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Frutta nelle scuole: frutta acerba o immangiabile, colleghe che non vogliono sbucciare la frutta e pretesti per tornare alle solite merendine. La lettera di una insegnante

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Frutta nelle scuole: perché non funziona?

Gentile redazione,

sono un’insegnante e vi scrivo in merito al progetto “frutta nelle scuole” Confermo che la frutta è a volte acerba, o due giorni dopo l’arrivo diventa immangiabile.
Nella mia scuola, purtroppo il progetto viene fatto esclusivamente per incassare i soldi del bonus, perché a parte i bambini della mia classe, gli altri mangiano sempre quello che gli pare e piace. Il pretesto delle colleghe per non “obbligare” gli alunni a mangiare la frutta (io permetto che venga portato un frutto da casa, ma che sia un frutto e non una brioche con marmellata!) è che i genitori si lamentano perché i bambini non possono consumare la loro merenda preferita.
L’amara verità è che è seccante sbucciare 20 arance: per prepararle per tutti bisogna iniziare a farlo alle 10,15 e non ci si può rilassare davanti alla macchinetta del caffè perché si va avanti a sbucciare fino alle 10,30. È noioso invitare i bambini ad assaggiare la frutta e controllare che non mangino le solite schifezze.

Insegnante amareggiata

Ringraziamo l’insegnante per il suo contributo e chiediamo a colleghi e colleghe (ma anche ai genitori) di scriverci la loro esperienza con questo progetto: la qualità della frutta, il raggiungimento degli obiettivi, la disponibilità del personale scolastico e l’efficienza o meno della parte logistica. Se avete anche suggerimenti per rendere davvero utile Frutta nelle scuole potete scriverceli. Per leggere i contributi di Il Fatto Alimentare all’argomento, potete consultare questo Archivio.

Sara Rossi

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20 Commenti

  1. Come per ogni bando in questo paese dietro c’è sempre un magna magna generale anche alla faccia dei bambini, si parla molto del settore ortofrutticolo in crisi del famoso made in italy e invece non cambia nulla.
    Per fortuna c’è Expo 2015 Nutrire il Pianeta Energia x la vita che ci salverà tutti.

  2. Sono sempre più convinto che l’educazione alimentare debba entrare tra la materie scolastiche, anche solo per 10 minuti al giorno.
    Il progetto della frutta nelle scuole è valido, ma deve essere adeguatamente supportato.
    Non possiamo permettere che l’educazione dei nostri bambini sia affidata a gente svogliata e probabilmente neanche troppo consapevole dell’importanza di certe tematiche.

    • Condivido Vincenzo e aggiungo, come ho già avuto occasione di scrivere, che dovrebbe essere un progetto di educazione alimentare che coinvolga i bambini unitamente ai genitori…

  3. Faccio presente il progetto FRUTTA e VERDURA che viene portato avanti nella scuola elementare frequentata dai miei figli: due giorni alla settimana (lunedì e giovedì)i bambini devono portare frutta o verdura da casa al posto della merendina. Non ci sono costi aggiuntivi per nessuno, nè per le famiglie, nè per il comune.
    I bambini sono attenti e la prendono bene perchè ognuno porta quello che desidera, mia figlia preferisce carote o finocchi mentre mio figlio preferisce la banana o la mela. I bambini non sono così costretti a mangiare ciò che viene imposto o che non aggrada come frutta acerba o altro e consumano volentieri ciò che portano, spesso scambiandoselo tra compagni. Spesso preparo la frutta e la verdura nella piccola “schiscetta” in modo da poterla consumare senza richiedere l’intervento delle maestre (fragole o prugne tagliate, mandarini sbucciati….
    Mi sembrano tutti contenti per la buona riuscita di questo progetto che ormai ha 4 anni.

    • Roberto La Pira

      Il progetto Frutta nelle scuole è un’ottima idea ma presenta troppo spesso criticità che vengono segnalate da più parti. Ci sono anche buoni esempi di gestione come il suo e siamo solo contenti perché si tratta di tanti milioni di euro.

