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Biscotti Plasmon: basta con l’olio di palma! Sosteniamo la petizione di una mamma che chiede di eliminare il grasso tropicale aggiunto dall’azienda al posto del burro

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Una petizione chiede alla Plasmon di eliminare dalla ricetta dei biscotti l’olio di palma

I biscotti Plasmon riempiono le dispense delle nostre case da generazioni. Bambine e bambini sono cresciuti mangiandoli felici fin dal sesto mese di vita. E i loro genitori hanno comprato questo prodotto per anni, sempre convinti che fosse la scelta migliore, la più sana e salutare. Ignoravano, però, la presenza di un ingrediente dannoso: l’olio di palma, una scorta per il futuro di alta concentrazione di grassi nel sangue. Oggi circolano molte più informazioni che in passato e non possiamo più permettere che il pericolo di quest’olio venga ignorato. Sono una mamma indignata. Ho una bambina di due anni e un secondo bambino in arrivo: vorrei che i miei figli crescessero mangiando alimenti sani e controllati.

 

Comincia così la petizione lanciata su Change.org da Emanuela Pagliaroli che in pochi giorni ha raccolto oltre 21.000 firme. Anche Il Fatto Alimentare sostiene quest’iniziativa perché ritene sbagliato trovare tra gli ingredienti dei biscotti Plasmon l’olio di palma affiancato dall’olio di oliva. La scoperta, che i consumatori hanno fatto solo da poco tempo, è stata possibile in seguito all’applicazione, per la nuove etichette, dei nuovi obblighi di legge della norma europea 1169 che obbliga i produttori ad indicare in modo chiaro il tipo di olio vegetale utilizzato.

 

plasmon biscotti
La fotografia mostra l’analisi centesimale dei biscotti Plasmon negli anni ’60, da cui emerge l’assenza di olio di palma

Riteniamo la presenza del palma scorretta perché stiamo parlando del primo biscotto per l’infanzia, venduto sin dal 1902, e che ancora oggi viene presentato come il frutto “di una ricetta esclusiva preparata con un’armonia unica“.

La ricetta di questo biscotto che tutti i bambini hanno assaggiato almeno una volta, in passato era diversa. Nelle scatole di latta degli anni ’60, si legge che i biscotti contenevano solo “sostanza grassa del latte” in quantità pari al 6,6%. Lo zucchero era meno presente (22,5 rispetto al 25% di adesso) mentre le proteine erano in quantità superiore 12,5 rispetto all’8,9% di adesso. Una rivisitazione della ricetta in virtù dei mutati gusti alimentari e delle aggiornate indicazioni nutrizionali è comprensibile, ma non la scelta di sostituire il burro con il palma.

 

Se l’intento di Plasmon era di ridurre gli acidi grassi saturi introducendo l’olio di oliva, non si capisce la decisione di eliminare la quota di burro sostituendola con il discusso olio di palma. Stiamo parlando di un prodotto molto simile al burro ma considerato di qualità sensoriale e nutrizionale decisamente inferiore e comunque assente nella dieta di qualsiasi bambino. Qualcuno può pensare alla scelta del grasso tropicale al posto del burro per ridurre la quantità di colesterolo ma non è così perché i bambini non hanno certo questo problema.

«I bambini – spiega Enzo Spisni, docente di Fisiologia della Nutrizione all’Università di Bologna – durante lo svezzamento sono in una fase anabolica in cui il colesterolo viene rapidamente utilizzato per la fisiologia dell’organismo, essendo un costituente fondamentale delle membrane cellulari nonché un precursore degli ormoni steroidei e della vitamina D. Non dimentichiamo che lo stesso latte materno è ricco di colesterolo». Abbiamo chiesto all’azienda di motivare la scelta del palma ma nessuno ha voluto rispondere.

 

nipiol biscotti
Il sito aziendale dei biscotti Nipiol non indica il tipo di olio vegetale utilizzato

La mamma che ha lanciato la petizione ha fatto benissimo e invitiamo nonni, genitori e lettori a firmare. Solo così l’azienda potrà tornare sulle proprie decisioni e modificare la ricetta.

A proposito abbiamo chiesto sempre alla Plasmon quali erano gli ingredienti dello stesso biscotto 60 anni fa, ma la documentazione non è a disposizione (vedi foto in alto a destra).

