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Etichettatura d’origine su carne e latte, si riaccende il confronto a Bruxelles. La nuova proposta in sintesi

Etichettatura di origine
Etichettatura di origine su carne e latte: riparte il confronto

Il 23 marzo la Commissione ENVI (Environment, Public Health and Food Safety) del Parlamento europeo, ha approvato una bozza di risoluzione sull’etichettatura di origine del latte, nonché di carne e latte usati come ingredienti di altri prodotti.

Il regolamento (UE) 1169/2011 (vedi Ebook L’Etichetta) aveva demandato alla Commissione europea la pubblicazione di alcuni rapporti – basati su consultazioni degli stakeholders e studi d’impatto sulla filiera “from stable to table”, allo scopo di valutare l’opportunità di estendere la dichiarazione d’origine obbligatoria ad alcuni alimenti (latte, carni di animali diversi da quelli già soggetti a tale obbligo (1), prodotti mono-ingrediente ovvero con un ingrediente in quota superiore al 50%) e a determinati ingredienti (latte e carni impiegati nella preparazione di altri cibi, ingredienti unici o superiori al 50% del prodotto finito).

La Commissione europea aveva pubblicato tre relazioni su origine e provenenza:

– la prima sulla carne utilizzata nella preparazione di altri prodotti (es. prosciutti e salumi, lasagne, ragù, etc.),

– la seconda su alimenti non trasformati, prodotti a base di un unico ingrediente, ingredienti che rappresentino più del 50% di un alimento,

– la terza sul latte, sia venduto tal quale e sia come ingrediente di prodotti lattiero-caseari, nonchè su alcune carni (equine, di coniglio e di selvaggina).

Milk and Eggs
Le relazioni riaffermavano l’inopportunità di ampliare l’etichettatura di origine

Le tre relazioni convergevano nel riaffermare l’inopportunità di ampliare gli obblighi di dichiarazione d’origine, tenuto conto che al diffuso interesse dei consumatori a ricevere maggiori notizie sulla provenienza degli alimenti e delle loro materie prime non corrispondeva la loro disponibilità ad affrontare i maggiori costi che ne sarebbero derivati.

La nuova proposta di risoluzione, in sintesi:

– ribadisce la posizione del Parlamento europeo a favore dell’origine obbligatoria della carne usata come ingrediente in altri prodotti,

– afferma la priorità di stimare l’effettivo incremento di costi legato alla fornitura di notizie sul paese d’origine di latte e prodotti lattiero-caseari “lievemente trasformati (come panna e formaggio)“, preparazioni di carne “leggemente lavorate” (quali bacon e salsicce)”,

– chiede alla Commissione di definire gli “alimenti lievemente trasformati” (“lightly processed food“), nei settori lattiero e delle carni, con l’idea di estendere la dichiarazione d’origine obbligatoria ai citati prodotti e al latte, in una prima fase, laddove si constati un sostanziale equilibrio tra l’interesse dei consumatori verso tali notizie e i relativi costi.

Il Partito Popolare Europeo (PPE), gruppo politico dominante a Strasburgo, ha peraltro sottratto il proprio appoggio alla mozione di risoluzione. La sua rappresentante in Commissione ENVI, l’onorevole Renate Sommer, ha addirittura ritirato la propria firma dall’atto, lasciando così spazio a incertezze che mettono in dubbio l’esito del voto in assemblea plenaria, previsto per aprile o maggio.

Per approfondimenti, si veda articolo.

Note:

(1) Le carni fresche, refrigerate e congelate già soggette a dichiarazione d’origine obbligatoria (con precisazione dei paesi di nascita, allevamento e macellazione) sono quelle degli animali che appartengono alle specie bovina (reg. CEE 1760, 1825/2000), suina, ovina, caprina e avicola (reg. UE 1169/11, reg. UE 1337/2013). Restano tuttora escluse le carni equina, di struzzo e quaglia, coniglio e lepre, selvaggina, rane e lumache

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  Dario Dongo

Dario Dongo
avvocato, giornalista

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Un commento

  1. Commissioni e comitati di complicazione cose semplici.
    Il consumatore desidera sapere tutto su ciò che consuma: TRASPARENZA e TRACCIABILITA’ totale.
    Tutto il resto delle disquisizioni, interessa solamente pochissimi, a danno di noi europei tutti.
    Forse questi signori normatori non si rendono conto dei danni e dei problemi che creano con le loro sofisticate quanto confusionarie direttive, che si trasformano in false e/o incomplete etichette.
    Fanno sforzi incredibili per evitare la semplicità e la verità ed è per questi sforzi che vengono lautamente retribuiti da noi tutti?