    • In effetti questo mi sembra il progetto migliore, a costo zero e con un piccolo sforzo da parte delle famiglie. Si potrebbe prenderlo ad esempio e implementarlo tout court.

      Giusto un commento alla fatica di ‘sbucciare le arance’: a parte i commenti ovvii sulla cosiddetta svogliatezza, si può prendere anche lo sbucciare la frutta come un’idea educativa. Esempi:

      * rimuovere solo una parte della buccia e lasciare che i bimbi finiscano di sbucciare con le sole mani (e unghie, perchè no?)
      * quando si tratta di mele, si possono lasciare un po’ in un catino con il bicarbonato e poi dar da mangiare ai bimbi anche la buccia.
      * coinvolgere i bimbi un po’ più ‘manuali’ nell’aiutare a sbucciare la frutta degli altri.

  4. Io inserirei fin dalle elementari una materia aggiuntiva: scienza dell’alimentazione…da proseguire almeno fino alle medie per spiegare quello che è bene mangiare, in che proporzione (la famosa “piramide”), i benefici delle verdure a seconda degli organi e anche i rischi ad esempio dell’eccesso d’alcool, ecc. in 8 anni di scuola sarebbe una materia completa !
    I bambini specie se piccoli recepiscono meglio dei grandi.

  5. I bambini devono essere educati a mangiare frutta, non obbligati. Sono molto contrario a una scuola che costringe a mangiare frutta (o frutta o niente); che cosa c’è di educativo nella costrizione?

  6. Posto che quello che scrivete è tutto assolutamente condivisibile e vero, vorrei aggiungere un passaggio.
    Io per lavoro controllo la ristorazione collettiva e giro nelle scuole a valutare i pasti.
    il problema non sono solo le insegnanti, l’80% del problema è dovuto ai genitori.
    L’insegnante tieni i bambini 8 ore al giorno, o anche meno, il resto della loro via è in mano ai genitori.
    Sta a loro educare i figli a mangiare certe cose.
    E questo vale anche per tutto quello che riguarda altre discussioni di questo sito.
    Dobbiamo cominciare a prenderci noi la responsabiltà di educare i nostri figli, non aspettare che lo faccia un programma europeo.

    • Giovanni, è difficile educare un adulto. Poi ricordati che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani…

    • Certo che è difficile educare un adulto, ma se tu a scuola educhi un bambino ma quando torna a casa chi prepara da mangiare non bada a nulla di tutto questo, anzi, per non dover litigare per far mangiare la cena al figlio, gli propina prosciutto cotto o cotoletta surgelata prefritta e un gelato invece che una mela, questo bambino non imparerà mai.
      per di più scarterà metà dei piatti che mangia a scuola e poi il genitore inveirà contro la scuola perchè quello che è preparato non è buono e suo figlio esce da scuola che ha fame.
      Allora quando esce lo aspetta con la merendina e suo figlio collegherà che se non mangia la merenda “salutare” della scuola avrà come ricompensa la merendina confezionate.
      E’un circolo.

  7. Un grave punto critico di questo progetto è l’affidamento del momento formativo a pseudoesperti , reclutati dalla politica, che veicolano messaggi spesso discordanti dalle linee guida ministeriali sull’alimentazione e che non si raccordano con gli uffici di educazione alla salute delle ASL preposti ad attuare interventi formativi complessi sulla promozione di stili di vita per la salute.Come al solito in Italia la mano destra non sa cosa fa la sinistra, il risultato sono interventi sovrapposti e spesso incoerenti, intanto si aumentano le tasse.

  8. Vincenzo, certo che educare un adulto è più difficile, ma se si educa solo il bambino, quando questi arriva a casa e i genitori non proseguono sulla strada intrapresa dalla scuola si vanificano tutti gli sforzi fatti purtroppo

  9. Nella primaria delle mie figlie la frutta arriva da casa, e due giorni la settimana non è possibile mangiare altro che frutta a merenda per i bimbi. Il tutto sembra funzionare bene, se anche noi ci dimentichiamo il giorno della frutta sono loro a ricordarcelo e la cosa é bene accetta a quanto pare dalla grande maggioranza dei genitori.