L’ultima nota sempre in tema di biscotti riguarda la scelta di Nipiol di non indicare sul sito aziendale il tipo di olio vegetale utilizzato, nonostante l’obbligo di legge. Certo la norma prevede la possibilità di smaltire le scatole presenti in magazzino prima del 13 dicembre 2014, ma le informazioni in rete potrebbero essere aggiornate più rapidamente.

 

Roberto La Pira

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
giornalista, tecnologo alimentare

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18 Commenti

  1. ma considerando SOLO il punto di vista nutrizionale e l’impatto sulla salute, c’è una tesi definitiva che stabilisce che il burro sia migliore? perchè io leggo sempre che sono quasi identici gli effetti sul colesterolo

    • Roberto La Pira

      Da un punto di vista sensoriale e qualitativo non c’è confronto. Il panettone e il pandoro si preparano con il burro e non con il grasso di palma!

    • Se il tema è sensoriale e qualitativo allora non vedo il motivo di fare petizioni anche perchè i temi sono 2: AMBIENTALE E SALUTISTICO. Per il primo, Ambientale, basterebbe richeidere una certificazione RSPO, per ils econdo motivo invece quello per la SALUTE, l’olio di palma è come il burro anzi peggio come grassi saturi. Se sotituito con l’olio d’oliva cambia. Ma sicneramente c’è molta disinformazione

  2. voi scrivete “a, proprio l’alto tenore di grassi saturi rende il palma così interessante per l’industria, perché è ciò che gli conferisce una certa solidità a temperatura ambiente. Ma è anche quanto lo accomuna al burro, grasso solido per eccellenza, contenente anch’esso poco più del 50% di acidi grassi saturi. E in effetti, dal punto di vista nutrizionale il grasso di palma viene spesso paragonato al burro.”

    Quindi a livello di salute è identico al burro oppure no? Perchè sostituirlo al burro se identico?

  3. non capisco, sembra la battaglia del nulla:

    se dite “proprio l’alto tenore di grassi saturi rende il palma così interessante per l’industria, perché è ciò che gli conferisce una certa solidità a temperatura ambiente. Ma è anche quanto lo accomuna al burro, grasso solido per eccellenza, contenente anch’esso poco più del 50% di acidi grassi saturi. E in effetti, dal punto di vista nutrizionale il grasso di palma viene spesso paragonato al burro.”

    allora che differenza c’è tra burro e olio di palma? Perchè sostituirlo?

  4. Humana Bio biscotto simile al plasmon senza olio di palma ma olio di oliva…Ottimi

  5. Sostenere una petizione che parla di un “ingrediente dannoso” e “pericolo” in relazione all’uso dell’olio di palma mi sembra intellettualmente disonesto.
    Forse bisognerebbe incominciare ad usare le parole con il loro significato.
    Uno degli ultimi articoli pubblicati sull’olio di palma da voi sosteneva questo:
    “L’olio di palma – continua Altroconsumo – non è da demonizzare: è meno dannoso del burro, dell’olio di cocco e dei famosi grassi idrogenati. Contiene però una grande quantità di grassi saturi, che possono incidere negativamente sul nostro sistema cardiovascolare. Sostituirlo, perciò, significa dare un piccolo vantaggio per la nostra salute, a patto che al suo posto venga utilizzata una materia grassa più sana, come l’olio di girasole. Sostituirlo: un bene anche per l’ambiente”.
    Direi molto meglio. Condivisibile o meno. Ma onesto.
    Comunque non so cosa intende per “lo zucchero era meno presente” perché se intende “zuccheri semplici” al 22,5% bisognerebbe aggiungerci il 3,1% del lattosio.
    Saluti!

    • Roberto La Pira

      Il pericolo e il dannoso va considerato complessivamente. Se una persona sa di consumare 40- 50 g di burro al giorno dovrebbe stare attenta e cominciare a ridurre il quantitativo. Se consuma 40-50 grammi al giorno di olio di palma a sua insaputa, dovrebbe stare attenta lo stesso e ridurre il quantitativo, ma il più delle volte la gente non se ne rende conto. Questo è il problema.

