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Rivedere l’articolo 62 e i tempi di pagamento, chiede la Confindustria. Ma da che parte sta? Cosa pensano gli associati?

A pochi giorni dall’applicazione dell’articolo 62, che avrà luogo mercoledì 24 ottobre, il presidente di Confindustria si unisce a quello di Confcommercio per chiedere a Monti di rivedere i sistemi di pagamento. Senza contraddizione non c’è vita, insegnava il Grande Timoniere. Ma che succede? Il Fatto Alimentare indaga.

La notizia arriva venerdì pomeriggio da Il Sole 24 Ore Radiocor: “L’obbligo di pagamento entro 30 giorni per le merci deperibili e di 60 giorni per tutte le altre avrà pesanti e inevitabili conseguenze per le imprese del settore produttivo e distributivo incidendo sull’equilibrio finanziario a causa del venir meno importanti flussi di liquidità e determinando, di fatto, un sostanziale blocco degli investimenti in nuovi punti vendita. Tutto questo in un momento in cui le imprese registrano ancora forti difficoltà”.

È certo che le imprese hanno problemi di liquidità, proprio per questo il Governo ha introdotto un termine certo di pagamento dei prodotti agricoli e alimentari. Termine che tra l’altro decorre dalla fine del mese di ricevimento della fattura o di consegna delle merci, ed è quindi di fatto esteso ai 45-75 giorni effettivi, in media, rispetto alla fornitura delle merci. In linea peraltro con quanto stabilito in Francia da diversi anni, e con le prassi dei pagamenti nel resto d’Europa. Una regola semplice per tutelare centinaia di migliaia di imprese agricole e alimentari da intollerabili ritardi. E allora, quale sarebbe il problema?

 

I presidenti di Confindustria e Confcommercio, Giorgio Squinzi e Carlo Sangalli, hanno inviato al presidente del Consiglio Mario Monti e ai ministri Mario Catania (Politiche agricole) e Corrado Passera (Sviluppo economico) una lettera congiunta nella quale – secondo l’agenzia di Radiocor – si lamenterebbero gli effetti che l’articolo 62 genererebbe sul comparto distributivo, in termini di disincentivo all’apertura di nuovi punti vendita e possibile chiusura di molti esercizi commerciali. Con pesanti ripercussioni sul mercato immobiliare e sulle imprese di costruzioni, e in generale sull’intero indotto. Cosa?

Apertura di punti vendita, mercato immobiliare, imprese di costruzioni? Ma da che parte sta Confindustria? Qualcuno avrebbe creduto che la sua priorità fosse quella di proteggere il Made in Italy alimentare, il secondo settore manifatturiero del Paese che acquista e trasforma il 72% della materia prima agricola nazionale. Ma forse non è così, si direbbe anzi che il cemento pesi più dello spaghetto nella lobby di Viale dell’Astronomia.

Chissà cosa ne pensa la base associativa sul territorio: alle 70mila imprese alimentari italiane (delle quali 64mila ha meno di 9 dipendenti) interessa più venire pagate a 30/60 giorni o a 120/180? La speculazione immobiliare dei loro debitori ha davvero priorità sui loro conti economici? Boh!

 

Dario Dongo

Foto: Photos.com

 

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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10 Commenti

  1. Flavio Sgambaro

    Caro Squinzi, sei vecchio e ti fai tirare la giacchetta.
    Ora che ci appestiamo a diventare un paese "normale" ed europeo abbiamo il rigurgito di nostalgie da repubblica delle banane.
    Caro presidente, probabilmente non sai nemmeno cosa c’è scritto nel decreto. I tempi di pagamento sono una piccolissima parte delle novità introdotte nelle trattative commerciali.
    A disposizione per un contraddittorio

  2. Stanno dalla parte di tutti noi. Infatti un cambiamento di tale portata, necessiterebbe di una liquidità molto maggiore di quella esistente nel sistema, per saldare i precedenti debiti e intanto pagare il nuovo con tempistiche ridotte. In questo momento nel quale le banche sono restie come non mai a concedere crediti, quelle aziende che già stanno faticando a causa della crisi, saranno costrette a chiudere; e i guai si propagheranno con un effetto. Se lo scopo è approfittare della crisi per distruggere un settore della nostra economia, questa legge è un ottimo strumento.