  10. Visto che avete appena sollevato problema sorto nella mensa scolastica di Padova vi assicuro che l’apertura dei sacchetti di frutta è ultimo dei nostri problemi. Sono nutrizionista e fino all’anno scorso ero in commissione mensa. A parte la qualità e la combinazioni dei cibi davvero non equilibrata, a parte i numerosi corpi estranei che sono stati segnalati, vorrei sottolineare che il capitolato di gara ha inserito alimenti che da linee guida regionali non sono ammessi: latte al cioccolato a lunga conservazione, tè in pacchetto, budini preconfezionati, succhi di frutta in pacchetto. Il SIAN ha chiesto spiegazioni alle dietiste del comune che hanno fornito risposte evasive. I bambini esasperati stanno raccogliendo loro firme per non dover più mangiare quello che definiscono il ‘terribile’ Merendix.

  11. Riguardo il progetto “frutta nelle scuole” è vero che la frutta arriva marcia in classe, oppure troppo dura ed i bambini delle elementari nel 99% dei casi hanno l’apparecchio oppure “balla” qualche dente da latte e non riescono proprio a mangiarla. Segnalo inoltre la MANCANZA DELLA ZONA DI PROVENIENZA / RACCOLTA della frutta o verdura somministrate, e non viene distribuita frutta di stagione (clementine in Febbraio?!) quindi non credo che serva per una corretta educazione alimentare.
    Inoltre è successo varie volte che la frutta arrivasse con molte ore di ritardo o addirittura non arrivasse a scuola o non per tutte le classi, ed i bimbi si sono sentiti male! Forse ci vorrebbe più serietà nei progetti, soprattutto quando riguardano i bambini.

  12. E al solito programma governativo le seccature toccano alle solite povere maestre…

  13. Mai provata la frutta di certi grandi super e ipermercati italiani, che vantano sui propri periodici genuinità e bontà in via prioritaria e a qualsiasi costo?
    Vendono cassette di frutta in offerta (mele, pere, per non parlare delle patate, belle fuori e nere dentro) che appena le guardi marciscono.
    Probabilmente prodotti congelati, sicuramente da consumare prima di subito, diversamente sono buoni per allevare suini!
    E non parlo di mele col verme: magari! Significherebbe avere a che fare con frutta genuina.
    L’unica cosa certa è che il target è sempre e solo quello di ottenere il maggior vantaggio economico possibile, laddove la salute del consumatore è l’ultimo dei problemi.
    E i bambini non fanno eccezione: servono a far soldi.
    Chi dobbiamo educare?

  14. Daccordissimo con Giovanni e Drasp, che i problemi principali sono sostanzialmente tre:
    – la qualità della frutta
    – la qualità delle insegnanti
    – la qualità dei genitori
    La soluzione migliore a volte è la più semplice ed è quella di Silvia, che compensa alla mancanza di qualità di tutta l’offerta, sostituendosi ed ottimizzando il progetto, fornendo frutta sana, matura e pronta all’uso dei bambini.
    E’ un minimo sindacale che diviene il massimo, se esteso anche ad altri aspetti dell’educazione infantile, da parte di genitori veri e responsabili.
    Lode a Silvia e che sia d’esempio per il coinvolgimento anche da parte delle istituzioni preposte, alle quali interessa il risultato e non lucrare sui bonus.

  15. Gian Franco ex Docente di scuola Media, in pensione dal 2009.
    Ho assistito i ragazzi , a mensa, per tanto tempo e, mi accorgo che, ad oggi, non è cambiato nulla da allora ; la frutta che trovavano i miei studenti non era un gran che , spesso dopo pranzo, veniva buttata via !!!