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CETA, via libera del Parlamento europeo. L’avvocato Dario Dongo illustra lo scenario poco tranquillizzante che si prospetta

Il Parlamento Europeo ha approvato il CETA, l’accordo di libero scambio con il Canada (©European Union 2017 – European Parliament)

A dispetto dei 3,3 milioni di firme #StopCETA, consegnate al Parlamento europeo alla vigilia del voto, il 15 febbraio l’assemblea di Strasburgo ha approvato in via definitiva il ‘trattato economico comprensivo’ con il Canada. A solo beneficio delle ‘Corporation’ globali, le quali non avranno più bisogno del TTIP (che il presidente Trump ha infatti messo da parte) per aggredire le politiche UE e degli Stati membri in tema di salute pubblica, beni comuni e servizi di interesse generale. Lo scenario che si prospetta, in breve a seguire.

Va anzitutto chiarito che il CETA‘EU-Canada Comprehensive Economic and Trade Agreement’ non è una semplice intesa sui dazi alle importazioni, per facilitare gli scambi commerciali. Si tratta di un accordo onnicomprensivo, mediante il quale i legislatori delle due sponde dell’Atlantico decidono di sottomettere le sovranità internazionali (UE), nazionali e locali (regioni, province, comuni) al potere di censura di gruppi economici privati. I quali potranno ricorrere ad apposite corti arbitrali per rimuovere atti – normativi e di amministrazione – che a loro dire intralcino i propri ‘business’.

Le parole d’ordine sono due, liberalizzazione e de-regolamentazione di ogni attività e servizio finora custodito dalle pubbliche amministrazioni o comunque disciplinato con rigore (in ambito sociale, sanitario, educativo, reti idriche, etc.). (1) E così le imprese canadesi – e quelle statunitensi o messicane che ivi abbiano sede – potranno agire in giudizio nei confronti delle istituzioni del vecchio continente.

Ogni progetto politico europeo, come la restrizione d’uso degli OGM, può essere impugnata dalle aziende

Ogni progetto politico a tutela della salute pubblica – che si tratti della restrizione d’impiego di sostanze chimiche, (2) agrotossici e OGM (ivi compresi i ‘diversamente OGM’), interferenti endocrini, ad esempio – sarà di fatto assoggettato al vaglio e alla minaccia di ritorsioni legali dei gruppi industriali controinteressati, oltreché del governo canadese. (3)

Lo stesso principio di precauzione, su cui é basata la legislazione europea in tema di sicurezza alimentare, (4) può venire contestato quale base per l’adozione di misure di salvaguardia. Atteso che, nella logica neo-liberista che ispira il CETA (come già il WTO), ogni potenziale ostacolo al commercio delle merci deve venire giustificato non dal ‘dubbio sulla potenziale pericolosità’ di una sostanza, bensì sulla prova certa di un effettivo rischio per la salute pubblica.

Ne deriva che l’adozione di politiche – educative, commerciali, fiscali – tese a favorire stili di vita salutari e diete equilibrate, in assenza di solide giustificazioni scientifiche, potrà a sua volta venire contestata dai colossi del ‘junk-food’ e del ‘fast-food’, piuttosto che da ‘Big Tobacco’ o ‘Big Pharma’.

mozzarella
Sono pochi i prodotti Dop e Igp italiani a rischio contraffazione tutelati dal CETA

In compenso – si fa per dire – saremo inondati da derrate agricole e alimentari a dazio zero, sviluppate su economie di scala (5) soggette a regole ben più permissive (per quanto attiene, segnatamente, OGM e agrotossici, clonazione animale e impiego della relativa progenie nella filiera alimentare, coadiuvanti e additivi). Con l’aggravante della sostanziale legittimazione di ‘Italian soundinge contraffazioni del ‘Made in Italy. Tenuto conto che:

– solo 1/7 delle DOP e IGP italiane (41 su 280) sono state riconosciute meritevoli di tutela,

– si ammette l’usurpazione dei nomi di parecchie indicazioni geografiche registrate, alla sola condizione di aggiungere una locuzione come ‘tipo’, ‘stile’, ‘imitazione’ (es. gorgonzola), e il Paese di produzione, (7)

– si esclude la possibilità di tutelare ulteriori DOP e IGP laddove preesistano simili marchi commerciali già registrati o comunque impiegati ‘in buona fede’ oltreoceano, anche solo quali ‘nomi usuali’, i quali sono perciò destinati a prevalere sulle nostre tradizioni, (7)

– le leggi nazionali sull’etichettatura d’origine delle materie prime, come il ‘decreto latte’ italiano, sono già sotto attacco di USA e Canada in sede WTO.

