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Avvertenze per donne in gravidanza e immunodepressi sulle schede tecniche dei salumi? Risponde l’avvocato Dario Dongo⁩

Serve un’avvertenza per donne in gravidanza, lattanti e immunodepressi sull’etichetta dei salumi?

Cosa ne pensate del fatto di indicare in scheda tecnica di salumi come salame, soppressa, pancetta stagionata e coppa stagionata, nell’area destinata alla destinazione di consumo, la seguente indicazione: “Prodotto destinato al largo consumo. Sconsigliato a persone immunodepresse, lattanti e donne in gravidanza”?

Benché i prodotti siano messi in vendita con valori di pH e acqua libera (aw) sfavorevoli alla crescita di Listeria monocytogenes, viene insistentemente consigliato, dal laboratorio di consulenza al quale ci appoggiamo, di indicare tale dicitura in scheda tecnica.

Mi viene ribadito sia una maggior tutela sia per il consumatore che per l’azienda produttrice. A me personalmente tale dicitura non piace, in quanto pare di vendere un prodotto “non sicuro”.

Laura

salami
Secondo la normativa europea, le avvertenze per categorie di persone a rischio sono riservate a allergie e intolleranze

Risponde l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare

La sicurezza degli alimenti – come affermato nel ‘General Food Law‘ (1) e ribadito nel c.d. ‘Pacchetto Igiene’ (2) – va valutata ‘in relazione all’uso previsto’, tenuto anche conto delle informazioni che li accompagnano. Ne consegue che, per citare un esempio, una carne fresca la cui etichetta riporti la dicitura ‘da consumare previa cottura’ può venire considerata sicura anche laddove siano presenti batteri patogeni che il trattamento termico é in grado di neutralizzare (3).

Il regolamento (CE) n. 178/02 accorda altresì tutela alle categorie vulnerabili di consumatori, quali i pazienti affetti da allergie o intolleranze alimentari, i quali hanno diritto di ricevere notizia specifica in merito agli ingredienti oggetto di indicazione obbligatoria (4). Il riferimento generale alle categorie vulnerabili di consumatori vale altresì a confermare il rilievo sanitario di normative specifiche, come la disciplina dei prodotti destinati a un’alimentazione particolare (i c.d. dieto-terapici).

salame
Dalla normativa europea, non si evince la necessità di una tale avvertenza per i salumi

Non si può tuttavia evincere da tale principio generale l’estensione illimitata di oneri di informazione a tutti coloro che dovrebbero fare attenzione al consumo di questo o quell’alimento in ragione delle condizioni individuali di salute.
Si giungerebbe altrimenti al paradosso di dover inserire sulle etichette dei prodotti dolciari i ‘warning‘ per i diabetici, su quelle degli alimenti sapidi le avvertenze per gli ipertesi, l’attenzione ai grassi saturi per i soggetti a rischio di malattie cardiovascolari e così via.

In considerazione di quanto sopra, non si ravvede alcun significato logico né giuridico nell’indicare che il consumo di un prodotto di salumeria possa risultare non idoneo al consumo da parte dei neonati o degli immunodepressi. Ai genitori dei primi, e al buonsenso di quest’ultimi, ogni migliore riflessione sui cibi più appropriati.

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Note

(1) Reg. CE 178/02, articolo 14
(2) Reg. CE 852/04, regolamento c.d. ‘igiene 1’, articolo 2.1.a
(3) Previa verifica, sia ben inteso, della coerenza delle notizie complessivamente fornite, in relazione al prodotto. Riferire alla cottura su una carne di cui si suggerisca – anche solo mediante immagini – l’utilizzo come ‘tartare’, ad esempio, non vale a esimere la responsabilità dell’operatore rispetto ai criteri microbiologici
(4) Reg. UE 1169/11, Allegato II

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  Dario Dongo

Dario Dongo
avvocato, giornalista

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3 Commenti

  1. Fabrizio de Stefani

    Per esperienza posso affermare che prodotti di salumeria, anche stagionati, con pH e acqua libera (aw) sfavorevoli alla crescita di Listeria monocytogenes non garantiscono in senso assoluto l’assenza di questo microorganismo.
    L’avvertenza di sconsigliare il consumo da parte di categorie di consumatori a rischio (persone anziane, donne gravide, immunodepressi, diabetici ecc.) non è dunque fuori luogo anche se tale indicazione potrebbe risultare penalizzante per il Sales & Marketing e non fa salva l’impresa dalle conseguenze, amministrative civili e penali, di un eventuale incidente alimentare correlato a tale consumo.
    Un più significativo intervento di protezione verso i propri clienti si attua piuttosto conducendo un Microbial Challenge Test (MCT) sui prodotti da immettere sul mercato.

    • Sagge ed esperte conclusioni, che prevengono i problemi prima di causarli.
      Questo è il migliore atteggiamento sia etico sia strategico, che tutte le aziende alimentari devono adottare.

  2. Buongiorno,
    vorrei porre l’attenzione sul fatto che ci sia la Necessità di maggiori informazioni alla popolazione, sulle regole base di igiene alimentare e sicurezza alimentare.
    Ovviamente non tutte le informazioni possano essere inserite sulle etichette dei prodotti alimentari, pertanto una formazione scolastica insieme ad una campagna di informazione a livello nazionale, coadiuvati magari dal medico di base, potrebbe servire ad informare e istruire i potenziali consumatori a un più consapevole utilizzo degli alimenti.
    Insegnare a leggere le etichette, gli ingredienti e i possibili rischi collegati a diversi casi “patologici” credo che sia la base per una migliore cultura del cibo e a un migliore qualità della vita di tutti.
    Credo che ne gioverebbe anche il mercato del food.
    saluti