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Batteriocine, una possibile alternativa agli antibiotici contro il Campylobacter negli allevamenti di polli da carne. La ricerca dell’IzsVe

Le batteriocine possono essere un’alternativa agli antibiotici negli allevamenti di pollame? È la domanda che si pongono i ricercatori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, che hanno condotto uno studio finalizzato a scoprire se queste sostanze possono essere un valido strumento nella lotta globale all’antibiotico-resistenza. La ricerca è finanziata del Ministero della salute ed è portata avanti in collaborazione con l’Univeristà di Bologna, l’Università di Bari e l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia.

Le batteriocine sono sostanze prodotte dai batteri lattici in grado di contrastare la crescita di batteri diversi. L’obiettivo dell’Istituto zooprofilattico era quello di isolare le batteriocine prodotte da alcuni ceppi di Enterococcus faecium e Lactobacillus salivarius – due microrganismi che vivono nel tratto gastrointestinale umano – e valutare la loro efficacia nell’inibizione di batteri patogeni come Salmonella e Campylobacter.

Per testare l’efficacia delle batteriocine individuate, alcuni polli infettati con ceppi di Salmonella o Campylobacter sono stati trattati con una soluzione contenente queste sostanze. I ricercatori hanno così scoperto che le batteriocine prodotte da un particolare ceppo di batteri lattici sono in grado di ridurre l’infezione da Campylobacter negli animali. Sfortunatamente queste sostanze non si sono rivelate altrettanto efficaci nei confronti della Salmonella.

Le batteriocine sono risultate efficaci per ridurre la presenza di Campylobacter negli animali

Secondo l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie i risultati sono promettenti, ma sarà necessario proseguire negli studi. Il primo passo sarà l’esecuzione di test di laboratorio sulle batteriocine che sono risultate più efficaci. Poi si dovrà verificare se un trattamento simile abbia gli stessi effetti sul Campylobacter anche nell’allevamento industriale, ambienti molto più grandi e affollati rispetto alle condizioni sperimentali in cui sono state provate. Solo dopo averne confermato l’efficacia su strutture di grandi dimensioni sarà possibile pensare ad applicazioni nella filiera avicola.

La carne di pollo è considerata tra le principali cause di campilobatteriosi, la più frequente infezione gastrointestinale registrata nei paesi industrializzati: nel 2015 nella sola Unione Europea sono stati riportati poco meno di 230 mila casi confermati di campilobatteriosi. A causare le infezioni sono i batteri Campylobacter jejuni e Cambylobacter coli. È contro questi microrganismi che da anni si concentrano gli sforzi per identificare misure di controllo efficaci per ridurne la presenza negli allevamenti di polli da carne. Ma finora non sono state trovate soluzioni applicabili in scala industriale. Non resta che stare a vedere se i ricercatori dell’IzsVe saranno più fortunati.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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