I decreti italiani e francesi di origine del latte sono già sotto attacco dal Canada al WTO

Il Parlamento europeo ha dunque favorito gli interessi di ‘Big Food’ e altri giganti industriali rispetto a quelli dei cittadini europei e dei diritti conquistati a caro prezzo nel corso dei decenni. Niente di nuovo, verrebbe da dire, anche se su vicende così epocali ci si sarebbe atteso un minimo di coraggio. A seguito della ratifica, il CETA potrà venire applicato in via provvisoria – escludendo la sola clausola ISDS (‘Investor-State Dispute Settlement’) – per entrare a pieno regime a seguito delle ratifiche dei 28 Stati membri UE. (8)

Per maggiori informazioni sull’argomento, si vedano gli articoli raccolti su Great Italian Food Trade.

Note

(1) Per la prima volta in 60 anni di aggregazione europea, è stata introdotta una ‘lista positiva’ dei soli e pochissimi servizi che le parti convengono di non ammettere alla liberalizzazione. Tutto il resto andrà sul mercato, senza che alcuno abbia neppure provveduto a una preventiva valutazione d’impatto socio-economico

(2) Basti pensare che il Canada ha già mosso trenta contestazioni nei confronti dell’UE, presso il WTO, adducendo che le nostre regole in tema di registrazione e autorizzazione all’immissione in commercio di sostanze chimiche (REACH), in quanto basate su apposite procedure di analisi del rischio, ostacolerebbero il ‘libero scambio’

(3) Grazie a una simile clausola a suo tempo inserita nell’accordo NAFTA (North American Free Trade Agreement), il solo Canada ha dovuto versare a gruppi privati statunitensi 170 mln di US$ a titolo di risarcimenti danni, con spese legali ulteriori per 65 mln

(4) Il principio di precauzione, si ricorda, é alla base del c.d. ‘General Food Law’, reg. CE 178/02

(5) Basti pensare al fatto che le imprese agricole canadesi hanno un’estensione media 15 volte superiore a quella europea

(6) Accordo CETA, articolo 20.21.1

(7) Accordo CETA, articolo 20.22

(8) Sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUUE 14.1.17, L 11) le decisioni del Consiglio n. 2017/37 e 2017/38, relative alla firma dell’intesa e alla sua applicazione in via transitoria, come sopra accennata.

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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17 Commenti

  1. Ma quali interessi possono muovere gran parte dei parlamentari europei ad approvare il CETA (simile al TTIP che per fortuna è naufragato grazie a Trump)?
    Ricordo che il CETA è stato approvato anche grazie al voto favorevole della destra italiana e di buona parte del PD.
    Contrari il Movimento 5 Stelle, Lega Nord e parte della sinistra.
    https://stop-ttip-italia.net/2017/02/15/ceta-i-nomi-e-cognomi-di-chi-ha-votato/

    • Quali interessi ?? Non capisco se la sua è una domanda retorica o ironica.
      E’ ben noto che il parlamento europeo (come del resto quello italiano) è molto frequentato dal lobbisti delle grandi aziende, che sanno essere molto persuasivi…

  2. Un articolo onesto, oggettivo e degno di essere considerato “giornalismo”, dovrebbe anche evidenziare I VANTAGGI PER L’eUROPA DI QUESTO TRATTATO. sI FARÀ UN ALTRO ARTICOLO A RIGUARDO?

