Expo 2015 promette di raccontare il meglio dell’agroalimentare italiano, ma i costi elevatissimi degli spazi hanno scoraggiato diversi protagonisti e lasciato molte caselle ancora vuote.
Quando Il Fatto Alimentare ha incontrato al 29° piano del grattacielo Pirelli di Milano (il 24 aprile 2014) lo staff del Padiglione Italia di Expo 2015 sembrava che tutto procedesse in modo regolare per inaugurare tra un anno la grande esposizione universale sul cibo. Era difficile prevedere uno scandalo di cos’ì vaste proporzioni sul pagamento di tangenti come quello emerso in questi giorni.
Bastava però scambiare qualche battuta con gli addetti ai lavori e con le aziende alimentari impegnate nel progetto, per capire che la situazione non era tranquilla. Le cose da fare erano e sono ancora troppe e i problemi da risolvere numerosi. Anche le curiosità sono tante ed era lecito aspettarsi dall’incontro risposte che arrivano solo in parte. “Il programma definitivo – ci viene ripetuto – verrà presentato il 30 maggio per cui non possiamo essere molto precisi”. Accantonando le tematiche di tipo urbanistico che hanno assorbito molte energie e creato vivaci polemiche, il colloquio verte sui contenuti che l’Italia intende portare avanti e sulle aziende che sostengono il progetto.
Il padiglione Italia
All’inizio viene descritto il modellino del Padiglione Italia e l’elenco delle iniziative già stabilite e delle filiere (pane, frutta, acqua, vino e olio). Complessivamente nel Padiglione si prevedono 2.000 eventi oltre agli appuntamenti promossi dalle varie aziende sponsor (telecronache, dirette radio e tv, laboratori per le scuole, show serali abbinati a cene tematiche per regioni e città).
Le prime notizie sono confortanti perchè gli autori delle mostre allestite all’interno del Padiglione Italia offrono buone garanzie. Si tratta del Museo di scienza e della tecnica Leonardo da Vinci di Milano (700 metri quadrati) che da anni porta avanti laboratori sul cibo e che ha ospitato due anni fa la più bella mostra sull’alimentazione vista in Italia. L’altra firma illustre è quella dell’architetto Marco Balich, che già in occasione del centenario dell’unità d’Italia aveva curato un’interessante mostra su Fare gli italiani, alle Officine Grandi Riparazioni a Torino.

Gli altri quattro edifici affiancati al Padiglione sono destinati ad essere occupati da Regioni, Province e Comuni che potranno affittare gli spazi per periodi variabili (mesi, settimane o anche singole giornate). La Sicilia e l’Abruzzo hanno prenotato uno spazio per l’intera durata dell’Expo, mentre il comune di Brescia ha fissato 6 giornate. Anche la regione Emilia Romagna ha affittato degli spazi. Uno spazio è stato affidato all’Unione Europea.
Cosa ci sarà all’interno del Padiglione Italia oltre alle due mostre? Difficile sapere di più visto che la direzione Expo per il momento non rilascia dichiarazioni. Sfogliando i bandi e ascoltando qualche addetto ai lavori si scopre che l’affitto degli spazi ha un prezzo salato. Si parla di 1 milione di euro per 250 metri quadrati all’interno del nostro Padiglione.
Spazio a latte e salumi
Per esempio lo spazio dedicato al latte sarà di di 200 mq e il bando indicava un prezzo minimo di 960 mila euro, oltre al versamento dell’8% sulle vendite dei prodotti con il vincolo di dover utilizzare l’80% dello spazio per installazioni e solo il 20% ad uso commerciale. A questa somma ogni azienda deve aggiungere le spese di allestimento e di gestione per l’intera durata dell’esposizione, per cui alla fine il bilancio diventa pesante. Si tratta di un listino che molti hanno definito assurdo e che ha limitato fortemente la presenza delle aziende e dei consorzi dei prodotti Dop.
È prevista anche la filiera dei salumi per cui dovrebbe esserci un bando in uscita in questi giorni. Ci sarà anche una filiera del vino, del riso e dell’olio che occuperà 2.000 metri ed è stata affidata attraverso una convenzione a Vinitaly. Il bar interno sarà gestito da Lavazza che ha pagato 1 milione di euro per avere l’esclusiva di vendita del caffè all’interno dell’edificio italiano e uno spazio di 85 metri quadrati.

