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Altroconsumo boccia Lavazza Qualità Oro e Illy nel test sul caffè. Le perplessità; della prova sensoriale

I risultati del test sul caffé pubblicato a febbraio dalla rivista Altroconsumo destano qualche perplessità. L’articolo prende in considerazione un gruppo di 20 miscele composte da chicchi di robusta e arabica, e un secondo gruppo di 18 confezioni di arabica 100%. Si tratta di un panorama rappresentativo delle marche più importanti presenti sugli scaffali dei supermercati. Le perplessità riguardano la classifica di Altroconsumo che ribalta letteralmente  giudizi assegnati in lavori analoghi condotti negli ultimi anni.  I test sul caffé si distinguono da altre prove comparative, perché il giudizio finale corrisponde praticamente al voto conseguito nella prova sensoriale. A questo punto  è assolutamente necessario scegliere con cura il panel, che nel caso del caffé deve essere composto da professionisti, come accade per l’olio e lo spumante. Si tratta di un punto molto delicato perché un errore nella scelta del panel rischia di inficiare  il test.

Un panel di professionisti specializzati solo nella prova di assaggio del caffé, probabilmente darebbe un parere  diverso rispetto al giudizio di  un  panel di assaggiatori  addestrati  abituati ad assaggiare  diversi alimenti.  L’esito sarebbe difforme anche rispetto al giudizio  di un gruppo di abituali bevitori di caffé scelti in modo casuale (almeno un centinaio di persone ma sarebbe meglio di più). In questo caso in cima alla classifica troveremmo   le miscele meno pregiate, perché sono quelle più vendute che orientano il gusto della gente comune. Il dibattito su quale sia il panel più accreditato è in corso tra gli addetti ai lavori, perché  ogni gruppo di assaggio ha una sua logica. Diciamo che  però  nella maggioranza dei casi  in un test conviene affidarsi  ai panel di professionisti. Adesso torniamo al test.

Caffé robusta /arabica

Altroconsumo, nel gruppo composto da 20 miscele di arabica e robusta, assegna il miglior posizionamento a Lavazza Qualità Rossa che, in altre prove realizzate negli anni passati è  stato giudicato un caffé di livello medio, non proprio adatto a ricoprire una posizione così impegnativa.

Caffé 100% arabica

Nel secondo gruppo composto da chicchi 100% arabica è ancora Lavazza la marca protagonista, perché Altroconsumo  assegna alla miscela Qualità Oro l’ultimo posto in classifica con un punteggio  disastroso. Si tratta di un errore? Diciamo che Lavazza Qualità Oro è ritenuto un prodotto di alta gamma, o se preferite uno dei migliori della scuderia. Questo non vuol dire che il prodotto debba ricoprire i piani alti del test, ma anche la collocazione in fondo alla tabella pone qualche interrogativo. Altri elementi che non convincono riguardano le due formulazioni di Illy Moka  (nelle versioni tostatura scura e chiara) situate in 8° e 14° posizione. Gli esperti hanno sempre considerato questo caffé uno dei migliori nella formulazione bar e un buon prodotto nella versione da moka. Si tratta di un terremoto che non può lasciare indifferenti.  Abbiamo chiesto a Illy e a Lavazza  se in questi anni è cambiata la tostatura o il tipo di miscela, ma le aziende hanno negato qualsiasi modifica. La stessa Lavazza che ha guadagnato il primo e l’ultimo posizionamento nel test si interroga sbalordita di fronte a certi risultati.

Forse servirebbe un po’ di chiarezza, perché i test comparativi sono utili e interessanti, ma i risultati devono avere una loro credibilità ed essere riconosciuti come qualificati  dagli addetti ai lavori. In un test dove il panel di degustazione  ha un ruolo fondamentale, è corretto prescisare  nell’articolo  la tipologia del panel e i criteri  sensoriali presi in considerazione. Non è una richiesta strana, altre riviste e testate come 60 millions des consommateurs in Francia e il programma televisivo svizzero A bon entendeur su Tsr forniscono più elementi sia sul panel sia sulle ponderazioni del giudizio finale.

Altroconsumo è una rivista autorevole e questo va riconosciuto. Altre volte, quando i risultati non sono stati convincenti come nel caso del test sui panettoni e sulla crema al cioccolato, abbiamo posto la questione della prova sensoriale.  Gli esperti della rivista sanno che la scelta del panel è un problema non banale che forse va affrontato.  Sarebbe antipatico leggere tra qualche settimana su un’altra testata (come è già successo)  un test sul caffé realizzato  da un panel diverso con risultati opposti!

Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. ELVIRA CATAPANO

    ringrazio e auguro buon lavoro