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Il 12 maggio il
Parlamento europeo ha adottato in seduta plenaria una risoluzione sul rinnovo dell’Accordo di
Pesca con la Mauritania (“EU-Mauritania Fisheries Partnership Agreement”, Fpa).
Lo spirito della risoluzione è stato ben espresso da un intervento dell’eurodeputato Guido Milana, vicepresidente della
Commissione Pesca: bisogna «sottolineare la misurazione degli effetti degli
accordi di pesca, perché questi non siano solo meri accordi commerciali
attraverso i quali andiamo a comperare cefalopodi a 1 €/kg in
Mauritania».
Sulla base di un precedente accordo (reg. CE n. 1801/06) valido fino al 2012, l’Europa ha versato 305 milioni di euro in quattro anni per poter pescare nelle acque territoriali del paese africano. Per rendersi conto di quanto sia considerevole l’importo, basti pensare che il contributo rappresenta circa un terzo del bilancio della Mauritania, uno degli stati più poveri del continente.
L’obiettivo dell’accordo non deve essere solo business: bisogna misurare la sostenibilità, l'impatto nei confronti dell'economia, capire i risvolti sull’occupazione e coem saranno utilizzate queste risorse. In particolare, si pone il problema di esaurire le riserve ittiche locali a causa della pesca intensiva di alcune specie, come il polipo. Bisogna quindi concentrarsi sulla sostenibilità, focalizzando l’attenzione su tre punti.
1) Quote di pesca. È necessario garantire
la gestione delle riserve e organizzare la distribuzione delle quote di pesca
fra i pescherecci locali e le navi di paesi terzi, inclusi quelli che battono
bandiere
europee. Ricordando che, ai sensi della “UN Convention on the Law of
the Sea”, la pesca deve venire gestita in modo da mantenere o ripopolare le
specie catturate a livelli che possano consentire il Massimo
raccolto sostenibile, come qualificato dai relativi fattori economici e ambientali.
2) Pesca locale. Gli eurodeputati chiedono di promuovere lo sviluppo sostenibile delle pescherie locali, mediante un sostegno finanziario dell’UE, da dedicare alle infrastrutture, alla ricerca e al monitoraggio. Si richiama anche il Codice di Condotta FAO per la Pesca Responsabile (“Code of Conduct for Responsible Fisheries”), in particolare ove si raccomanda di garantire ai pescatori locali l’accesso preferenziale alle risorse.
3) Trasparenza. Per monitorare le attività di pesca, occorrono i dati relativi alle quote e alle catture non solo dei pescherecci locali (alcuni dei quali sono gestiti da operatori cinesi) e dei vascelli Ue, ma anche di altri Paesi che con la Mauritania hanno stipulato altri accordi di pesca. Si incoraggia perciò la Mauritania a ratificare alcune convenzioni internazionali, tra cui “Port States Agreement” e “UN Fish Stocks Agreement”.
Dario Dongo
foto: Photos.com
Per maggiori informazioni:
Le Quotidien de Nouakchott, 4/11/10
Afrol News, 23/3/11
AFP, 10/11/10
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