  3. Ma questi rappresentanti del popolo italiano ed europeo, da esso eletti, ma si preoccupano veramente di rappresentarli e di difendere i loro interessi nonché di salvaguardare la loro salute personale e sociale? Da chi sono stati eletti se io non mi sento rappresentato e difeso come molti altri? O sono da ritenersi dei traditori del mandato ricevuto?

  4. dall’articolo ho capito poco del contenuto e dei cambiamenti introdotti ma risulta chiarissimo che è stata cancellata ogni regolamentazione e da domani potremo trovare sugli scaffali prodotti alimentari composti al 99% di uranio perchè nessuno controlla più nulla e se qualcuno controlla qualcosa viene perseguito legalmente. Al di la delle battute direi che se c’è stato un cambiamento così epocale sarebbe il caso di approfondire bene l’argomento in modo che il lettore possa farsi un opinione, piuttosto che dire al lettore che opinione avere e poi lasciarlo ad approfondire l’argomento da solo.

  5. Suggerisco di pubblicare nomi e partiti di quelli che hanno votato a favore.
    Per ricordarsene alle prossime elezioni.

  6. Inutile piangere sul latte versato e sul voto sprecato andato a fin di male.
    Potremo rimediare solamente alle prossime elezioni europee ed acquistare in modo consapevole, insistendo sulla trasparenza delle etichette e delle origini tracciabili degli alimenti.
    Non credo che queste norme basilari di trasparenza potranno essere impugnate dalle autorità canadesi contro i nostri interessi, perché verrebbero boicottati immediatamente tutti i loro prodotti sul nostro mercato.

  7. Aggiungo che però la divulgazione dei nomi dei commissari che hanno trattato il CETA con i canadesi ed hanno raggiunto questo bell’accordo a loro favore, sarebbe molto utile per conoscerli personalmente e ringraziarli pubblicamente, rinnovandogli il mandato per i prossimi accordi bilaterali!

    • Se guardate il mio primo commento, trovate i nomi di chi ha votato PRO e CONTRO il CETA.
      Inoltre, la direttiva europea non è stata ancora ratificata dagli stati membri, forse qualcosa può ancora essere fatto dai governi nazionali (anche se nutro poche speranze per l’Italia).

      Il CETA è stato approvato grazie ai voti favorevoli della destra e di parte del PD. Contrari il Movimento 5 Stelle, Lega Nord e parte della sinistra.

      Hanno votato a favore del CETA
      Conservatori e riformisti: Fitto – Sernagiotto
      Popolari: Comi – Cesa – Cicu – Dorfmann – Giardini – Mussolini – Maullu – La Via – Patriciello Pogliese – Salini
      Socialdemocratici (S&D): Bettini – Bonafe – Costa – DeMonte – Danti – Gualtieri – Kyenge – Pittella – Picierno – Toia – Zanonato – Zoffoli – Morgano – Sassoli
      Non iscritti: Soru

      Hanno votato contro il CETA
      Movimento 5 Stelle: Adinolfi – Agea – Aiuto – Beghin – Borrelli – Castaldo – Corrao – D’Amato – Evi – Tamburrano – Valli – Zullo – Zanni – Ferrara – Pedicini – Moi
      Lega Nord: Bizzotto – Fontana – Salvi – Borghezio – Ciocca
      Lista Tsipras/Altraeuropa: Forenza – Maltese – Spinelli
      Verdi: Affronte
      Socialdemocratici (S&D): Benifei – Briano – Caputo – Cofferati – Chinnici – Cozzolino – Panzeri – Schlein – Giuffrida – Viotti

      Si sono astenuti sul CETA
      Popolari: Cirio
      Partito Democratico: Gentile

  8. Prima dell’approvazione del trattato CETA del Parlamento Europeo, ci sono stati anni di trattative delle commissioni che hanno raggiunto l’accordo alcuni mesi fa, poi sottoposto al Parlamento per l’approvazione, così come concordato con la controparte canadese.
    Sono i benemeriti commissari europei che hanno trattato ed accettato le condizioni che l’avv. Dongo ci ha ben esposto nell’articolo, favorendo prevalentemente i canadesi ed i produttori americani che passeranno per il Canada, con una pericolosa cessione di sovranità legale sulle dispute commerciali.
    E’ di quei commissari che sarebbe più interessante conoscere i nominativi, anche perché rappresentano le volontà dei singoli governi nazionali e le loro direttive autolesionistiche.
    Una volta raggiunto l’accordo, il Parlamento a maggioranza popolare conservatrice, poteva solo confermare le decisioni della maggioranza dei governi nazionali.
    L’anomalia sta nell’incoerenza anche del nostro governo nazionale a maggioranza progressista (così come si autodefinisce ed è inquadrato negli schieramenti parlamentari europei) e le manifestazioni di voto di parlamentari governativi PD al Parlamento Europeo.

