inserite alla meglio in un comunicato stampa fornito bello che pronto;
  • per convenienza economica: le agenzie di comunicazione corteggiano i giornalisti offrendo loro viaggi per partecipare a congressi o per visitare sedi di industrie farmaceutiche in capitali europee, o elargendo compensi sovradimensionati per intervenire come moderatori a tavole rotonde o per scrivere brevi contributi su riviste aziendali;
  • per mancanza di competenza specifica: metodi e risultati di molto studi sono di difficile comprensione ed è quasi impossibile scoprire distorsioni o falsificazioni.
Reporter. Taking notes. Media interview.
I giornalisti scientifici si sono dimenticati come essere giornalisti

C’è il rischio reale che sia vero quello che Martin Robbins sosteneva sempre sul Guardian diversi anni fa: “Science journalists have forgotten how to be journalists. They’re actually science communicators, (…) don’t call yourself a science journalist if that’s what you’re doing, call yourself a science blogger, call yourself a science communicator, but if you’re going to call yourself a journalist then behave like a journalist, dig for stories, ask questions of science, ask questions of scientists, look at numbers, look at figures, and do what journalism does.” [I giornalisti scientifici si sono dimenticati come essere giornalisti. In realtà sono dei divulgatori scienza, (…) non autoproclamarti giornalista scientifico se stai facendo questo, definisciti blogger scientifico, definisciti divulgatore scientifco, ma se ti proclami giornalista allora comportati come un giornalista, scava alla ricerca di storie, fai domande scientifiche, fai domande agli scienziati, controlla i numeri, guarda le immagini, e fai quello che il giornalismo fa.]

Il churnalism è la soluzione che mette d’accordo tutti: chi deve promuovere qualche prodotto, il giornalista che deve preparare un pezzo in poco tempo e per due lire, la rivista che deve produrre contenuti con il minimo budget. “Churnalism is a form of journalism in which press releases, wire stories and other forms of pre-packaged material are used to create articles in newspapers and other news media in order to meet increasing pressures of time and cost without undertaking further research or checking.” [Il churnalism è una forma di giornalismo in cui comunicati stampa, agenzie e altre forme di materiale preconfezionato sono usate per creare articoli per giornali e altri media per venire incontro alla pressione crescente di tempi e costi senza dedicarsi a ulteriori ricerche o controlli.] “If you are not actually providing any analysis, if you’re not effectively taking a side – sosteneva Ed Yong sul blog di Discover qualche anno fa – then you are just a messenger, a middleman, a megaphone with ears. If that’s your idea of journalism, then my RSS reader is a journalist.” [Se non stai facendo alcuna analisi, se non prendi posizione, allora sei solo un messaggero, un intermediario, un megafono con le orecchie. Se questa è la tua idea di giornalismo, allora il mio feed RSS è un giornalista.]

Journalism is a set of values. (Il giornalismo è un insieme di valori) Heather Chaplin

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Bisogna ripensare alla formazione dei giovani giornalisti

Che fare? Ripensare la formazione dei giovani giornalisti. Alla New School di New York, per esempio, si sta sperimentando una sintesi tra giornalismo critico e design della comunicazione (vedi): il giornalismo come metodo di lavoro guidato da valori più che come insieme di tecniche e di competenze specifiche. L’interpretazione del dato è la premessa perché il giornalista si costruisca un proprio punto di vista e lo comunichi in modo convincente a chi legge o ascolta. Solo il lavoro di giornalisti consapevoli può restituire ai media il ruolo di “cornici di senso”, strumenti capaci di indicare percorsi, significati, direzioni…

Luca De Fiore

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Adesso con i giornali online che pagano 3 euro ad articolo, e danno anche una serie di tags obbligatoriamente da inserire nel testo, è difficile fare il giornalista seriamente. I giornali usano per la maggior parte giornalisti free lance, rarissimi i casi di assunzioni a tempo indeterminato, anche questa categoria risente della politica suicida degli ultimo 10-15 anni, come d’altronde ne risentono tutti i lavoratori subordinati.

  2. e come risento tutti i lavori soggetti alla pressione dell mercato della “globalizzazione online” ………

    resteranno solo coloro che hanno fonti di reddito alternative e possono permettersi il LUSSO di approfondire in maniera libera per passione ..