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Il governo italiano e i ministri degli Esteri europei difendono l’etichettatura dei prodotti alimentari provenienti dai territori occupati da Israele

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La Commissione europea ha indicato le linee guida sull’etichettatura dei prodotti provenienti dai territori occupati da Israele dal giugno 1967

La “nota interpretativa” dello scorso novembre, con cui la Commissione europea ha indicato le linee guida sull’etichettatura dei prodotti provenienti dai territori occupati da Israele dal giugno 1967 (alture del Golan, Striscia di Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est), ha sollevato numerose polemiche, a cui hanno replicato sia il governo italiano, sia i ministri degli Esteri dell’Ue. Il documento riguarda due tipologie di prodotti: quella per cui l’indicazione di origine è obbligatoria  (cibi freschi, pollame, cosmetici…), e quella per cui non lo è (cibi lavorati e semilavorati), e fornisce indicazioni specifiche sulle diciture relative all’origine.

 La sottosegretaria per lo Sviluppo economico, Simona Vicari, rispondendo alla Camera a un’interrogazione, ha affermato che questo documento non implica alcun cambiamento normativo rispetto a quanto previsto dall’accordo commerciale in vigore tra l’Unione europea ed Israele, ma costituisce un chiarimento tecnico per la corretta informazione dei consumatori e per l’applicazione della differenziazione tariffaria tra beni prodotti in Israele e beni prodotti in Cisgiordania. La rappresentante del governo ha respinto l’accusa secondo cui la “nota interpretativa” si inserirebbe nel solco delle campagne di boicottaggio di Israele, a cui, anzi, l’Italia, così come l’Unione europea, si oppone attivamente e la cui portata e nocività potranno essere limitate dall’adozione di misure per la corretta etichettatura dei prodotti provenienti dai territori occupati da Israele dal giugno 1967.

Anche i ministri degli Esteri europei hanno chiarito con un documento che l’Ue e i suoi Stati membri sono impegnati a garantire l’attuazione continuativa, piena ed efficace della legislazione vigente dell’Ue e degli accordi bilaterali applicabili ai prodotti degli insediamenti. L’Ue esprime il proprio impegno a garantire che – in linea con il diritto internazionale – tutti gli accordi tra lo Stato di Israele e l’UE debbano indicare inequivocabilmente ed esplicitamente la loro inapplicabilità ai territori occupati da Israele nel 1967. Non si tratta di un boicottaggio di Israele, a cui l’Ue si oppone con fermezza.

 

  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. adriano candioli

    Un detto popolare così recita : Se non è zuppa , è pan bagnato ” Se non è boicottaggio, misura che potrebbe suonare odiosa per un governo, la norma si inquadra perfettamente nella difesa dei diritti del popolo palestinese , il che è ancora più condivisibile e politicamente corretto adriano