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Bio Barilla: la nuova pasta con grano biologico 100% italiano costa più del doppio rispetto a quella convenzionale. Il confronto di prezzo con la pasta bio Esselunga prodotta da Granoro

Dopo il lancio nel mercato USA e in alcuni paesi europei nel 2016 della “pasta di semola di grano duro da agricoltura biologica” firmata Barilla, la nuova proposta è arrivata anche sugli scaffali dei nostri supermercati. La pasta Bio Barilla è controllata dall’organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, CCPD e certificata come prodotto biologico da agricoltura italiana. Al momento si tratta di tre formati (penne rigate, fusilli e spaghetti) ottenuti con il 100% di materia prima italiana. L’origine nazionale della materia prima  ha assunto un valore aggiunto anche nell’ambito della pasta di semola, settore in cui da sempre l’importazione di grano duro di qualità dall’estero è un elemento molto importante per la produzione.

Per quel che riguarda il biologico in generale, negli ultimi anni c’è stato un incremento delle aziende certificate, delle superfici coltivate e dei consumi. In base ai dati dell’Osservatorio Ismea-Nielsen le vendite  nella grande distribuzione organizzata hanno avuto una crescita del 20% nel 2015 e nel 2016 (primo semestre). Si rafforza così l’andamento già molto positivo degli ultimi anni.

pasta bio barilla
La pasta Bio Barilla costa il doppio di quella convenzionale

La pasta Barilla bio viene venduta sugli scaffali del supermercato Esselunga al prezzo di 1,59 euro a confezione da 500 g (3,18 €/kg). L’importo è pari al doppio rispetto alla pasta Barilla “normale” venduta a 79 centesimi a confezione. Siamo di  fronte a una pasta biologica venduta a un livello di  prezzo allineato a quello dei prodotti più cari sugli scaffali come la pasta di semola De Cecco 1,30 € e Grano Armando a 1,56 €, entrambe in confezioni da 500g.

Sullo scaffale a fianco di Bio Barilla troviamo un’altra pasta biologica con il marchio  Esselunga Bio al prezzo di 0,88 € a confezione da 500 g, prodotta dal pastificio Attilio Mastromauro – Granoro srl. La differenza di prezzo è ampia e mette in difficoltà il consumatore che rimane disorientato perché non trova valide giustificazioni. Qualcuno può pensare all’origine italiana della materia prima, ma non è così, perché la pasta bio Esselunga è prodotta con grano 100% italiano. Certo Barilla essendo leader di mercato e specialista può puntare ad un posizionamento più alto e quindi può proporre un prezzo maggiore,  ma in questo caso il divario con Esselunga è davvero esagerato visto che la marca del distributore costa quasi la metà. L’introduzione del leader del mercato della pasta di semola bio sarà un elemento che contribuirà a far crescere i consumi e dovrebbe comunque contribuire a ridurre i prezzi.

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  Valeria Torazza

Valeria Torazza

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14 Commenti

  1. fabrizio_caiofabricius

    Bio e 100% grano italiano: ecco il prodotto c’è, ottimo e genuino, di vari marchi.

    Anche se (ab)usare l’aggettivo “più elevato” per 10 centesimi in più al piatto suona un po’ da rag. Pignoletti.

    Il bio produce meno ma valorizza le nostre terre interne più difficili: è quindi inevitabile che costi qualcosa in più. Ma è sicuramente un acquisto saggio, intelligente, etico e consapevole…fino a che qualcuno verrà ad insinuare qualche micropuzzettina di polvere paralunare in tracce (rare) anche lì.

    Orsù dunque, nell’attesa dello ennesimo scuppone allarmistico/mediatico aizzaforcajoli a fin di spot, un bel piatto di buonissima pasta delle nostre forse ancor salvabili terre da grano. E per recuperare quell’esborso di ben 10 centesimi in più tacitiamo l’ingombrante smartphone per 1 secondo, abbassiamo l’aria condizionata per 2 secondi, spengiamo il motore del Suvvone coi vetri oscurati 3 secondi prima. Daje, è un sacrifizio duro ma sepoffà.