  9. Ora più che mai bisogna stare attenti a quello che si compra.
    Leggere attentamente sulle etichette la provenienza, sperando che sia resa obbligatoria, dei prodotti acquistati.
    E’ l’unica arma che abbiamo visto che le istituzioni in generale fanno gli interessi delle MULTINAZIONALI anzichè preoccuparsi del bene dei cittadini.
    Ci serva anche da lezione per il prossimo turno elettorale, se ce ne sarà un altro, per non eleggere più quei politici che hanno dato parere favorevole all’apertura di un mercato che avrà conseguenze disastrose sulle imprese italiani e sulla salute di tutti noi.

  10. Che tristezza……
    non so se sono verificabili i nomi di chi ha votato a favore e chi contro …….avevo visto (e partecipato a) parecchie petizioni online con le quali veniva chiesto esplicitamente a numerosi parlamentari europei delle nostre regioni se erano a favore o meno. tentativo intelligente di esercitare una certa pressione.
    Quantomeno per capire chi/come veniamo rappresentati.
    Alcuni anche dei partiti “piu grandi/piu forti” avevo risposto che erano contrari ………..eppure ….. questo è il risultato.
    Non sarà facile scegliere ed evitare di comprare tali prodotti che arriveranno all’arrenbaggio.
    Da quello che avevo capito su alcuni altri articoli online , il trattato dovrebbe essere ratificato anche dai singoli paesi e se c’è ne solo 1 che non lo ratifica ritorna “tutto di nuovo in ballo” , possibile ?

    Poi ci si lamenta che si diventa antieuropeisti e/o si vota per i partiti “estremisti” (vedi Grillo & company)
    ma a questo punto preferisco rinunciare alle “briciole della stabilità, alle ideologie e alle poche regole/leggi buone” che mi possono dare questi “partiti tradizionali”.
    So già chi dovrò promuovere tra amici parenti e conoscenti alle prossime elezioni……. purtroppo non c’è alternativa “SERIA” e l’unica “soluzione” è un certo “protezionismo/estremismo” (anche se non condivido nessuna delle due “parole”!!)
    Me ne frego della stabilità e delle briciole (comprese quelle date a qualche azienda nazionale piu grossa che ora venderà di piu in canada e creerà qualche “centinaia” di posti di lavoro)…

