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Etichette a semaforo: sviluppare un modello italiano per tutelare consumatori e Made in Italy. L’opinione di Enzo Spisni

Non tutti in Italia sposano la linea di Coldiretti sulle etichette a semaforo, condivisa tra l’altro da Federalimentsre e anche dai Ministeri della salute e delle politiche agricole. Dopo l’intervento di Stefania Ruggeri del Crea, secondo cui le istituzioni italiane dovrebbero considerare l’opportunità di sviluppare un sistema di etichettatura a semaforo  in grado di informare i consumatori tutelando le nostre eccellenze agroalimentari, riceviamo e pubblichiamo sull’argomentouna lettera di Enzo Spisni, docente di Fisiologia della nutrizione Università di Bologna.

Le etichette a semaforo di tipo Nutri–Score rappresentano una semplificazione schematica della complessa lista di ingredienti e delle caratteristiche nutrizionali che un alimento può avere. Possono diventare certamente un aiuto di immediata lettura per il consumatore, ma anche un elemento confondente nel caso in cui i criteri che definiscono il colore siano troppo semplificativi. L’esempio della Coca–Cola light con il semaforo di colore verde paragonata all’olio extravergine di oliva con il rosso deve farci riflettere.

Senza etichette a semaforo istituzionali, il rischio è veder spuntare modelli diversi, come quelle della catena Il Gigante e dalla spagnola Eroski

Non possiamo lasciare alle aziende o alle catene di supermercati la possibilità di definire criteri “fai da te” per etichette a semaforo confondenti, o esplicitamente finalizzate a pubblicizzare maggiormente alcuni prodotti rispetto ad altri. Oggi abbiamo a disposizione tutte le conoscenze scientifiche necessarie per definire criteri oggettivi e condivisibili, capaci di discriminare tra i cibi effettivamente da semaforo rosso e quelli che, come l’olio extravergine di oliva, non lo meritano affatto pur essendo composti al 98% da grassi.

Si tratta di costruire un panel di esperti liberi da conflitti di interesse che, coordinati dal Ministero della salute, si dedichino a costruire i criteri alla base di questo Nutri–Score Made in Italy. Non dobbiamo inventare nulla di nuovo! Basta partire dal modello semaforico francese, che già funziona piuttosto bene, e migliorarlo ulteriormente tenendo ben presenti quali sono gli alimenti alla base della nostra dieta mediterranea, che dovranno avere il semaforo verde e l’Italia dovrebbe promuovere maggiormente, visti gli ultimi dati a conferma della scarsa aderenza della popolazione italiana alla dieta mediterranea.

Per sviluppare un modello italiano, si può partire dal Nutri-Score francese che già funziona molto bene

Non mi sembra il momento di fare lunghe discussioni tra i favorevoli ed i contrari, perché queste etichette a semaforo già esistono nei nostri supermercati, si moltiplicheranno nei prossimi mesi e, se non facciamo nulla, si baseranno su criteri diversi da supermercato a supermercato, non trasparenti e probabilmente nemmeno corretti dal punto di vista delle conoscenze scientifiche. Ricorderei al Ministero della salute che dalle scelte quotidiane fatte al supermercato e dalla composizione del carrello della spesa dipendono molti aspetti della nostra salute futura.

Enzo Spisni – docente di Fisiologia della nutrizione Università di Bologna, responsabile scientifico del master in Alimentazione ed educazione alla salute

Le etichette a semaforo adottate in Francia, chiamate Nutri-Score, sono il miglior sistema per aiutare il consumatore a capire le caratteristiche nutrizionali di un prodotto. Lo schema è molto semplice: il rosso indica un alimento da assumere con moderazione, il verde un cibo sano mentre il giallo invita a consumare il prodotto senza esagerare, per mantenere una dieta equilibrata. Le etichette sono state accolte con entusiasmo dall’OMS e dalle associazioni dei consumatori. In questo dossier di 19 pagine spieghiamo come funziona il Nutri-Score e perché nutrizionisti e società scientifiche che si occupano di alimentazione non possono che essere favorevoli all’adozione anche in Italia.