    • Roberto La Pira

      Ma anche la pasta Esselunga Bio è 100% grano italiano bio !

    • Acquisto etico? Mah…

      Il produttore a stento riuscirà a non rimetterci e l’unica a guadagnarci sarà, come sempre, l’industria. Se questa è la vostra etica, allora dubito che la nostra agricoltura si salverà.

      I campi di grano italiano sono tenuti in vita solo grazie ai soldi pubblici, non certo grazie a Barilla & Co. A proposito, ma nell’altro articolo non si diceva che il grano italiano deve essere miscelato con quelli esteri (persino più costosi) per ottenere un prodotto di qualità?

  2. fabrizio_caiofabricius

    e chi dice il contrario?
    (…” di vari marchi.”…dicevo)

    Anche Esselunga ovviamente e giustamente fa pagare qualcosina in più.

    Ma attenzione alla rincorsa al prezzo basso. Siete voi i primi a predicare che la qualità si paga, si DEVE PAGARE per evitare che l’agricoltura italiana MUOIA definitivamente e con essa paesaggio, ambiente, equilibrio idrogeologico….

    Ce l’ho con la pigrizia dei consumatori-urlatori, non certo con chi espone le opportunità per una corretta, sana ed etica scelta alimentare.

  3. Concordo in pieno con Fabrizio. La qualità si paga e se dobbiamo pagare qualcosina in più la pasta 100% italiana, è giustificato dalle dimensioni ridotte e frantumate delle colture nostrane che non riescono a fare squadra. Ma il territorio italiano è questo e questi i nostri limiti, ma anche la nostra eccellenza di biodiversità.
    Poi la differenza tra il prezzo di un marchio e quello di una GDO è da sempre generalmente intorno al 30%, come in questo caso, proprio perché c’è un passaggio commerciale in più e ricarichi diversi.
    La GDO non ha investimenti da ammortizzare e lo scaffale è gratis, mentre contribuisce a caricare il prezzo dei marchi competitori.

  4. alla fine che una pasta industriale sia bio e di grano italiano, a mio avviso, significa davvero poco, la qualità ancora è lungi dal divenire ed è comunque paragonabile alla paste presenti sullo scaffale appartenenti alla stessa fascia di prezzo. ma sulla qualità, quella vera, dobbiamo cercare altrove, chiunque abbia assaggiato pasta secca (benedetto cavalieri, gentile, ma anche solo la linea più alta della de cecco) sa cosa intendo.

    • fabrizio_caiofabricius

      La qualità VERA= tecnologica, merceologica, igienico-sanitaria e organolettica delle paste italiane di marca in genere è buona soprattutto se rapportata al prezzo tra i più bassi specie se consideriamo l’apporto percentuale di proteine nobili.
      Tutto si può migliorare, ma ogni eccellenza ha poi un costo elevato e spesso non proporzionale all’incremento di qualità, spesso marginale. Risparmiare sul cibo che già costa pochissimo è una delle assurdità di questi anni di eccessivo benessere che colpisce la preziosa attività agricola, ma la ricerca di un valido equilibrio (in medio stat virtus ) è uno dei massimi insegnamenti classici: 2-3 € al kg per la pasta sono una spesa sopportabilissima per ogni famiglia e ripagherebbero ampiamente l’industria trasformatrice e soprattutto i produttori di grano duro se si riuscisse a faglieli arrivare (sacrosanti gli aiuti pubblici, malgrado qualche mugugno …). Abituarsi e quindi pretendere che il prezzo debba essere 50-70 cent/kg non può portare che ad un abbassamento della qualità e ad un impoverimento di una filiera strategica per l’economia nazionale, ma propagandare che senza i 6-7 €/kg non c’è qualità è altrettanto operazione fuori dalla realtà e a volte un po’ snob.

  5. Complimenti per un articolo che sembra un tantino promozionale. Il colosso della pasta italiana entra nel mercato del bio! W il colosso, che sino ad ora ha denigrato il bio (come tutti i “grandi”, che fanno opinioni e leggi e che adesso e solo adesso ammettono che bio si può fare), ed adesso ne difende le valenze. Sull’origine italiana dei grani… È ancora presto!