  11. Giuseppe Durazzo

    Caro Dongo, tante volte non la pensiamo alla stessa maniera, ma questa volta si. E ciò merita qualche parola.
    Parlare di sovranità, di diritto ( che come avvocati ci vede particolarmente sensibili), sembra quasi vano.
    Mi sfuggono le positività per le aziende alimentari italiane (quelle interessate all’export verso quei Paesi gia’ lo praticano con soddisfazione) , mi sfugge anche come la rappresentazione agricola normalmente molto attiva, anche a costo di maltrattare altri interessi nazionali, ora taccia. Hanno forse esaurito le energie sfinendo la filiera alimentare con le nuove etichette per i lattieri caseari,le paste secche, con quelle complicatissime del pesce, ecc?
    Si dimostrano, a mio giudizio, di retroguardia gran parte delle politiche fin ora sostenute.
    Abbiamo scherzato fissando i limiti di residui, contaminanti( naturali e non), controllando e ricontrollando in sede ufficiale o privata i prodotti, le materie prime, anche quelle d’importazione, ecc?
    Che fare? Diremo l’origine degli ingredienti in modo da svelare l’intrusore? Alletteremo il consumatore dicendo che il mio ha meno aflatossine dell’altro(pur esso lecito)? Terrorizzeremo il consumatore che già non sa più a che santo votarsi tra “senza…”,”ricco in…”, nutrizionali con dati spesso insignificanti (anche se perfetti)?
    Potremmo consigliare chi produce gli alimenti e li vende a preventivamente presentarsi in galera visto il probabile prossimo sistema sanzionatorio che sembra perfetto per chiudere il cerchio intorno al produttore nazionale.
    I grandissimi operatori che più potrebbero beneficare di queste future disposizioni, con alcune preziose eccezioni, li abbiamo fatti fallire, scappare, od assorbire, per cui sarà una partita giocata da due squadre che non hanno lo stesso numero di giocatori…insomma di reciprocità sostanziale ne vedo poca..Ed anche questo dovrebbe far riflettere quando si mettono troppi intralci a chi lavora.
    Le importazioni massicce già ci sono, ma qui si amplia la platea dell’importabile ad ogni costo.
    Quando leggo una nuova norma mi domando come verrà complicata la vita di qualcuno, ma vi sono norme che un interesse generale l’hanno. Col nuovo strumento, altro che semplificazione: rischieremo di subire un’ablazione di una serie di diritti e di legittime aspettative. Dal che la speranza nell’intervento, ad esempio, della Corte Costituzionale
    Cordialmente,
    Giuseppe Durazzo.

  12. “Il CETA preserva la capacità dell’Unione europea e dei suoi Stati membri e del Canada di adottare e
    applicare le rispettive disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano l’attività economica
    nell’interesse pubblico, al fine di conseguire obiettivi legittimi di politica pubblica quali la
    protezione e la promozione della sanità pubblica,etc.” (Strumento interpretativo comune sull’accordo economico e commerciale globale (CETA) tra il Canada e l’Unione europea e i suoi Stati membri) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-13541-2016-INIT/it/pdf

    E con questa interpretazione reale della questione, sottoscritta dalla UE ed dal Canada, spero si faccia chiarezza sul “reale” pericolo che la legislazione alimentare europea (come quella canadese spesso più rigida della nostra) non venga applicata e possa essere esportato (in entrambi i sensi!!) di tutto tra i due partners

  13. Non credo che istituire nuovi tribunali speciali bilaterali, solo per gestire le controversie relative all’accordo CETA, sia una notizia rassicurante per i diritti dei consumatori e per le le PMI italiane ed europee.
    Nel trattato ci sono superamenti di protezioni bilaterali che non ci sono nemmeno tra gli stai europei ed i tribunali speciali, si sovrappongono e confliggeranno con i tribunali nazionali ed europei.
    Ai due gradi di giudizio di questi tribunali speciali, in caso di ulteriore controversia e conflitti di competenza, si aggiungeranno i livelli di giudizio delle singole giustizie nazionali e per finire di non finirla più, a quella comunitaria.
    Una Babele infinita, impostata fin da ora con probabili conflitti di competenza e ricorsi infiniti, affrontabili solamente dalle multinazionali e non dalle PMI italiane.

    • appunto…….Ezio ha centrato uno dei punti fondamentali ….. “tribunali speciali bilaterali”
      (ma le istituzioni dove e come e fino a che punto avranno voce in capitolo ??)

      una informazione per il Sig. Durazzo, ci sono svariate aziende che fino a ieri non potevano esportare in Canada perchè qualcuno li aveva “registrato un marchio dal nome simile”
      oggi tale azienda potrà esportare e li la differenza sarà …… Prodotto X italiano ….. Prodotto X (perchè fatto in maniera simile ) canadese
      non so quante sono le “dop” riconosciute …..un vantaggio per loro ci sarà sicuramente.. come ci sarà probabilmente anche il vantaggio per “lo shopping internazionale” di aziende mondiali che potranno “appiattire e livellare certi prodotti” ancora più di come accade adesso. In effetti importazioni di massa di sono già ma entro certi limiti. Alla fine nella Babele citata dal Sig. Ezio……. secondo voi chi l’avrà vinta? chi sarà maggiormente TUTELATO?