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Bisfenolo A, studio USA rivela livelli 70 volte più alti del normale nei lavoratori che lavorano a contatto con l’interferente endocrino

I lavoratori che si trovano a stretto contatto con il bisfenolo A, hanno livelli della sostanza in media 70 volte superiori al normale

Secondo un articolo pubblicato il 1 ° gennaio 2017 sulla rivista Annals of Work Exposures and Health, Cynthia Hines e colleghi del National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) americano, i lavoratori degli Stati Uniti che utilizzano o producono bisfenolo A nelle industrie hanno, in media, un livello 70 volte più alto di questa sostanza nei loro corpi rispetto al resto della popolazione. I valori sono ben al di sopra del livello in grado di avere un impatto dimostrato sulla salute umana e bastano 2 giorni di lavoro per raggiungere queste concentrazioni. Come se non bastasse, alcuni operai hanno valori anche 1.000 volte superiori a quelli generalmente presenti in un individuo.

Lo studio federale è il primo a concentrarsi sull’impiego di bisfenolo A in ambito lavorativo negli Stati Uniti. “Questi elevati livelli di esposizione purtroppo sono in linea con quanto ci aspettavamo” ha detto Laura Vandenberg, un’assistente presso l’Università del Massachusetts Amherst, che non è stata coinvolta direttamente nello studio. Il BPA è un noto interferente endocrino, cioè una sostanza che può agire in fasi particolari del ciclo vitale, alterando l’equilibrio ormonale, e la cui esposizione può influenzare negativamente lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e il comportamento sia nell’uomo che nelle specie animali. In pratica gli interferenti endocrini possono “accendere”, “spegnere” o modificare i normali segnali inviati dagli ormoni: i loro effetti sono preoccupanti, proprio perché insidiosi e subdoli.

La pelle sembra essere la principale via di assorbimento del BPA

Nel 2013 e 2014, le urine di 77 operai di sei diverse società che producono BPA e resine, sono state analizzate dopo due giorni consecutivi di lavoro. I dati sono molto rilevanti perché contraddicono quanto sostenuto finora ovvero che tutto il bisfenolo A assimilato nell’organismo sarebbe metabolizzato ed eliminato entro 24 ore. “I lavoratori stanno bioaccumulando questa sostanza nel proprio corpo”, ha detto Frederick vom Saal, professore della Missouri-Columbia University . “Viene così  smentita la tesi secondo cui il 100% del bisfenolo A che viene assorbito dal corpo viene anche smaltito in un giorno solo.”

Laura Vandenberg ha commentato lo studio, spiegando come la pelle sia la via più probabile di assimilazione in caso di esposizioni professionali. “La pelle può agire come barriera, ma dobbiamo ricordare che è anche in grado di assorbire le sostanze chimiche e lo fa in modo molto efficiente quando si tratta di sostanze che simulano gli ormoni.”

Gli stessi autori dello studio hanno osservato che, anche se i dati di esposizione sono stati condivisi con i partecipanti, non può essere fornita loro nessuna informazione specifica sui rischi associati, perché negli Stati Uniti non ci sono limiti di esposizione sul luogo di lavoro al BPA. Pertanto, i ricercatori hanno potuto solo “inviare avvisi di carattere generale per limitare l’esposizione degli operai a questa sostanza”.

 

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  Luca Foltran

Luca Foltran
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2 Commenti

  1. c’è sempre tanto da fare per cercare di proteggere la salute umana dalla presunzione del profitto.

  2. Se dovessimo considerare seriamente quello che le aziende produttrici propinano al consumatore, dovremmo chiederci come possano operare e chi le autorizza.
    Ma a priori sono tutte autorizzate con i migliori propositi e progetti, mentre in corso d’opera si scoprono le sorprese ed a quel punto chi ha il coraggio e la forza di spegnere un business in corsa?
    Questo è un esempio classico, come per il grasso di palma o altri, dove la diffusione del guaio a frittata fatta non consente di risolvere il problema, perché la dimensione raggiunta comporta la sopravvivenza di un intero comparto produttivo.
    Quindi non aspettiamoci miracoli ma piccoli aggiustamenti graduali, a partire da quegli operatori più lungimiranti, sensibili ed etici, cioè quasi nessuno.