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La bufala sul “grano ammuffito” Barilla torna a circolare online: ma le accuse su micotossine e proprietà americana dell’azienda sono false e già smentite da tempo.

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, è cominciata a circolare in rete una bufala inquietante, secondo cui Barilla, azienda ormai in mani americane, farebbe uso di grano contaminato da micotossine e si darebbe a orrende speculazioni sulla materia prima.

Il Fatto Alimentare è stato uno dei primi siti a denunciare la falsità di questa storia inventata. Per prima cosa Barilla non è in mano americana e il grano utilizzato non presenta livelli di micotossine fuori norma. La storia poi dei contadini del Sud Italia affamati dall’azienda assomiglia molto ad una favola agreste d’altri tempi.

Nonostante ciò, la bufala smascherata si è sgonfiata solo in parte. Da qualche mese, la storiella del grano ammuffito circola di nuovo in forma virale come e-mail, all’interno di una catena di Sant’Antonio. A rendere l’operazione ancora più autorevole e verosimile, è la presenza nella mail della firma di un’esperta del settore, la dottoressa Giuliana Icardi dell’Università del Piemonte Orientale.

Non si tratta di un nome inventato: Giuliana Icardi esiste davvero e insegna prioprio dove la mail la colloca. Peccato che non abbia nulla a che fare né con la lettera, né con l’intera vicenda. Giuliana Icardi un mese fa circa ha  sottoscritto e reso pubblico un comunicato che tutti possono leggere e scaricare dalla nuova pagina che Barilla ha appositamente aperto sul proprio sito. Speriamo che questo basti a tagliare per sempre le gambe a certe bugie…

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Maria
Maria
21 Dicembre 2012 08:47

Purtroppo questo non basterà a tagliare le gambe a certe bugie..Le persone (non tutte fortunatamente) leggono senza riflettere. L’altro giorno una pagina di facebook che, tra l’altro non si occupa in alcun modo di alimentazione e connessi, ha condiviso la bufala, nemmeno il tempo di invitarli a accertarsi della veridicità delle notizie che condividono e spiegargli le ragioni per cui era una bufala e otto persone già avevano ricondiviso il link, la pagina lo ha rimosso, ma quelle otto persone avranno già informato nuovi "creduloni".
Condividono pensando di essere dei "paladini" dei cittadini, rimediando solamente una figuraccia. Pregi e difetti dell’era di internet.

Michele Polignieri
Michele Polignieri
5 Gennaio 2013 11:09

Esiste una rappresentazione sulla confezione che indichi al consumatore l’origine del frumento impiegato?
Il furmento in ambiente umido e mal areato delle stive va incontro aslla pollulazione delle Afaltaossine del Don e dell’OTA. Che poi i decorticatori tolgono lo schifo dai chicchi rendendoli "domestici" si configura la vilazione dell’Art. 3 del Reg. Ce 1881/2006 e s.m.e.i..
Spiacente, ma facebook non fa Accademia. La BArilla dica ai consulatori con quali arine produce i "piccolini" che per essere destinati appunto ai piu piccini, "non dovrebbe" superare i 200 ppb di DON, e dunque da poter essere venduti in famarcia come prodotto per l’alimenazione della prima infanzia e pediatrica.