  3. ‘Tutti noi’, recita Claudio. A nome di chi? Probabilmente non a nome degli operatori che pagano le materie prime alla consegna e vengono pagati quando va bene sei mesi dopo per i loro prodotti, con l’aggravio di pratiche manifestamente sleali come gli sconti fuori fattura e spropositati ‘listini fee’ di incerta valenza e durata. Vogliamo chiarire a ‘tutti noi’ dove si trova la liquidità che manca? Chi sta pagando i ritardi di pagamento della GDO, e a quali costi?

  4. In risposta a Franco. Il mio "tutti" vuol proprio dire "tutti". Finalmente è uscita la parolina magica che nella legge manca: GDO. Gravissimo che non vengano esplicitati coloro che che, nell’intenzione, dovrebbero esserne i veri destinatari. Scritta così, mette a rischio mortale l’intera filiera, composta soprattutto di piccole e medie aziende le quali, con la GDO, non hanno niente a che fare.

  5. Ill mercato alimentare al dettaglio è essenzialmente nelle mani della GDO, non a caso la lettera citata nell’articolo è firmata dal Presidente di Federdistribuzione che rappresenta la Distribuzione Moderna Organizzata. Il Consiglio di Stato, a sua volta, ha sottolineato come si debba guardare anzitutto alle relazioni commerciali in cui il fornitore/debitore é contraente debole. La legge è in vigore e sarà presto applicata, rimane solo da chiedersi perché FiPE o Confesercenti non si siano a loro volta attivate. Non per chiedere deroghe o esenzioni, quanto piuttosto per garantire ai LORO Associati le aperture o estensioni di credito necessarie a pagare i fornitori alimentari nei tempi di legge. In questo senso, al di la’ dell’informativa al Governo, i destinatari avrebbero potuto/dovuto essere altri, come il Presidente dell’Abi e semmai della Banca d’Italia

  6. Titolare di un impresa di distribuzione alimentare che fornisce bar, ristoranti,di prodotti non freschi,sono molto preoccupata sull’impatto che avrà questa nuova normativa sui miei clienti. L’80% è in forte crisi di liquidità dovuta alla diminuzione di fatturato sarà costretta a chiudere. Inoltre le norme relative alla nuova contrattualistica sono poco chiare. Chi lavora con 1500 referenze e prende l’ordine dal cliente con supporto informatico come deve fare a rilasciare un contratto che preveda la firma del cliente per accettazione? Nessuno e ripeto nessuno, nemmeno la confcommercio mi ha dato delucidazioni in merito.

  7. sono un trasportaore bello portare ortaggi in tutta l italia e pagamenti a 90 120 gg la legge x noi non esiste siamo sempri i soliti cog…. che lavoriamo con le banche siamo esausti da questa cosa vergona una leggex noi niente

  8. la presa di posizione dei firmatari la lettera citata non merita più di tanta considerazione, talmente evidenti sono le finalità ispiratrici della norma rispetto alle inevitabili difficoltà della sua andata a regime.
    Semmai altri comparti merceologigi avrebbero ragioni per esternare le proprie reali difficoltà. Mi riferisco alla fornitura di beni e servizi per l’agricoltura (ad esempio la vendita di sementi) che incassa a 60 gg la materia prima che produrrà il prodotto finito almeno 6 mesi dopo e che sarà venduto con pagamento a 60 gg.

  9. Lugge giusta il fatto e perche aplicata
    Solo
    Alla do ealla gd e solo per l’agroalimentare sarebbe giusta per tutti settori.

  10. mi piacerebbe chiedere al caro Monti,come dovrebbero affrontare questo articola un’azienda che lavora per il 70% del propio fatturato,con enti pubblici,dove le tempistiche di pagamento sono ben note,alla fine sarà un avvantaggiare le grandi aziende che possiedono grande coperture finanziarie per ottempereare alle tempistiche descritte nell’articolo ,precludendo ad piccole aziende come la mia di poter lavorare.libero mercato