    • Roberto La Pira

      Grazie per i complimenti ma noi non facciamo articoli “promozionali”. I nostri sono “articoli”. La pubblicità la trova in altri spazi del sito: In ogni caso Barilla non è mai stato uno nostro sponsor.

    • Scusami Roberto ma il mio commento all’articolo, che si basa probabilmente su un comunicato di lancio del prodotto emanato dalla comunicazione Barilla, è frutto dell’osservazione di quando sta accadendo nell’agroalimentare italiano. Nel canale biologico ci si stanno buttando tutti ma i produttori che scelgono di farlo per tutelare la loro salute, quella dei loro familiari e dei consumatori e dell’ambiente in generale … sono già annegati o sono li li per farlo! Adesso è il momento del biologico convenzionalizzato: “non uso prodotti di sintesi chimica ma solo quelli biologici”. Il problema adesso diventa: “definire un mezzo tecnico per l’agricoltura come “biologico”. Mentre l’agricoltore che fa la marmellata di agrumi deve rispettare una serie di normative e pagare chi lo controlla (peccato originale molto discutibile ancora oggi, che si parla di revisione della normativa sulla certificazione …) chi fa concimi può scriverci “consentito in agricoltura biologica” inviando una semplice raccomandata al ministero dell’agricoltura. E la revisione della legislazione sul biologico andrà nella direzione di costringere i produttori biologici ad acquistare mezzi tecnici solo da determinate ditte (che rispettano normative … dettate dalle lobby) altrimenti il loro prodotto non sarà bio. Com’è accaduto per le sementi … fili

  6. A me che sia Bio e tutta italian interessa poco ad esempio.
    A me interessa che la pasta non tenga bene la cottura e che sia di ottima qualità. Magari mi interessa più che l’essiccazione sia lenta e non forzata ( ma questo non lo scrive quasi nessuno).
    La proverò, diciamo che la “normale” pasta Barilla in casa mia non è affatto gradita, ai limiti dell’edibile.

  7. Ricordiamo tutti che gli italiana sono i maggiori consumatori di pasta al mondo e che il consumo medio pro capite è di circa 26 kg annui.
    Per questo a prescindere da variazioni relative importanti di prezzi della pasta, comunque vada, si tratta di pochi euro l’anno a persona che oscillano nel paniere degli acquisti. Se si acquistasse un cellulare l’anno a testa le oscillazioni di quanto sarebbero? centinaia di euro? E di cosa parliamo di telefonare? Certo è importante ma gli alimenti lo sono altrettanto?
    Meglio un cellulare da qualche centinaio di euro in meno e alimenti di qualità sulla tavola?
    Saluti

  8. Scusate la mia ignoranza ma un grano biologico, se non è integrale e macinato a pietra, quali differenze può avere rispetto ad un nonbio?
    Nel trattamenti che subisce nei laminatoi orizzontali viene spogliato della parte esterna dove si depositano trattamenti antiparassitari e funghi. O no?

  9. MI inserisco nella conversazione perchè vorrei segnalarvi un pastificio di Rutigliano (prov di Bari) che opera nel
    bio-bio con produzioni di pasta e di tarallini !
    I formati sono vari:strozzapreti ,cavatelli,rigatoni paccheri,calamarata ma la cosa stupenda è che che questa pasta soggetta tra l’altro ad essicazione per almeno 48 ore vuole una cottura di 12-15 minuti ha una resa di gran lunga maggiore rispetto alla altre paste e non si rompe! E’ una piccola grande realtà di questo sud barese e mi piace segnalarlo perchè lavorano con la mente e col cuore!Ah dimenticavo molte specialità sono fatte con semola dio grano duro senatore cappelli.”IL PIATTO DELLA SALUTE srl “di Cannito,S.P. RUTIGLIANO -ADELFIA KM 1-Z.I. RUTIGLIANO(BA)info@ilpiattodellasalute.it