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Perché il Ministero della salute non dà notizia dei 70 casi di allerta alimentare segnalati ogni anno dai supermercati?

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Nel 2015 Il Fatto Alimentare ha pubblicato 70 segnalazioni di allerta alimentare e prodotti richiamati e ritirati dal mercato

L’anno scorso Il Fatto Alimentare ha pubblicato 70 segnalazioni di allerta alimentare relativi a prodotti richiamati e ritirati dal mercato per difetti di produzione, contaminazioni batteriche, presenza di corpi estranei, eccessiva concentrazione di pesticidi, errori in etichetta, mancanza di avvertenze sulla presenza di allergeni, errori nella data di scadenza ecc. Ci sono poi i lotti di pesce spada contaminato da metalli pesanti, decine di lotti di spezie e pistacchi con troppe micotossine. A dispetto di quanto viene diffuso da giornali e da siti poco informati nella lista non ci sono lotti di pomodori cinesi contaminati e nemmeno partite di grano duro importato dall’ Ucraina con micotossine. Si tratta di segnalazioni ricavate dalle lettere inviate in redazione dai lettori, dai dossier pubblicati dal sistema di allerta europeo di Bruxelles (Rasff) e da comunicazioni in parte diffuse volontariamente dalle aziende sui loro siti o sulle pagine Facebook o attraverso cartelli esposti nei punti vendita.

L’aspetto paradossale è che il Ministero della salute  pur avendo sul sito una pagina specifica che si occupa di diffondere informazione sulle allerte alimentari e sui prodotti pericolosi  in commercio ritirati dal mercato “avvisi di sicurezza” l’anno scorso ha pubblicato 6 segnalazioni (una suggerita da Il Fatto Alimentare). Sì avete capito bene, il Ministero sulla base di criteri poco chiari,  stabilisce che è importante segnalare  la presenza di olio di palma colorato con un composto cancerogeno, ma dimentica il vasetto di pomodoro con possibili pezzetti di vetro evidenziata da Esselunga pochi giorni fa sul proprio sito. C’è da chiedersi perché nel febbraio 2015 la Lorenzin segnala il ritiro di un sugo Barilla che non indicava in etichetta due ingredienti allergenici, ma nel corso dell’anno dimentica decine di prodotti ritirati dal mercato per motivi analoghi.

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Nel 2015 il Ministero della salute ha pubblicato solo 6 segnalazioni di prodotti ritirati e richiamati

Disinformazione? Mancanza di collegamento con gli operatori sanitari sul territorio che conoscono nei dettagli i ritiri effettuati dalle aziende? Da anni denunciamo l’incapacità del servizio di allerta alimentare del Ministero che si distingue sempre per una presenza molto volatile eun livello di comunicazione disastroso. Basta ricordare tre anni fa il sospetto caso di botulino (poi rientrato) per un lotto di  pesto venduto da catene come Coop, Conad ed Esselunga e altri. Nonostante il livello altissimo di rischio e la concreta possibilità di incidenti mortali a causa delle tossine, i funzionari di Roma intervengono  con quattro giorni di ritardo senza pubblicare le foto dei prodotti! Un altro esempio disastroso è quello delle 1800 persone colpite da epatite A tra il 2013 e il 2014 per avere assunto frutti di bosco surgelati contaminati. Questa volta il Ministero lancia l’allerta con qualche mese di ritardo e in modo talmente timido che non se ne accorge nessuno. Anche i cugini francesi riscontrano gravi inefficienze nel sistema di comunicazione dei casi di allerta alimentare da parte delle autorità sanitarie. Nel 2015 la rivista 60 millions de consommateurs ha segnalato 100 richiami e ritiri di prodotti alimentari, mentre il sito della Repressione frodi ne indicava 4 e quello della Direzione generale dell’alimentazione alle dipendenza del Ministero dell’agricoltura 11 (includendo nel numero anche i piccoli elettrodomestici).

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Il Ministero segnala in modo del tutto sporadico i casi di allerta alimentare

Qualcosa sembra muoversi. Sette mesi fa la Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e della nutrizione del Ministero della salute pubblicava la bozza di un dossier sul richiamo dei prodotti e sulle allerta alimentari. Il testo invita le aziende ( in virtù del regolamento 178/2002 CE, ad informare i consumatori ogni qual volta ritirano e richiamano dal mercato un alimento dal mercato indicando: nome del prodotto, marchio, lotto data di scadenza, sede dello stabilimento e altri particolari utili per la corretta identificazione oltre alla fotografia, al motivo del richiamo, le modalità per sostituirlo o per riavere il denaro e il numero verde per chiedere informazioni. Il documento spiega che anche il Ministero della salute riporterà le informazioni su  una sua pagina del sito denominata “avvisi di sicurezza” affiancandole a quelle del sistema di allerta europeo Rasff e da altre fonti come: Asl, Regioni, Aifa, Arpa e Nas. 

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Schema del Ministero per valutare se si tratta di un rischio immediato
Il documento sottolinea l’importanza di una valutazione del rischio da parte delle aziende che ritirano un prodotto, per non allarmare i consumatori ma per fornire corrette informazioni sul reale pericolo in caso di assunzione. L’autorità di Roma ha anche messo a punto uno schema (vedi foto) per valutare se si tratta di un rischio immediato (come nel caso delle mancate diciture sugli ingredienti allergici in etichetta  o delle intossicazioni ), o di un effetto a lungo termine (eccesso di pesticidi, alimenti con sostanze teratogene o genotossiche, cibo radioattivo, ogm non autorizzati…).

C’è di più: nel caso di tossicità acuta o comunque di un rischio elevato (per esempio  contaminazione da botulino), le aziende devono fare un richiamo attraverso un comunicato stampa da inoltrare anche a radio e tv tenendo conto del livello di distribuzione, oltre che pubblicare la notizia sul sito aziendale e sui social network. Queste ultime due procedure (sito aziendale e social network) valgono anche nel caso di ritiro con un rischio di tossicità cronica. Se il rischio è sconosciuto è sufficiente un cartello nel punto vendita.

In ogni caso le aziende devono informare entro 48 ore l’Assessorato alla salute della Regione cui spetta il compito di controllare che tutte le procedure di richiamo e ritiro previste siano rispettate. Anche i supermercati e i negozianti hanno l’obbligo di esporre nei punti vendita cartelloni per avvisare i clienti. Le ultime due note del documento riguardano il Ministero della salute che, contrariamente a quanto fatto sino ad ora, dovrebbe informare la popolazione in caso di epidemia o di crisi alimentare attraverso comunicati.

A distanza di 7 mesi  non ci sono novità di rilievo, anche se  la bozza del documento discussa a Roma è servita. Adesso catene di supermercati come Esselunga, che sino ad ora non  hanno  diffuso in rete le campagne di richiamo, hanno iniziato a dare la notizia. Altre catene hanno aperto uno spazio sul sito  destinato ad ospitare  queste notizie. Non ha mutato posizione il Ministero che continua a ignorare le allerte e i ritiri che si susseguono settimanalmente nei punti vendita. Eppure i funzionari addetti al servizio conoscono bene la materia. Quali sono gli ostacoli e i veti che impediscono alle autorità romane   di dare un’informazione chiara e trasparente ai cittadini sui pericoli alimentari?

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
giornalista, tecnologo alimentare

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Un commento

  1. mi piacerebbe proprio saperlo da loro. sono forse degli irresponsabili, come se ne trovano tanti in sedi istituzionali del nostro Paese? non seguo molto la TV, però sarei curioso di mettere la mosca sul naso delle “iene” per cavare qualche notizia da certa gente…