Il caffè a Expo 2015
Sempre in tema di caffè, è previsto uno spazio dedicato alla filiera nei padiglioni dei paesi produttori, con il coordinamento di Illy in qualità di official partner di Expo. Se nel Padiglione Italia si berranno solo tazzine firmate Lavazza negli altri la scelta sarà libera, per cui ogni paese sceglierà autonomamente il fornitore di chicchi. Seguendo un analogo principio di di assegnazione nel Padiglione Italia si berrà solo birra del Birrificio Angelo Poretti del gruppo Carlsberg. Lo spazio a disposizione della birra è di 185 metri quadrati a fronte di un pagamento di circa 800 mila euro e al riconoscimento dell’8% sulle vendite da versare a Expo. Per l’acqua minerale ci saranno esclusivamente bottiglie di San Pellegrino. Anche in questo caso lo spazio assegnato è di 100 metri quadrati mentre il pagamento ammonta a 1,15 milioni di euro oltre all’8% sulle vendite da devolvere a Expo.
Un ristorante nel padiglione Italia
Un angolo del Padiglione Italia ospiterà un ristorante dove verranno serviti solo piatti di pasta condita con ingredienti a filiera corta e ricette in linea con la tradizione italiana, oltre a tranci di pizza cotta in forno a legna. Un vincolo del bando prevede l’uso nel ristorante di prodotti DOP e IGP. Lo spazio previsto è di 150 m all’aperto e 295 al chiuso e l’affitto supera i 900 mila euro oltre al versamento del 10% del fatturato. Non si hanno ancora notizie sul vincitore. Ci sarà un’area di 100 mq dedicata al “Gusto della terra” destinata alla vendita di frutta e verdura. Anche in questo caso bisogna preventivare 915 mila euro per lo spazio e devolvere l’8% del fatturato a Expo. Non si hanno ancora notizie sul vincitore.

Il Future Food District
La presenza italiana non si ferma qui. A distanza di qualche centinaio di metri dal padiglione si trova il Future Food District che ospiterà un supermercato del futuro firmato Coop, di 1.500 metri quadri, frutto di un progetto targato Expo e Mit di Boston. Si tratta di un investimento di 13 milioni di euro nel quale si declinerà il modo di fare la spesa in futuro, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità. Uno degli obiettivi prefissati è raggiungere l’autosufficienza energetica. Tra le novità che Coop metterà a disposizione dei visitatori desta curiosità un carrello “parlante” per la spesa in materiale riciclato e riciclabile in grado di interagire con il consumatore attraverso attività di marketing e di promozione in funzione delle aree visitate.
Sui banchi ci saranno inoltre etichette virtuali per descrivere in modo meticoloso le caratteristiche del cibo. Coop non paga affitto ma si è impegnata a vendere 700 mila biglietti che dovrebbero costare 39 euro l’uno (gli organizzatori hanno però calcolato che tra sconti e offerte il consumatore medio pagherà solo 22 euro!). Per quanto riguarda le royalty collegate alla vendita dei prodotti sono in corso trattative.

Nel Future Food District ci sarà anche un altro edificio affidato a Eataly che occuperà 8.000 metri quadrati. Il progetto prevede 14 ristoranti gestiti da 84 chef regionali che si avvicenderanno ogni mese per proporre i piatti della tradizione culinaria. Ferrero indicato nel sito come un partner si è impegnata a inserire i biglietti di ingresso a Expo tra i “regalissimi”, la raccolta punti abbinata all’acquisto di merendine Ferrero (vedi foto a lato).
Il Made in Italy a Expo 2015
Per concludere il panorama del made in Italy all’interno di Expo 2015 ci sarà un’area espositiva autonoma destinata ad ospitare la filiera ittica e la cascina Triulza dove saranno presenti le Onlus. Nella lista dei partecipanti che siamo riusciti a scoprire mancano molti protagonisti dell’industria alimentare e soprattutto non c’è traccia di una filiera della pasta! Il motivo resta ignoto, ma una cosa è certa, Barilla ha deciso di non essere presente. Sembra che il costo esagerato degli spazi abbia influito sulla scelta finale. L’azienda di Parma pur essendo uno dei grandi assenti, ha però lanciato poche settimane fa il protocollo di Milano una sorta di decalogo di principi che l’azienda vorrebbe venisse adottato come manifesto ufficiale dell’esposizione.

Anche Parmigiano Reggiano ha optato per una presenza “discreta”. Secondo voci ben accreditate, uno dei formaggi tipici della tradizione casearia italiana sarà ospite nello spazio acquisito dalla regione Emilia-Romagna. Anche il Grana Padano non ha partecipato ai bandi e deve decidere se e in che modo essere presente. La situazione è ancora abbastanza fluida e la crisi sulle ipotetiche tangenti versate di cui si dibatte in questi giorni non aiuta certo a fare chiarezza. Vi terremo aggiornati.
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Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24


Un articolo veramente utile che coglie un aspetto interessante e inquietante di questa “grande abbuffata” che e’ Expo2015.
Secondo me e’ premiante NON esporre a Expo2015: chi ci va (intendo espositori, ma alla fine anche visitatori) mostra di accettare un sistema contrario alla tipicita’ del made in Italy.
Un milione di euro per 100mq?
L’ennesima kermesse dei ricchi e per i ricchi,
grazie di cuore da parte del vero volano del nostro paese, le piccole e medie imprese…in fallimento!