I lettori interessati a ricevere l’ebook, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro in formato pdf  “Etichette a semaforo”, scrivendo in redazione all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Concordo in pieno con tutte le considerazioni sia della Ruggeri sia di Spisni e le loro indicazioni per un sistema a semaforo italiano ed un nostro algoritmo istituzionale, che sia completo dei valori nutrizionali e qualitativi della nostra eccellente Mediterranea.
    Non si può e non si deve lasciare il compito all’approssimazione, o peggio all’auto attribuzione dei singoli produttori, in una giungla di simboli e di valori fatti su misura ognuno per se.
    I produttori hanno già tutta la libertà di pubblicizzare i loro prodotti, e strumentalizzare un simbolo unificante non credo debba essere concesso alla loro libera iniziativa ne interpretazione.

  2. Anche per me, visto quanto sia io che il signor ezio (nella firma è minuscolo) abbiamo detto anche nell’articolo sulla ferma opposizione di Coldiretti, sono d’accordo sulla creazione di qualcosa che sia il mix tra qualità dietetica e qualità di tradizione.
    Sono anche disposto a partecipare come facilitatore se finalmente nasceranno gruppi di pensiero e di dialogo per il raggiungimento di tale scopo!
    Sarà sicurametne necessario poter mettere in campo osservatori e stakeholder (o portatori di interesse) di chiunque sia coinvolto direttamente o indirettamente nella questione e anche chi potrebbe esserlo in futuro.

  3. Coca-Cola, Mars, Mondelez, Nestlé, PepsiCo e Unilever sviluppano la loro etichetta nutrizionale evoluta.
    I sei produttori hanno annunciato di aggiungere il logo del semaforo volontario e largamente adottato nel Regno Unito.
    L’etichetta inglese Evolved Nutrition (ENL), dà un colore basato su nutrienti individuali come zucchero, grassi e sale; il che significa che un singolo prodotto può avere contemporaneamente una luce verde e rossa – mentre il Nutri Score alla francese prende il valore nutrizionale globale del prodotto nel suo insieme.
    Il logo Evolved fornisce anche informazioni nutrizionali per porzione, mentre Nutri Score è per 100g.
    – Proposta: perché non utilizzare contemporaneamente entrambe le indicazioni semaforiche, una sintetica riassuntiva stile francese (naturalmente calcolata con un algoritmo basato sulla nostra Dieta Mediterranea) e l’evidenziazione a colori della tabella nutrizionale estesa, sullo stile inglese gradito anche da grandi produttori?
    Il consumatore potrebbe comprendere da dove viene il giudizio unico sintetico semaforico, se vede anche indicata l’origine del giudizio nei nutrienti evidenziati in tabella nutrizionale con lo stesso colore.

  4. Ci vorrebbe anche un’etichetta semaforica che dica da quanti anni il prodotto è inserito nella lista degli alimenti protetti da un consorzio e che anche tenga conto della tradizione locale del prodotto:
    Esempio Hamburger di soia senza sale e senza grassi aggiunti: semaforo rosso
    Acciughe di Cetara, semaforo verde!

    In parte scherzo ma in parte propongo un metodo che eviti la scomparsa dei prodotti conservati secondo antica tradizione: il prosciutto toscano, il lardo di colonnata etc., sono destinati a scomparire, rischiamo di avviarci ad una società che si nutre di Soylent verde (2022, i sopravvissuti – film di fantascienza fantasociale).
    non dimentichiamoci come già detto nell’altra discussione, che la gente ha accettato i prodotti finti carne fatti di soia, quindi subisce in modo acritico la simbologia che vuol dire: “vivrai in eterno!” I prodotti di tradizione scompariranno o avranno dei costi assolutamente proibitivi e riservati ad una élite che li apprezzerà solo perché estremamente cari e rari!

    è il futuro che desideriamo?