    • Sono d’accordo. Infatti piuttosto che puntare il dito contro un singolo ingrediente (che tra l’altro è inutile), bisognerebbe ragionare e concentrarsi sulla qualità complessiva della dieta, in questo caso il famoso “non superare il 10% di grassi saturi in relazione all’introito energetico complessivo giornaliero” fonte LARN.
      Per il fatto che una persona a sua insaputa consumi olio di palma, ci ha già pensato il Reg. UE 1169/2011 a togliere qualsiasi dubbio.

  6. Basta olio di palma nei biscotti, ma anche nel latte artificiale per neonati..

  7. concordo con la preoccupatione espressa da questa mamma, da profano però devo dire che dalla consistenza del biscotto secco si percepisce che le quantità probabilmente sono modeste, mentre alcuni biscotti e merendine per adulti e bambini più grandi (ad esempio biscottone ai cereali di barilla) le quantità sono molto più abbondanti (si unge la tovaglia!). Ma insomma se è nocivo per la salute e poco sostenibile perché non usare il burro italiano che almeno mette in moto l’economia italiana ed è pure più sostenibile?

  8. Federici Gianni

    I biscotti Plasmon (e moltissimi altri) sarebbero da evitare in primis per le alte percentuali di zuccheri semplici (glucosio, saccarosio) e di carboidrati complessi (amidi) in generale.
    Purtroppo in Italia circola imperante il luogo comune che associa il colesterolo ai grassi saturi. Basta aprirsi un qualsiasi libro di biochimica della nutrizione per capire che l’enzima responsabile della sintesi del colesterolo (HMG CoA reduttasi)è attivato dal rapporto insulina/glucagone e quindi più carboidrati si ingerisco maggiore sarà il colesterolo ematico. Il colesterolo puro, introdotto con la dieta, influisce al massimo per il 15-20% sul colesterolo ematico…e poi nell’olio di palma dove sta il colesterolo? Quest’ultimo è un grasso tipicamente animale.
    Inoltre è noto da tempo che la composizione lipidica delle lipoproteine che trasportano il colesterolo non è in relazione al tipo di grasso introdotto con la dieta, se non in minima percentuale. Ma c’è di più, il colesterolo aterogeno è rappresentato solo da alcune sottoclassi del colesterolo LDL, quindi quando si parla di colesterolo totale non si dice nulla di concreto, idem anche quando si parla di colesterolo cattivo LDL, sarebbe utilissimo invece specificare quali sottoclassi dell’LDL.
    In pratica il punto è questo: si pensa che i grassi saturi siano ipercolesterolimizzanti quando invece lo sono in misura molto maggiore i carboidrati.
    Faccio notare, inoltre, che non è l’olio di palma in se da demonizzare, ma la stearina di palma raffinata che viene idrogenata e abbondantemente utilizzata dall’industria alimentare.

    Composizione olio di palma: 50% di acidi grassi saturi, in particolare palmitico tra un 39 ed un 47 %, acido laurico, miristico e stearico; poi 41% di acidi grassi monoinsaturi (essenzialmente oleico e quindi un contenuto pari al 70% di quello contenuto nell’olio d’oliva) poi l’11% di acidi grassi polinsaturi (l’acido linoleico in particolare è contenuto in ragione del 12%, Vitamina A (ben 10 volte più della carota) e vitamina E. L’olio di palma è quello che contiene più tocoferoli dopo olio di germe di mais.

    • Roberto La Pira

      Resta però la domanda di fondo perché Plasmon utilizza olio di palma anziché burro come faceva probabilmente prima

    • ma un produttore perchè non può scegliere la materia prima che vuole? soprattutto se questa non cambia i valori nutrizionali dei suoi prodotti? possiamo fare una petizione se un produttore utilizza uno zucchero al posto di un altro? possiamo fare una petizione se un produttore utilizza la seta al posto del cotone? ogni amteria prima ha un costo e ogni prodotto finito ha un costo, sta al consumatore scegliere e decidere cosa e quanto pagare.

  9. Sono contro l’uso del olio di Palma. Soprattutto in alimenti specifici per i bambini e che vantano il valore nutrizionale dei loro prodotti.

    • mi può scrivere perchè e le fonti? sono curioso. e soprattutto con cosa lo sostituirebbe.